Un film destinato a un pubblico adulto che diventerà cult
"Paprika", il cartoon giapponese che mescola tutti i generi
Dai cultori dell'"anime" giapponese, Kon Satoshi è considerato il capofila della nuova generazione di animatori, un po' quel che Miyazaki è stato (ed è) per la precedente. In Paprika - Sognando un sogno si può trovare, in un colpo solo, un'epitome di tutta la sua poetica, dai rapporti tra illusione (cinema, sogno) e realtà alla passione per i generi cinematografici: fantascienza, azione, poliziesco, melodramma, il tutto spalmato di humour. Appena realizzato, il prototipo un congegno per entrare nei sogni della gente è trafugato; uno ad uno, i suoi inventori impazziscono.
Atsuko Chiba, giovane terapeuta che con l'apparecchio si proponeva di curare gli psicotici, cade un in sonno artificiale che attiva il suo alter-ego, Paprika, ragazza virtuale capace di viaggiare nell'inconscio. L'equazione tra sogno e cinema è installata fin dalla prima sequenza, onirica, dove ogni piano di un edificio contiene un universo cinematografico differente.
Reciprocamente, il sogno può essere manipolato come un film in moviola, da rallentare, scomporre, analizzare. Si aggiunga che un detective, impegnato nell'azione, soffre di fobie cinematografiche. Ce n'è abbastanza per rimpiangere che il grande psicanalista e filmologo Cesare Musatti non sia più qui per vedere il film di Satoshi. Grafica da "comics", animazione tradizionale mista a immagini di sintesi, magnifici colori e metafore un po' camp ("i sogni assomigliano a Internet") si mischiano in un cartoon per adulti, con aspirazioni di cult.
Roberto Nepoti