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Nelle tue mani
Nelle tue manidi Peter Del Monte
con Kasia Smutniak, Marco Foschi, Severino Saltarelli (Italia 2008)
 
Il Mattino, 21 marzo 2008
Per Del Monte conflitto d'amore multietnico

Peter Del Monte, classe 1943, è uno degli autori italiani più indipendenti e coerenti della sua generazione. Dotato di talento registico e misura narrativa, anticonformista e fuori dai clan, il cineasta nato a San Francisco non ha mai strizzato l'occhio alle mode e al grande pubblico e nelle sue storie, da «Irene, Irene» a «L'altra donna», da «Piso pisello» a «Piccoli fuochi», da «Giulia e Giulia» all'ultimo «Controvento» (2000), ha sviscerato con lucidità formale la sua predilezione per l'intimismo e lo sviluppo delle psicologie e la sua sensibilità per i personaggi femminili. «Nelle tue mani», presentato all'ultimo Torino Film Festival, conferma le doti di Del Monte e la sua capacità di sintonizzarsi su un argomento d'attualità come i rapporti multietnici senza snaturare la sua cifra stilistica e stravolgere il suo punto di osservazione delle dinamiche sentimentali e affettive tra uomo e donna. Teo, uno studente di astrofisica, e Mavi, una giovane di origine slava, probabilmente non si sarebbero mai incontrati se non ci fosse stato un premonitore incidente d'auto. Investito una sera mentre attraversa la strada e soccorso dalla ragazza, l'aspirante scienziato sente che quella conoscenza non può finire così. Si ritrovano ancora per caso alcuni mesi dopo e l'attrazione tra i due è più forte delle rispettive storie che hanno, lui con la studentessa Carla e lei con un uomo molto più adulto. La strada amorosa di Teo e Mavi sembra lastricata di felicità: in breve tempo si sposano e hanno una bambina, Caterina. Quando però lui comincia a viaggiare per lavoro, lei diventa gelosa e inizia a sentirsi inadeguata nel ruolo di moglie e madre. Dopo frequenti e violenti litigi si separano, Teo si trasferisce dai genitori e porta con sé la figlia, Mavi sembra ritrovare un equilibrio, ha un nuovo lavoro e ottiene l'affidamento congiunto della bambina. Più che una storia d'amore, «Nelle tue mani» è la storia di un'instabilità emotiva, quella di una ragazza venuta da Spalato in Italia molto giovane e che si porta dietro un passato traumatico e un rapporto ambiguo con il padre. Molto incisivi l'attrice di origine polacca Kasia Smutniak e Marco Foschi a restituire le complesse sfumature di un conflitto oltre le apparenze: la forza primordiale quasi distruttiva di Mavi quando riaffiora il male oscuro si trasforma poi in generosità e spinta vitale; la comprensibile paura del razionale e innamorato Teo di esserne sopraffatto lo obbliga alla distanza a confrontarsi con i propri limiti ed evidenzia la sua incapacità di leggere il caos che muove il mondo.

Alberto Castellano

 
Corriere della Sera, 14 marzo 2008
Il sentimento è un colpo di scena

Il nuovo Peter Del Monte (da Irene Irene alla Ballata del lavavetri) è la storia della conquista di un amore tra un astrofisico dedito alla costanza della ragione e una ragazza che lo investe, gli passa il proprio sangue e poi scompare. Ma quando si rifà viva è per sposarlo: madre e moglie non esemplare, presto esprime in turbe psichiche tutta la sua fragilità emotiva, la paura di essere lasciata: un classico. L' unione va a rotoli, interviene la famiglia di lui, ma sono previsti altri colpi di scena sentimentali in un gioco di causa affetto, non soltanto effetto. Del Monte, sensibile, scrive e parla al cuore senza retorica e conosce la capacità introspettiva del non detto e il fascino degli opposti, comunica gli affetti senza farci regredire allo stadio prepuberale. Conosce bene la materia, scorciatoie & chiaroscuri, prepara una sfida tra raziocinio e l' energia del disordine mentale di una donna autodistruttiva che sconta la pena di mali oscuri del passato ed arriva a spogliarsi moralmente e materialmente, sulla scia Rossellini. La famiglia non esce indenne, la paura piccolo borghese non serve, ci vuole volontà per capire la vitalità delle differenze e la furia primordiale, rendendosi complementari ad esse. Kasia Smutniak in Taricone, vista tra le panchine di Caos calmo, è bella, molto sottile e partecipe, vive da Actor' s Studio questo sottile malessere che la porta a dare scossoni alla sua ed altrui vite; Marco Foschi, ormai attore di serie A anche a teatro, è bravissimo nel trasmettere la paura dell' ordine inutile e la consapevolezza del caos, anche muto. Una bella coppia in un film sulla coppia e il sogno borghese, la famiglia. Qui non ci sono innocenti o colpevoli, buoni o cattivi: tutti stanno sui gradini di una scala, in equilibrio delicato, possono scivolare. Del Monte conosce il piacere del racconto e filma gli estremi violenti con raffinatezza (come Antonioni su una materia pure da Matarazzo) indaga nei gradi intermedi e misteriosi lo spleen (in inglese è milza!), l' umor nero che cola su ogni rapporto: le stelle, si diceva, stanno a guardare.

Maurizio Porro

 
La Repubblica, 14 marzo 2008
"Nelle tue mani"
la vita è caos

Al centro di Nelle tue mani c'è l'idea del disordine che, se destabilizza, porta con sé vitalità e muove energie. Sotto questa insegna si attraggono i due protagonisti Mavi e Teo. Lei, che i precedenti familiari infelici e un po' oscuri dovrebbero spingere alla ricerca di affetti e legami solidi, è, come da sola si definisce, "un casino", seriamente inaffidabile. Al punto di farsi denunciare per aver lasciato sola in casa la piccola avuta da Teo, al punto di fare un secondo figlio con uno sconosciuto e per paranoica ripicca verso lo stesso Teo, al punto di rischiare un'altra denuncia per aver accoltellato Teo durante un litigio.

