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Non c'è più niente da fare
di Emanuele Barresi
con Rocco Papaleo, Alba Rohrwacher, Paolo Rufini
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La Repubblica, 15 febbraio 2008
Qualcosa da fare c'è ancora...
Omaggio agli attori dilettanti
Vita e arte si mescolano in Non c'è più niente da fare. A Livorno un gruppetto di professionisti, impiegati, artigiani, disoccupati, pensionati e studenti di giorno, diventano la sera la Compagnia dei Perseveranti. La loro piccola grande parabola è un omaggio a tutti gli eroici attori dilettanti sparsi qua e là per l'Italia. E la loro perseveranza è quella che li fa resistere con il loro maldestro ma appassionato adattamento della Cavalleria rusticana alle pressioni del padrone dell'antico teatro che li vuole sfrattare.
Teatro e vita s'intrecciano perché la loro fantasia è il passaporto per rendere più accettabile la spesso deludente realtà. E perché amori, tradimenti e rese dei conti che in costume da Turiddu o da Alfio essi mettono in scena si riflettono anche sulle loro esistenze fuori scena. Li accompagna l'omonima canzone di Bobby Solo che però il loro spirito tenace contraddice. Non è vero che non c'è più niente da fare, e se "è stato bello sognare" non è neanche vero che essi si accontentino di questo.
Garbato minuscolo film affollato di bravi attori tra i quali i veterani Valeria Valeri e Raffaele Pisu. Realizzato dal livornese Emanuele Barresi con l'aiuto dello sceneggiatore (abituale di Paolo Virzì) Francesco Bruni.
Paolo D'Agostini
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L'Unità, 7 febbraio 2008
Non c'è più niente da fare prende in prestito l'ennesimo titolo/frammento di una canzone – tra poco piomberanno su di noi anche "Parlami d'amore (Mariù)" e "Questa notte è ancora nostra", senza contare i precedenti "Notte prima degli esami", "Mio fratello è figlio unico", "Arrivederci amore, ciao" – ma non è accostabile ai film sopra citati, perché se è vero che il suo titolo si aggiunge alla lunga lista dei film "discografici" – spesso abbastanza conformisti e un po' furbetti – usciti negli ultimi quattro anni, la sua sostanza è oggettivamente un po' diversa, è più umile, più spontanea.
Una commessa, un avvocato, due pensionati, una sarta, un falegname, uno studente e infine un regista disoccupato in cerca di un'affermazione professionale. È la "Compagnia dei Perseveranti", che si riunisce la sera in un vecchio teatro semiabbandonato del centro di Livorno. Sono persone complicate, sole, infelici, speranzose, innamorate. Decidono di mettere in scena la "Cavalleria Rusticana" di Verga-Mascagni, ma proprio nel bel mezzo delle prove arriva la sorpresa: il loro bel teatrino è stato venduto a loro insaputa. Diventerà la sede di una banca. Naturalmente "I Perseveranti" sono disposti a tutto pur di non rinunciare ad un luogo per loro fondamentale, ma per spuntarla dovranno lottare con Baciocchi, l'antipatico proprietario del teatro, che farà di tutto per ostacolarli. Vita reale e finzione scenica si accavallano, si intrecciano, fino a fondersi, complicarsi e infine risolversi secondo i canoni di una commedia più bonaria che sofisticata,.
E non è certamente un argomento nuovo quello secondo cui dalla nostra provincia spesso vengono fuori le cose più sincere. Il nostro cinema appare più "vero" quando parla toscano, napoletano o romano. Anche "Non c'è più niente da fare" conferma questa tendenza dominante. Livorno è protagonista tanto quanto i personaggi che ospita, senza per questo respingere chi non è livornese. Un piccolo film che gioca su formule abbastanza sicure e poco rischiose, ma di certo ben maneggiate grazie a una sceneggiatura dignitosissima e attori molto appassionati (una conferma per Alba Rohrwacher e il virtuosissimo Rocco Papaleo, ma è da citare anche la partecipazione di Raffaele Pisu e Valeria Valeri, due mostri sacri della tradizione teatrale italiana costretti dai loro personaggi a "recitare male"). Seppure lontana da schemi registici particolarmente innovativi, la regia dell'esordiente Emanuele Barresi, livornese della generazione di Bruni e Virzì, è molto "affettuosa" per il modo con cui riesce a seguire da vicino e senza falsità i destini di ciascun personaggio, evitando la banalità che forse il titolo suggerirebbe. Titolo che purtroppo è in pessima compagnia.
Luca Scivoletto
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Corriere della Sera, 8 febbraio 2008
Il teatro amatoriale in un film amatoriale
Curioso il tema, il teatro amatoriale e la crisi di un gruppo di attori dilettanti, cui il padrone-furbetto di un quartierino di Livorno, vuol far chiudere la sala. Purtroppo è amatoriale anche il film un poco autobiografico di Barresi, che mixa le prove di «Cavalleria rusticana», le baruffe sentimentali tra regista e prim' attrice, le occupazioni teatral proletarie, manna per le tv locali. In qualche modo the show must go on e si arriva alla prima: un trionfo, il teatro vive e lotta insieme a noi. Quanta buona volontà, anche sprecata, da un cast multiforme che s' intona al titolo d' una canzone di Bobby Solo: Paolo Ruffini è un cinefilo di provincia, Rocco Papaleo la star, Alba Rohrwacher la bella, oltre a un nutrito gruppo di glorie della prosa, da Lucia Poli a Raffaele Pisu al caro sorriso della brava Valeria Valeri. voto 5
Maurizio Porro
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Il Messaggero, 8 febbraio 2008
Il teatro e la fiaba della speranza
Una commessa della Coop, due pensionati, un avvocato, un disoccupato, un'impiegata postale, la proprietaria di una tintoria, uno studente e un falegname. Vivono a Livorno e, sì, non conducono l'esistenza più sognata dagli italiani. Per fortuna c'è quel teatrino in cui si incontrano, unico rifugio dove trovare un momento ludico. Ma, come quasi tutti abbiamo imparato, niente è per sempre. E perfino quel teatro potrebbe svanire: il proprietario lo vuole sostituire con un'attività più redditizia, tipo una banca... Ma i teatranti si chiamano "I Perseveranti" ed è gente che sa lottare. Con Non c'è più niente da fare (da Bobby Solo), Barresi porta al cinema una favola semplice semplice, che però scorre piacevolmente, fra amori, malintesi e ricordi, lasciando sullo sfondo problemi di lavoro, di denaro ed esistenze solitarie. Piccolo omaggio al teatro, girato senza troppe pretese, con grande sincerità, e due immensi Rocco Papaleo e Alba Rohrwacher.
Roberta Bottari
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