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Oxford Murders - Teorema di un delitto
Oxford Murders - Teorema di un delittodi Alex De La Iglesia
con Elijah Wood, John Hurt, Leonor Watling (Spagna/Usa, 2007)
 
Corriere della sera, 11 aprile 2008

Giallo matematico ma la verità è casual

Attratto dal potere e dal mistero della logica matematica, come il protagonista del bel romanzo di Paolo Giordano «La solitudine dei numeri primi», uno studente americano va a Oxford a seguire i corsi di un professore star dedito allo studio dei trattati di Wittgenstein, che è tra i sospetti insieme a Pitagora. Ma si dovrà più che altro esercitare sui delitti alla Agatha Christie perché un serial killer uccide, con simbologie arcane, la vecchia padrona di casa e poi altri sfortunati. Cercate la soluzione nella filosofia greca. O no? Un curioso giallo vecchio stile, con sorpresa finale e molte citazioni hitchcockiane. L'ex hobbit Elijah Wood incontra John Hurt che cerca di spiegarci che è questione di logica. E invece la verità non è matematica, forse assurda e casual.

voto: 7

Maurizio Porro

 
La Stampa, 11 aprile 2008

Il delitto? Pura matematica

Un thriller con tre o quattro cose speciali: gli edifici e i portici universitari di Oxford, brutti ma rassicuranti; uno che si uccide con una sparachiodi; la presenza invadente della matematica (dev'essere un trend, succede lo stesso e anche di più nel prossimo 21 diretto da Robert Luketic con Kevin Spacey), con la serie di Fibonacci, i simboli pitagorici, l'ultimo teorema di Dormat eccetera; il mutamento del regista Alex De La Iglesia, stimato horrorista di Bilbao sanguinario e feroce che diventa un thrillerista elegante e pensatore.

Le idee si esprimono nel conflitto tra uno studente americano (Elijah Wood, eroe della trilogia Il Signore degli anelli) e un professore inglese (il grande, sciupato John Hurt), che hanno opposti atteggiamenti nei confronti del mondo e della conoscenza. Il ragazzo è convinto che la realtà abbia una essenza matematica, che l'uomo sia assolutamente in grado di conoscere la verità con i propri meccanismi mentali, che la matematica sia uno strumento perfetto per distinguere il falso dal vero. Il professore è anziano, privo di ogni fiducia, nichilista e cinico, convinto che esista una dissociazione insanabile tra la materia ed il pensiero puro, che la logica sia un'illusione e il caso un destino. Questo fa sì che, secondo lui, sia impossibile pure venire a conoscere il nome e l'agire dell'assassino.

Meno male che l'assassino della vecchia signora trovata senza più respiro nel soggiorno confortevole di casa sua, c'è, e viene alla fine identificato: senza troppa suspence né soddisfazione, veramente. I dilemmi si moltiplicano: «Sognava di essere un cavaliere che uccide l'orco; e invece possibile che l'orco fosse lui». John Hurt (per quanto afflitto come Montezemolo o Sgarbi da una ciocca di capelli ricadente sulla fronte che è necessario rimuovere in continuazione) è bravo e dialettico come sappiamo; Elijah Wood conserva un'aria infantile appropriata, benché abbia già 27 anni.
Il film è ben fatto, a momenti rallentato come fosse svolgiato o stanco, tratto dal romanzo di Guillermo Martìnez La serie di Oxford.

Lietta Tornabuoni

© Sipario 2011