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Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

Orchestra Nazionale Sinfonica della RAIdirettore: Gerd Albrecht
pianoforte: Rudolf Buchbinder
Programma:
Antonìn Dvoràk: La colomba del bosco, poema sinfonico op. 110
Carl Maria Von Weber:
Konzertstück in fa minore op. 79 per pianoforte e orchestra
Franz Schubert: Sinfonia in do maggiore D 944 'La grande'
Torino, Auditorium Rai, 18 e 19 ottobre 2007

   
 
La Stampa, 23 ottobre 2007
L'orchestra della Rai vola con Dvorák

Un duplice intento guida le scelte di Lorenzo Fasolo, neo direttore artistico dell'Orchestra Nazionale Rai: da un lato presentare pezzi poco eseguiti di grandi musicisti; dall'altro variegare i programmi con composizioni brillanti che alleggeriscano l'impegno dell'ascolto. Nel programma dell'altra sera, queste intenzioni si sono realizzate appieno. Il poema sinfonico La colomba nel bosco di Dvorák non si sente mai, ed è un lavoro affascinante per il percorso a zig-zag con cui rappresenta la vicenda di una vedova, assassina del marito, che sposa un giovane ignaro, ma viene smascherata dal verso di una colomba. In tal modo, la festa di nozze si volge in tragedia: la donna si uccide ma, attraverso l'espiazione, è perdonata. Così, almeno, suggerisce Dvorák che procede per piccoli quadri, svoltando da un episodio all'altro, come se sfogliasse un album con le immagini di un colore uniforme: quello del presagio, della malinconia, della tragedia.

Subito dopo, il programma ha compiuto un giro completo con il Konzertstück per pianoforte e orchestra di Carl Maria von Weber, anno 1821. Bravissimo è stato Rudolph Buchbinder, pianista viennese che di Weber coglie tutti i segreti, in particolare l'ascendenza rossiniana. Il pianoforte di Weber è impregnato di gusto operistico: le dita scorrono in fili di note che ricordano i gorgheggi dei cantanti, e il pianoforte si muove con efficienza sportiva che richiede agilità e leggerezza. Buchbinder è stato magnifico: il suo pianoforte è un gioco di perle, e ogni nota di Weber si legava alle successive attraverso la brillantezza del suono e la fluidità del movimento. Nella seconda parte, il programma presentava il blocco poderoso della sinfonia Grande di Schubert, che Gerd Albrecht ha squadrato a grandi linee, con tempi giusti e fraseggio scorrevole, ma non senza lasciare alcune parti da sgrossare: il peso degli ottoni, per esempio, ha un poco compromesso la leggerezza che avrebbe attraversato questo grande poema della natura, se il suono degli archi fosse sempre stato limpido.

Paolo Gallarati

     
 
© Sipario 2011