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Number 23
regia di Joel Schumacher
con Jim Carrey, Virginia Madsen
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La Stampa, 27 aprile 2007
Jim Carrey smarrito nel numero 23
Nel thriller fantasioso di Joel Schumacher
la star molto brava e commovente in un doppio ruolo
Jim Carrey in una doppia parte (uomo comune, investigatore malinconico)
in Number 23, thriller fantasioso diretto (male) dal greve realista Joel
Schumacher. Si può rimpiangere il Jim Carrey comico degli Anni
Novanta, uomo di gomma, multipersonalità illusoria, trasformista
strepitoso, aggraziato e beffardo quanto Paolo Poli, sgangherato e veloce
quanto Gatto Silvestro. Una delle star più contemporanee: in The
Mask o Ace Ventura il suo camaleontismo fulmineo, la capacità di
perenne dislocazione, la giocosità sardonica, la costante irrisione
di sé e di tutto ne facevano un emblema di quegli anni in cui
il Pastiche Culturale diventava divertimento di massa. Ma non si può rimproverargli
la sua volontà di cambiare: da anni cerca personaggi non tanto
seri (non riuscirebbe mai a recitarli) quanto tragici, patetici, fantasiosi.
A volte li trova, a volte sbaglia: come càpita con Number 23,
il modo più ovvio di sfruttare le ossessioni numerologiche. «Ci
vogliono 23 secondi perché il sangue circoli in tutto il corpo.
Ci sono 23 lettere nell'alfabeto latino. L'asse della Terra è inclinato
di 23,5 gradi. Giulio Cesare venne assassinato con 23 coltellate. Shakespeare
nacque il 23 aprile 1564». E allora? Significa qualcosa? Nella
tradizione popolare italiana il 23 indica il sedere, e in modo traslato
la fortuna: alla luce di questo uso, Number 23 diventa imbarazzante.
Come Carrey, tutti o quasi hanno una doppia parte. Carrey si mette a
leggere un libro che sua moglie ha trovato in casa e che gli ha dato.
Procedendo nella lettura, il racconto del libro somiglia sempre più al
suo passato, visualizza episodi e storie che lui ha cercato tenacemente
di dimenticare, lo riporta a esperienze anche terribili. Questa prima
parte del film è insulsa ma interessante; il resto è confuso,
fumoso. Persino il finale risulta incerto, o almeno discutibile; certo
non lieto, per nulla consolante. La identificazione dei due personaggi
interpretati da Carrey è naturalmente ovvia, ma lo smarrimento
che domina tutti e due non aiuta a renderli gradevoli.
Carrey resta tuttavia molto bravo e a tratti commovente, come la sua
moglie-compagna Virginia Madsen: l'unico davvero insalvabile è il
regista Joel Schumacher.
Lietta Tornabuoni
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La Repubblica, 27 aprile 2007
"Number 23", così Jim Carrey
diventa preda di un'ossessione
E' uso dire che le storie migliori sono quelle il cui protagonista agisce in preda a un'ossessione. Meglio non esagerare, però: in Number 23 l'ossessione è così bizzarra e invasiva che finisce per esaurire tutto nella premessa, lasciando poco spazio al film. Dunque, l'accalappiacani Walter Sparrow perde la serenità quando incontra un libro - intitolato come il film - dove si racconta un caso d'omicidio. Indaga un detective; il quale si convince che l'assassino sia un numero, dotato di poteri esoterici al punto da aver influenzato, da solo o in combinazione, gli eventi della storia umana: dall'affondamento del Titanic alle pugnalate inferte a Cesare, alle date di nascita e morte di Kurt Cobain.
Ci crediate o no, Walter non ha dubbi. Così comincia a temere di essere lui il sicario scelto dalla pericolosa cifra e di minacciare la vita della moglie Agatha. Il resto non si racconta, ma è altamente improbabile. Basti sapere che il film assume l'andamento di un thriller orrorifico, però mischiato con elementi di dramma famigliare. Malgrado le stranezze di papà, infatti, la famigliola non lo abbandona; anzi, si stringe intorno a lui, decisa ad aiutarlo costi quel che costi. Vien da pensare che l'insolita contaminazione di genere debba qualcosa alla presenza di Jim Carrey, star per eccellenza del pubblico allargato.
Però il mix è pasticciato, l'atmosfera lugubre e l'iconografia, lurida e degradata, non somiglia affatto a quella dei film per famiglie.
ROBERTO NEPOTI
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