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Notte brava a Las Vegas
Notte brava a Las Vegas
di Tom Vaughan
con Cameron Diaz, Ashton Kutcher
 
Avvenire, 11 maggio 2008

Film, bisticci d'amore a Las Vegas sognando la commedia classica
Confessando il proprio debito con l'antica commedia all'americana Tim Vaughan, regista di Notte brava a Las Vegas (appena arrivato sugli schermi) ha raccontato che «per raccontare il rapporto conflittuale di due personaggi che, nel profondo senza rendersene conto, sono decisamente attirati l'uno dall'altro, ho pensato a quel cinema dove Cary Grant e Katharine Hepburn si combattevano fino quando non capivano di amarsi. E, come sempre, è il modo in cui raggiungono questo traguardo a essere divertente». E ha costruito la sua trama, non nuovissima ma neppure del tutto scontata, sulla misura di una star e di un aspirante tale: la biondissima Cameron Diaz e Ashton Kutcher (più noto come baby marito di Demi Moore). La sceneggiatrice Dana Fox, che già mise le mani in 27 volte in bianco, e il regista Vaughan spediscono Joy McNally (la Diaz) e Jack Fuller (Kutcher) appena licenziato dalla fabbrica di mobili del padre a Las Vegas, la città artificiale del gioco d'azzardo, dei divorzi e degli sposalizi lampo, e stanno a guardare la vita beata (così appare agli occhi dei provinciali americani) che vi si conduce. La sua cinepresa pare impazzita: è una esplosione di luci e colori, grattacieli e luoghi da divertimento. I due ragazzi paiono avere poco in comune. Ma vivono una notte brava con tanto di sbornia, matrimonio e di favolosa vincita. A chi andrà tale somma? Alla coppia se saprà convivere in pace e in armonia per almeno sei mesi. Lo decide il giudice Whopper che giura sulla durata eterna del matrimonio e ce l'ha a morte con i ragazzi che si uniscono e si separano nel giro di una settimana.
I due colombi, tornati a New York, ci provano nel disordinato appartamento di lui che lei, pur lavorando, riuscirà a sistemare. Ma sono scontri continui raccontati con gags divertenti ma non troppo. I due sono costretti a un periodico incontro con una psicoanalista che si accorge delle loro bugie e si diverte ai loro litigi. A poco a poco Joy e Jack paiono innamorarsi. Ma lui compie un passo falso e addio. La sposina chiede il divorzio. Una separazione che conduce alla scoperta dell'amore, quello vero che dura una vita intera. Finale prevedibile come, se si vuole, l'intera commedia che, pur simpatica e piacevole, non ha mai un momenti di riflessione, di malinconia. La (relativa) riuscita del film, deriva più che dai battibecchi dei due protagonisti dall'entrata in scena di bravi caratteristi quali l'animatore di un talk show di successo negli Stati Uniti, Dennis Miller, che è il giudice Whopper e Lake Bell che è la psicoanalista.

Francesco Bolzoni

 
Il Mattino, 10 maggio 2008

La guerra dei Roses a Las Vegas

I matrimoni ad alto tasso alcolico sono frequenti a Las Vegas. E i protagonisti di «Notte brava a Las Vegas», catapultati da New York nella città del vizio per antonomasia, vivono una notte sfrenata e il mattino seguente si svegliano nello stesso letto e con una fede al dito. Non sarebbe niente di irreparabile, queste unioni sbrigative possono essere risolte con un altrettanto frettoloso divorzio. Ma la sceneggiatrice Dana Fox con un brillante espediente legittima la prerogativa unica del cinema americano di trasformare la cronaca in avvincenti divagazioni narrative. A complicare l'avventuroso incontro tra la sensuale bionda Jay, piantata dal fidanzato, e il bruno macho Jack, fresco di licenziamento, ci si mette una slot machine che regala a lui tre milioni di dollari con una semplice moneta datagli da lei. Tornati a New York, i due intenzionati a divorziare si contendono la favolosa vincita, ma il tribunale li condanna a sei mesi di «duro matrimonio». L'imprevista convivenza è costellata di colpi bassi, scontri fisici, parolacce, lancio di oggetti. Commedia romantica con un occhio alle schermaglie delle grandi commedie sofisticate, da quelle con Spencer Tracy e Katharine Hepburn a «La guerra dei Roses». Ma il regista Tom Vaughan non è all'altezza della bella sceneggiatura e i pur bravi Cameron Diaz e Ashton Kutcher sfoggiano glamour e sex appeal, senza la necessaria crudeltà di due coniugi per caso pronti a sbranarsi.

