Quella vitalità slava anche tra le tombe
Si intuisce
che l'intenzione del regista è quella di
creare un film assolutamente intimo, famigliare, e insieme
remoto. Molti personaggi mescolano i propri sentimenti e i
propri desideri, tentano di conquistarsi un equilibrio possibile.
Il titolo che pare uno scioglilingua significa «di tomba
in tomba», il sottotitolo suona «tutti vogliono
andare in paradiso ma nessuno vuole andarci per primo»,
il film è stato premiato come il migliore alla 23ª edizione
del Torino Film Festival con questa motivazione: «Perché ti
fa sorridere, gioca con la morte, poi ti pugnala».
La professione del protagonista è profondamente eccentrica: «oratore
funebre professionista» che si guadagna da vivere commemorando
i defunti del suo paese. Nella grande casa di famiglia si intrecciano
amori e matrimoni sbagliati, tentativi di conquistare il grande
amore, sforzi per salvare il padre dal desiderio di morire.
Eppure, nonostante una così costante presenza della
morte, a trionfare è sempre la grande, sfrenata vitalità slava,
il desiderio di vivere. Dice il regista: «La sola cosa
che vorrei ottenere è che, guardando il film, qualcuno
si riconosca nella sua intimità e la viva come propria».
Fantasia, intuizioni, musiche si mescolano in un impasto vitale
e assai appassionante.
Lietta Tornabuoni