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Non è mai troppo tardi
Non è mai troppo tardidi Rob Reiner
con Morgan Freeman, Jack Nicholson
 
Il Manifesto, 25 gennaio 2008
Chi se la gode fino all'ultimo respiro

La formula non è originale. Due personaggi diversi tra loro costretti a interagire dalle circostanze. Edward Cole, bianco, miliardario, gaudente puttaniere, molti matrimoni alle spalle, capriccioso, scontroso, caustico e egoista, si ritrova a fianco Carter Chambers, nero, meccanico, sposato da decenni con la stessa donna e che ha sacrificato il suo talento e la sua curiosità intellettuale per mantenere la famiglia. Ora sono entrambi ricoverati in ospedale, con la stessa diagnosi: cancro. Non hanno ancora molto da vivere. E allora tanto vale farlo alla grande. Il perfido Edward convince Carter che Non è mai troppo tardi, quindi compilano una lista di cose da fare prima di morire. La moglie di Carter non è molto contenta che lui si sia aggregato a quello stronzo pieno di dollari, quasi lo vive come un tradimento. Avrà modo di comprendere. Eccoli lanciarsi con il paracadute, sedersi in cima alle piramidi, pasteggiare sontuosamente in Costa Azzurra, sempre in attesa di salire sull'Himalaya, la cima del mondo. Certo, questa è un'idea di Carter perché Edward ha messo in lista baciare la donna più bella del mondo, altro che cazzate da spazi sconfinati. Naturalmente tra i due nasce una chimica di sentimenti non imprevedibile ma gustosa, come le infinite strigliate che deve subire il segretario tuttofare di Edward che pianifica viaggi e spostamenti. Non siamo certo nell'ambito del cinema che intende innovare o sperimentare strade inesplorate, del resto non poteva essere altrimenti quando i due protagonisti sono Jack Nicholson e Morgan Freeman e quando si ha un curriculum come quello di Rob Reiner che ha già dato tantissimo al cinema (Stand by Me, Harry ti presento Sally, Misery non deve morire). Però dietro una sceneggiatura che consente e prevede di giocare in maniera istrionica offerta ai due protagonisti c'è un'abilità di confezione che di fronte a tanta, troppa sciatteria da grande schermo permette di godere e di provare (facile) commozione per questi due maledetti personaggi destinati a scomparire. Un film che non entrerà nella storia del cinema ma chi lo andrà a vedere non rimarrà deluso perché mantiene tutte le promesse e le premesse. Senza sorprese.

Antonello Catacchio

 
La Repubblica, 25 gennaio 2008
Jack & Morgan due "gigioni"
in "Non è mai troppo tardi"

L'IDEA, se d'idea si può parlare, è questa: prendere un soggetto da "cancer movie", il filone più deprimente del mondo, e rigirarlo in parabola ottimistica. A corredo, giocare sull'opposizione dei character, affidandoli a due veterani del cinema. Dunque, Edward Cole (Nicholson) e Carter Chambers (Freeman) sono opposti in tutto: colore della pelle, mezzi economici, carattere. La sola cosa in comune è il cancro, come apprendiamo fin dalle prime scene. Che fanno, allora? Compilano una lista di tutto ciò che non hanno mai potuto realizzare e partono per un viaggio intorno al mondo, finanziato dal riccone bianco.

Vagano dal Taj Mahal al Serengeti, si lanciano col paracadute e guidano auto da corsa, si fanno tatuare: roba che ricorda i tempi della coppia Boldi-De Sica, con la nota menagrama in più. Quanto alla strana coppia, Morgan ti vien quasi da perdonarlo, mentre Jack non è mai stato così gigione. Diceva Balzac che, per capire se un romanzo vale la pena o no, basta leggere le prime trenta pagine. A prestar fede al pressbook, il regista Rob Reiner non è andato altre la decima pagina della sceneggiatura di Non è mai troppo tardi per decidere se accettare il film. Avrebbe fatto meglio a leggerla tutta.

Roberto Nepoti

 
Il Mattino, 26 gennaio 2008
A lezione da Nicholson e Freeman

Spesso i registi quando hanno a disposizione dei fuoriclasse non devono fare altro che metterli nelle condizioni migliori per esprimersi. Nel caso di «Non è mai troppo tardi», per esempio, Rob Reiner, autore capace di passare da commedie come «Harry ti presento Sally» a «Stand by Me» e «Misery non deve morire» (da Stephen King), si è messo al servizio di due mostri sacri come Jack Nicholson e Morgan Freeman. Ispirato a «Knockin' on Heaven's Door» (1997), il film fa interagire due uomini di estrazioni sociali molto diverse che vivono un'indimenticabile avventura insieme. Il miliardario Edward Cole (Nicholson) e il meccanico Carter Chambers (Freeman,) sono malati terminali di cancro. La convivenza nella stessa stanza d'ospedale dapprima crea tra loro attriti poi partorisce la voglia di vivere e il desiderio di fare esperienze estreme che in condizioni normali non avrebbero mai fatto: si paracadutano nel vuoto, affrontano bizzarre corse automobilistiche, visitano straordinarie meraviglie. Moriranno a pochi mesi di distanza l'uno dall'altro. Magnificamente misurati ed essenziali, i due splendidi settantenni evitano le trappole del sentimentalismo riuscendo a comunicare con finezze grottesche l'approccio vitalistico alla morte e il senso profondo dell'amicizia.

Alberto Castellano

 
L'Espresso, 25 gennaio 2008
Nicholson in fuga

'Non è mai troppo tardi' è un film melenso e superficiale, senza rispetto per la malattia né per la morte: eppure, a suo modo, è anche commovente

Due uomini malati di cancro si conoscono all'ospedale dove occupano la stessa stanza. Come sempre nei film americani, sono molto diversi uno dall'altro: bianco e nero, miliardario e meccanico, impulsivo e riflessivo, senza e con famiglia, ignorante e nozionista, Jack Nicholson e Morgan Freeman. Nicholson litiga con i medici e le infermiere ("Non sono ancora morto", "Ne uccidono più i visitatori delle malattie") e ha un anno di vita; a Freeman rasano la testa per operarlo e perché ha meno tempo ("Tenga duro!", "Non faccio altro"). Nella sua molesta vitalità, Nicholson avanza una protesta da ricco: perché, invece di stare a letto aspettando la morte, non vanno in giro, non compiono un viaggio per vedere le cose maestose e gloriose del mondo, perché non sfuggono alla compassione e al lutto per fare quanto hanno sempre desiderato?

Questa è un bella idea. Peccato che poi seguano uno stupido programma da agenzia turistica: piramidi d'Egitto, Sfinge, safari fotografico, Taj Mahal, Grande Muraglia, Hong Kong, lancio col paracadute, sfide su motocicletta e auto da corsa, belle straniere. E lo seguono con un'energia del tutto incompatibile con il tumore finché, tornati a casa, Freeman se ne va con dolore del sopravvissuto e grassissimo Nicholson: "Quando è morto i suoi occhi erano chiusi, ma il suo cuore era aperto".

Rob Reiner, 63 anni, già autore di 'Stand by Me', 'Harry ti presento Sally', 'Il presidente - Una storia d'amore', è sempre stato (anche stavolta) un regista sentimentale deciso a tenere insieme comico e patetico. Freeman e Nicholson sono sempre stati (tranne stavolta) i bravi attori che conosciamo. 'Non è mai troppo tardi' è francamente un film melenso e superficiale, senza rispetto per la malattia né per la morte: eppure, a suo modo, anche commovente e capace di dire qualcosa di non banale sull'amicizia virile.

Lietta Tornabuoni

© Sipario 2011