Stivali e speroni, l' eco dei gauchos
L' Orchestra Sinfonica di Barcellona sotto la guida di Ernest Martinez Izquierdo, uno dei suoi direttori principali, si è esibita a Santa Cecilia contraccambiando subito l' omaggio di Pappano nella capitale catalana. E si è dimostrata solida e assai brillante, specie negli strumenti a fiato e nelle percussioni, in spiccata evidenza nei lavori dell' argentino Ginastera, del catalano Montsalvatge e di Falla. Tre autori tutt' altro che univoci del retaggio musicale iberico tra caratteri nazionali ed eclettismo novecentesco. In «Estancia» Ginastera ha stilizzato la forza evocatrice del mondo dei «gauchos»: danze rusticane negli ostinati sempre più parossistici ed onomatopeici del battito dei piedi e degli speroni. Nelle «Cinque canzoni negre» Montsalvatge gioca su vari tavoli, tra l' esotico e il cubano: un nazionalismo d' oltremare, piuttosto suggestivo in certe immagini sensualeggianti e nei tratti melodici finemente sottolineati dalla verve del mezzosoprano Marina Rodriguez Cusì. Infine nella seconda suite del «Tricorno» di Falla, dalla «Seguidilla» alla «Farruca» alla vorticosa «Jota» aragonese, Martinez Izquierdo ha evitato con slancio sicuro ogni spagnolismo di maniera. Nella prima parte protagonista era stato il virtuosismo al violoncello concertante del famosissimo Mischa Maisky in un appassionato Concerto in si minore op. 104 di Dvorak, in particolare nelle nostalgiche modulazioni dell' Adagio e negli intensi contrasti del Rondò conclusivo. A lungo festeggiato assieme ai musicisti, Maisky ha suonato come fuori programma una «Sarabanda» bachiana.
Luigi Bellingardi