|
|
| |
| |
| ricerca per titolo |
| A | B | C | D | E | F | G | H | I | J | K | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | W | X | Y | Z | 0-9 |
| |
|
| * Per leggere
la trama clicca sulla Locandina |
No problem
di e con Vincenzo Salemme
con Sergio Rubini, Giorgio Panariello, Iaia Forte,Oreste Lionello, Aylin Prandi, Gisella Sofio, Giacomo Furia
|
| |
Il Mattino, 11 ottobre 2008
Salemme finto papà e le chimere della tv
Al centro del cinema (e del teatro) di Vincenzo Salemme in genere c'è un'idea drammaturgica forte, ma dopo gli exploit di «L'amico del cuore» e «Amore a prima vista», rispetto agli ultimi film «No problem» segna un'involuzione perché quei collaudati congegni narrativi, quella sarabanda di serrati gag visivi e verbali delle sue commedie lasciano il posto a una vicenda dalle venature drammatiche, a una pensosa disavventura tra il pubblico e il privato che affronta con passo autoriale argomenti d'attualità come l'adozione e il successo televisivo. Qui il simpatico attore-autore-regista napoletano si cala nel ruolo dell'attore Arturo Cremisi, che in una fiction tv interpreta un uomo separato e preoccupato di non creare traumi al figlioletto. Nella realtà è in guerra con il bambino partner, che cerca di rubargli la scena aizzato dalla madre. La sua vita privata e professionale, però, è sconvolta dal piccolo Mirko che, rimasto traumaticamente orfano di padre, scambia Arturo per il suo vero papà. Il popolare attore si troverà veramente a gestire il bambino e la sua stravagante famiglia. Uscirà dal giro televisivo, ma scoprirà l'affetto per Mirko e l'amore per sua madre. Per muoversi sull'impervio terreno della satira del mondo delle fiction e della riflessione sull'effimera popolarità televisiva, Salemme interagisce di volta in volta con Giorgio Panariello (lo zio matto di Mirko), Sergio Rubini (il suo approssimativo manager), il bambino della fiction e quello reale. Non possono aiutarlo più di tanto Iaia Forte e i veterani Anna Proclemer, Gisella Sofio e Oreste Lionello. La colonna sonora è di Gigi D'Alessio.
Alberto Castellano
|
| |
Corriere della Sera, 10 ottobre 2008
Troppe gag e volgarità annacquano l'idea
Salemme è un bravo attore e un soggettista, ma in entrambi i ruoli tende ad eccedere: così l'arte «eduardiana» si fa gag (i giochi di parole che è costretto a subìre il povero Sergio Rubini) e l'idea suggestiva — Truman Show all'italiana — di un equivoco tra finto e reale che con la soap tv incastra un ragazzino bisognoso di affetto paterno, si fa sentimentale. E dopo una prima parte lenta, la seconda è eccessiva, non sa dove parare, tenta molte carte senza trovare il jolly neppure nel classico matto in libertà, Panariello. I vizi sono una sceneggiatura debole che vira inutilmente verso la volgarità, mentre il cast oltre ai già citati divi professional mostra la spiritosa Iaia Forte in un ruolo brillante di madre del bambino prodigio (altra trovata sprecata, la rivalità dei due, ma ci voleva Neil Simon) e quando arriva Anna Proclemer si capisce cosa vuol dire avere una dizione e sapere usare gli occhi.
VOTO: 5
Maurizio Porro
|
| |
Il Messaggero, 10 ottobre 2008
Salemme, scegli
O di qua o di là
Arturo Cremisi (Vincenzo Salemme) ha parecchi problemi: è un attore di fiction televisiva di mezza età senza famiglia, senza vita privata e con un odioso bambino-collega che gli ruba la scena nei panni del figlio. All'improvviso si presenta un altro bambino che lo chiama "Papà". Questa volta sul serio. Arturo sarà costretto ad affrontare la situazione equivoca cercando di barcamenarsi tra realtà, finzione e fiction. Dopo la farsa modesta ma efficace Sms, ecco per Salemme la commedia della falsa modestia No problem, pellicola in cui l'ottimo attore napoletano dimostra ancora una volta di essere un regista che pecca di velleità. Dopo una prima parte in cui si ironizza con cattiveria sul narcisismo di Arturo e sull'ipocrisia delle fiction tv, assistiamo a un secondo tempo in cui Salemme cambia registro buttandola sul sentimentale, l'elogio della follia gentile (Panariello fa il sacro pazzo), la rinascita morale del suo personaggio e un dolciastro quanto fasullo inno alla famiglia. Che confusione. Non basta un esagitato Sergio Rubini re degli strafalcioni ("Hai grattugiato il barile", "Sei partito per la tangenziale", "Deve essere un problema di campo magnesio") a dare alla commedia una sua vera identità. O di qua o di là. Salemme sceglie il mezzo. Un bel problema.
Francesco Alò
|
|