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* Per leggere la trama clicca sulla Locandina
Outlander - L'ultimo vichingo
Outlander - L'ultimo vichingodi Howard McCain
con Jim Caviezel, John Hurt (Usa, 2009)
 
Il Mattino, 4 luglio 2009

Alien nel mondo dei vichinghi

Un riuscito pasticciaccio. Sia detto senza troppa ironia, perché «Outlander - L'ultimo vichingo» può senz'altro rallegrare lo smarrito e sparuto spettatore estivo a condizione che lo stesso non si sia messo in testa di richiedere logica, credibilità e impegno alle vicende sciorinate senza badare a spese sullo schermo. Insomma, sarà perché il misterioso popolo vichingo - arruolato senza alcun garbo storiografico dalla sceneggiatura - è da sempre un pezzo forte del cinema-cinema (da «I vichinghi» a «Beowulf»), ma non ci s'indigna più di tanto al cospetto dello show fantasy allestito da Howard McCain e tenuto in naftalina dalla nostra distribuzione dopo la presentazione dello scorso agosto al festival di Locarno. Nel riassumere a uso del lettore una trama che sarebbe parsa eccessiva persino a Peter Jackson c'è, per la verità, un tantino da arrossire: l'alieno dalle fattezze umane Kainan, interpretato dall'ex Cristo Jim Caviezel, piove dallo spazio con la sua navicella nella corrusca Norvegia del 709 d.C. Se la cava più che bene a contatto dei valorosi guerrieri del villaggio Herot e riesce persino a ingolosire una femmina del branco, ma il guaio è che si è portato appresso inconsapevolmente la mostruosa creatura, sin troppo simile a un classico drago sputafuoco, chiamata Moorwen. Nonostante l'istintiva diffidenza iniziale, i vichinghi non potranno che decidere d'allearsi con Kainan (tormentato per suo conto da un giustificato senso di colpa) onde potere neutralizzare le devastanti azioni della bestiaccia extraterrestre. Un diluvio di sciocchezze, come si sarà capito, che peraltro si giova di un repertorio visionario all'altezza: grandiosi panorami barbarici, riti solenni da uomini rotti all'avventura, brindisi augurali tonitruanti, dettagli sanguinari in stile horror, comparse gigantesche che accoppano il nemico a martellate sulle tempie. Cos'altro aggiungere? Gli appassionati troveranno certo il filo rosso delle citazioni che si srotola vorticosamente, incessantemente tra Tolkien, la serie B anni Cinquanta alla Roger Corman o Ed Wood, «Alien», «Predator», «Conan il barbaro» e l'intera hit parade dei videogiochi e dei giochi di ruolo ispirati all'ibrido genere. Per tutti gli altri, l'ultimo arrivato prestigiatore dello schermo McCain può offrire un fuoco di fila di effetti speciali che - sballottando qua e là i volenterosi quanto masochistici attori in carne e ossa - un po' diverte, un po' rimpinza, un po' rintrona e irrita di brutto solo quando pretende di recapitare sottotraccia i soliti messaggini a buon mercato politicamente corretto, dalla condanna del colonialismo al lamento sul genocidio del «diverso».

Valerio Caprara

 
Il Messaggero, 3 luglio 2009

Un film di genere
con mostri in regola

Roger Corman. L’uomo che nei ’60 da regista copiò Bava e nei ’70 da produttore svezzò Coppola, Scorsese, Hopper, Fonda, Nicholson, Bogdanovich, Demme, Cameron e Dante, è ancora il vecchio leone di sempre. Dopo aver cresciuto il russo Bekmambetov (I guardiani della notte, Wanted), eccolo sfornare un altro pargolo: Howard McCain. Il giovane regista e sceneggiatore fa qualcosa di molto “cormaniano”. Ruba, copia e rielabora. E viene fuori un pastrocchio simpatico di nome Outlander. Ci vuole cinismo. Ma anche bravura e cultura. Quelle che mancano ai nostri pochi e pessimi registi italiani di genere. Un alieno con fattezze umane (è il James Caviezel de La passione di Cristo) atterra in mezzo ai vichinghi. Si è inconsapevolmente portato dal suo pianeta un mostro incavolato con fattezze di drago. Unitosi ai norreni cercherà di sconfiggere la creatura pestifera provenuta come lui dallo spazio. Eppure il senso di colpa lo tormenta. Che il mostro, in realtà, non sia una sua vittima? Predator, Alien e Conan mescolati insieme con il tema del genocidio del diverso. Serie B adulta. C’è abbastanza per divertirsi ed essere presi in contropiede, compreso un cammeo del gigantesco caratterista Ron Pearlman (Hellboy) che spacca come noci le teste dei suoi avversari con due martellate ben assestate alle tempie. Fantastico. E molto “cormaniano”.

Francesco Alò

 
La Stampa, 3 luglio 2009

L'eroe dei vichinghi sfiora il ridicolo

Fantascienza incontra Medioevo scandinavo nel 709 dopo Cristo, quando una nave spaziale precipita nelle acque immote di un lago norvegese (in realtà la Nova Scotia in Canada). Kainan, l’essere che ne emerge (l’intenso Gesù di Mel Gibson Jim Caviezel), tramite un apparecchietto in pochi secondi si ambienta apprendendo lingua e costumi del luogo; e poiché ha forza e audacia uniti a un sapere degno di un mago, il suo destino di eroe dei vichinghi è segnato. Sarà lui a salvare quel fiero popolo di bevitori e guerrieri dalle grinfie di Moorwen, versione galattica e gigantesca del classico drago delle saghe cavalleresche. E anche se per la verità è stato proprio l’Outlander (seppur inconsapevolmente) a portarsi dietro sulla Terra il mostro, nessuno gliene vorrà per questo. Anzi verrà acclamato re e sposerà la principessa erede. Si capisce che con una storia così assurda e con attori (come il venerabile re John Hurt) che hanno invece l’aria di recitare Shakespeare, il film possa a tratti sfiorare il ridicolo. Però il paesaggio è suggestivo, i soldi spesi in effetti speciali si vedono e l’estate è la stagione giusta per questo genere di pastrocchi.

Alessandra Levantesi

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