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Niente è come
sembra
di Franco Battiato
con Giulio Brogi, Pamela Villoresi, Chiara Conti, Sonia Bergamasco,
Alejandro Jodorovsky, Juri Camisasca
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Avvenire, 24 ottobre 2007
Battiato racconta la sua ricerca di fede
«L'arte dovrebbe occuparsi di metafisica», dice Franco Battiato,
musicista e cantante dallo stile inconfondibile, parlando del suo terzo
film, Niente è come sembra presentato nelle sezione Extra assieme
a un divertente medio metraggio di Alejandro Jodorowsky,
La cravate. Battiato prende spunto dalla sua esperienza. Il suo protagonista,
Giulio Brogi, un operatore di cinema specializzato in riprese di cerimonie
arcaiche o buffe, ricorda un mattino pervaso da una luce strana, del
tutto insolita, quasi da invenzione pittorica. E sempre Brogi cita una
sequenza di La via Lattea di Buñuel dove gente comune, seguendo
Gesù, prima vede e poi non vede più nulla quasi a confessare
che la fede è qualcosa che si possiede, ma che a volte si attenua
in noi, fin quasi a scomparire.
Fin qui la ricerca di Battiato colpisce. Ma si capisce subito che l'artista è attratto
soprattutto dal buddismo, per quella lunga strada, tormentata e sofferta,
che può condurre all'Illuminazione, una condizione dello spirito
alla quale Battiato, nelle sequenza della monaca, avvicina quella che
i cattolici chiamano Estasi. L'uomo comune, sostiene Battiato seguendo
il suo «cercatore» Brogi, non può essere, come pur
qualcuno sostiene, totalmente ateo. È possibile che strutture
complesse come il corpo e la mente siano creazione del nulla?
Battiato però non risponde alla domanda, lasciando che ognuno
trovi la sua risposta. «Chi nelle religioni rivelate, chi in una
terapia di gruppo, chi negli ermetici discorsi di un guru». Alcuni,
secondo la pellicola, perfino nel gioco dei tarocchi che Jodorowsky maneggia
sullo schermo con disinvoltura. Come se (quasi) tutto fosse uguale. Per
fortuna una buona dose finale di ironia e di concretezza salva almeno
in parte il film.
Francesco Bolzoni
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Il Manifesto, 24 ottobre 2007
L'esistenza di dio, l'immagine e i tarocchi
«Niente è come sembra» di Franco Battiato, come raccontare
la spiritualità attrarverso il cinema
Nel nuovo film di Franco Battiato (sezione Extra), il terzo dell'artista
dopo Perduto amor e Musikanten, si «entra» in qualche modo
già dal titolo: Niente è come sembra, che rimanda anche
alla canzone dove la sua voce ci dice «niente è come sembra,
niente è come appare perché niente è reale».
Finzione, realtà dunque e qualcosa di più, il conflitto
tra apparenza/reale che investe le immagini, la loro produzione, cio
che raccontano e ciò che nascondono nel continuo moltiplicarsi,
nella spettacolarizzione a libero accesso di ogni gesto fino a vanificarlo.
Le prime inquadrature hanno il formato Youtube, frammenti di Jean Rouch
precedono il racconto in prima persona di Giulio Varga, antropologo in
pensione ma ancora con corso di insegnamento allo Iulm di Milano, che
non crede in dio ma crede che la moglie lo stia per lasciare. Infatti
così sarà nella scena successiva. Lo studioso è appassionato
di feste popolari, la sola cosa che smuove le sue «apparenze»,
cinismo, disincanto, una certa ruvidezza ... Ne va infatti continuamente
alla ricerca e laddove ne scopre qualcuna nuova corre a documentare.
Come accade con una festa precristiana che scopre, e per questo parte
a studiarne le origini. Da qui inizia il suo viaggio verso un piccolo
paese per studiare una festa pre-cristiana, e l'incontro con un gruppo
di persone in una casa che discutono dell'esistenza di dio, di fede e
ateismo, del pensiero come forma creatrice libera e dell'assurdità della
condizione umana, della vita come sogno. L'antropologo è l'ateo,
una parte del gruppo sono i credenti, qualcuno ha perduto la fede, altri
cercano di conquistarla attraverso percorsi individuali, comunque lontano
dal dogma. Che infatti non riguarda questo duetto, che sono i «punti
di vista» di Battiato e di Manlio Sgalambro, entrambi autori della
sceneggiatura. I presupposti sono filosofici, spirituali, mettono in
gioco misticismo, esperienze personali, una progressione del dibattito
nel corso della quale i personaggi cambiano. L'incursione di Alejandro
Jodorovsky è molto divertente, fa le carte come spesso accade
nella «realtà», vederlo farle in alcuni locali di
Parigi è un'esperienza davvero speciale. Tarocchi ma non si parla
solo di amore e fortuna, queste sono banalizzazioni, i tarocchi sono
un gioco che coinvolge lo stato intero dell'essere umano, la sua stessa
sostanza.
Poi c'è il cinema con una scommessa: come raccontare per immagini
qualcosa conservandone contraddizioni, ambiguità e una certa leggerezza
qualcosa di così ineffabile come una dissertazione a più voci
sulla spiritualità e l'esistenza di dio?
La forma spazia nel tempo, ci sono improvvise apparizioni come quella
di Sonia Bergamasco molto bella nei panni di una suora con coscienza
critica. Ma non solo. I personaggi chiusi in una stanza sembrano «citare» la
struttura del «reality», un occhio che osserva i loro movimenti,
i diversi mondi che si racchiudono nella casa. Da una parte gli adulti,
dall'altra le adolscenti molto new romantic che regalano canzoni, e nella
musica cercano quell' «assoluto» che gli altri provano a
improvvisare con le parole.
Il bosco a tratti ricorda Blair witch project, televisioni sempre accese
introducono nuovi personaggi, il Dalai lama (che arriva quasi «fuori
orario» con Enrico Ghezzi), una voce senza volto alle orecchie
del protagonista che esalta la bellezza della tv. E poi il gioco che è già negli
altri suoi film di raccogliere amici insieme a un cast che vede tra gli
altri Giulio Brogi, l'antropologo, Pamela Villoresi, la sua principale
antagonista nella discussione, Chiara Conti.
Lo spirituale, o meglio la spiritualità, comincia dalle immagini,
dal cinema che Battiato mette alla prova, eccentrico, spiazzante, per
qualcuno irritante, certo con immaginario estremista fuoriclasse.
Cristina
Sabatini
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