Alberto Castellano

 
La Repubblica, 9 maggio 2008

"Notte brava a Las Vegas"
visto il trailer ha visto tutto

Joy e Jack hanno caratteri opposti: lei è una donna in carriera, perfettina e preoccupata di essere sempre all'altezza; lui un acchiappasottane scioperato, incapace di portare a termine alcunché. Si conoscono a Las Vegas, si sposano in piena crisi etilica e vincono al gioco tre milioni di dollari, incassabili solo restando in coppia. Salvo che, passata la sbornia, cominciano a detestarsi; così la convivenza forzata si trasforma in una serie di trabocchetti e colpi bassi per separarsi, attribuendo la colpa all'altro. E tenendosi i quattrini.

Notte brava a Las Vegas è il tipo di commedia matrimoniale per star carine che, in pratica, hai già visto quando ne hai visto il trailer. Inventato il soggetto, la sceneggiatrice Dana Fox mette il pilota automatico, sgranando tutto il repertorio delle situazioni che, a Hollywood, vanno per la maggiore in questo genere di film, compresa la nota malinconica in sottofinale e l'inseguimento dell'innamorato che, dài e dài, ha finalmente capito (un'ora dopo lo spettatore) di essere tale.

Tutto il resto è affidato ai musetti di Cameron, che ormai dovrebbe misurarsi con ruoli più adulti. Una sola novità: personaggi secondari particolarmente antipatici.

Roberto Nepoti

 
Il Giornale, 9 maggio 2008

A Las Vegas moine e battutacce
Ma non si ride neanche a morire

Ashton Kutcher si titilla scrupolosamente i genitali con il braccio infilato nella tuta, poi immerge la mano nel piatto da cui Cameron Diaz fa rifornimento di popcorn. Lei protesta e lui, per tutta risposta, svuota l'intera merenda nei pantaloni. Poco dopo la ragazza se la prende comoda tra spazzola e pettine, rifiutandosi di aprire la porta del bagno, e l'incontinente compare balza sul lavabo della cucina per fare il suo bisognino. Sono le scene cardine del deprimente Notte brava a Las Vegas, diretta dal carneade americano Tom Vaughan, a cui, fuori scena, spetta l'unica battuta umoristica, ovviamente involontaria del film: «Mi è bastato leggere la prima parte del copione per restarne catturato». Roba da matti. La storiella parte a New York, dove lo scommettitore cronico Jack è licenziato dal mobilificio di papà, mentre la broker in carriera Joy è scaricata dal fidanzato. I due sconosciuti s'incontrano a Las Vegas e dopo una notte di bagordi consolatori si ritrovano nello stesso letto, sbronzi e drammaticamente sposati. Davanti a una slot machine, con l'ultimo quartino di dollaro, intascano il jackpot da tre milioni. La moneta era mia, tuona la ragazza, ma la leva l'ho tirata io, sibila il consorte. E il giudice li condanna a sei mesi di matrimonio forzato. Sempre meglio dell'ora e mezza di tormento appioppata allo spettatore. Che dovrà sorbirsi moine e battutacce a non finire nello scontato ritorno a casa. In sintesi una boiata cosmica, che non fa ridere mai e in compenso provoca l'orticaria con le smorfie dell'insopportabile oca Cameron Diaz. Che fanno il paio con le smancerie dell'imbambolato Ashton Kutcher, forse contagiato dalla cagneria della stagionata moglie Demi Moore.

Massimo Bertarelli

© Sipario 2011