Lui astrofisico, e quindi metodicamente preso dallo studio del caos cosmico, ma nella vita cercatore di pace, continuità e sicurezza, forse anche perché figlio di ebrei dalle memorie pesanti. Dopo tanti tira e molla, finale proiettato verso un futuro ancora insieme. O è un sogno?

Cineasta di grande personalità e dalla cifra molto originale, Del Monte è imprevedibile e discontinuo, sempre rispettabile e interessante. Il limite qual è, qui? Forse nel voler raccontare un'idea. Un'idea, più che un'emozione. Quello di Mavi è il primo ruolo da protagonista per Kasia Smutniak. Una promessa.

Paolo D'Agostini

 
Il Manifesto, 14 marzo 2008
"Nelle tue mani" è festa

Crisi del settimo anno per Peter Del Monte, un cineasta di sensibilità estrema, attratto dalle psicologie speciali e contorte, il cui candore da poeta viene spesso maldestramente isolato (e trattato da pezzo di dialogo kitsch, gesto impertinente, caduta di stile) e qualche volta più che criticato nei suoi drammi (mai mélo), sempre dissonanti. Il che ne fa un autore indigesto e non popolare anche quando si accosta a tematiche non proprio sovversive come la voglia di alcuni giovani, dal sesso opposto, di andar via di casa, mettere su famiglia e fare dei figli, possibilmente con la benedizione dei genitori e della società. Ma non è così facile, e non solo per gli affitti impossibili...
Del Monte torna finalmente dietro la macchina da presa e nelle sale, troppo tempo dopo Controvento, sette anni appunto, con questo Nelle tue mani. E di un grave, fatale, contrasto matrimoniale tra ventenni maturi con figli, inoltre, qui si tratta.
È una rarissima distribuzione italiana della Teodora, anche se l'attrice protagonista, la polacca Kasia Smutniak (sa essere bruttissima, come le belle), è italiana acquisita e a differenza che in Caos Calmo non va in giro semi-muta con un cane, ma il suo personaggio, Mavi, è un vulcano emotivo seminudo in piena, perenne, spettacolare eruzione.
Una donna che succhia spazi e vitalità a figli, coetanei, «vecchi» suoceri e alla metropoli tutta, davvero molto irrequieta e forse per l'equilibrio mentale del regista del film, «troppo» individualista. Che non vuol dire egoista. È diversa, è misteriosa, fugge a un tratto da chi ama, ha un passato troppo esplicitamente incestuoso con il papà. Ma gioca a fare l'irresponsabile, è tenuta in piedi dagli psicofarmaci e ha reazioni psicologicamente abnormi solo quando si sentierà abbandonata, quando il suo uomo, Teo, per lavoro, la lascerà sola. È dunque una donna indipendente «alla slava» (nel film di Spalato), quasi una strega (visto che aveva salvato la vita a Teo con una trasfusione del suo sangue)? Moglie e buoi dei paesi tuoi?
No. Peter Del Monte, che nonostante il cognome, ha sempre combattuto tutte le ingiustizie del mondo, micro e macro, comincia a chiedersi come mai l'attrazione totale, fisica e debordante - che trascinerà alle nozze con la sua investitrice casuale l'astrofisico senza futuro professionale Teo (è Marco Foschi, e sa essere un odioso bravo ragazzo come pochi) e porterà via dalla serenità domestica, come in un uragano le loro creature, e lui al burrascoso divorzio, anche se in stato d'allarme - sia collegato proprio a antichi traumi semirimossi, che deformano l'anima, ma riconfigurano anche lo sguardo e l'espressione degli altri, complicando e rendendo sensuale, fascinoso e un po' dark il gioco di «atteggiamenti» e di comportamenti, isterici e compassionevoli, psicotici e affettuosi, tra Mavi e Teo. Finalmente un uomo-oggetto, imprigionato a un solo ruolo, quello del «maschio-infermiera».
Non è un caso che anche i sospettosissimi, bigotti e «onesti» genitori di Teo che finiranno per riaccogliere a casa la «traviata», che chiederà rifugio assieme a un secondo bambino, avuto scandalosamente da un altro, pagheranno pegno. E, almeno il padre di Teo, con la morte.

Roberto Silvestri

 
Il Messaggero, 14 marzo 2008
L'amore ostinato di Kasia

Un amore difficile. Una ragazza perseguitata da un padre malato e incestuoso (Smutniak). Un giovane astrofisico troppo razionale e "maschile" per accostarsi al caos interiore di lei (Foschi). E un film che segue questo amore non per mesi ma per anni, dal colpo di fulmine al matrimonio, dall'inevitabile separazione al nuovo incontro, dalla nascita della prima figlia a quella, casuale, di un secondo bambino concepito con un ragazzo di passaggio, per caso, per disperazione, per ostinato bisogno d'amore. Fino a scavare un varco luminoso dove sembrava esserci solo dolore. Il nuovo film di Peter Del Monte è così diverso dalla zuppa ipocrita cui ci ha abituato tanto pessimo cinema italiano, che sconcerta e conquista. Per la forza di andare fino in fondo. Per la capacità di aggiungere con ogni personaggio idee e sentimenti nuovi (com'è bella la coppia di genitori di lui, Luisa De Santis e Severino Saltarelli, che seguono con trepidazione le vicende del figlio e della nuora). Per la capacità di illuminare un carattere in una sola scena (lei che imprevedibilmente chiede «Non ci abbracciamo?», uscendo dallo studio dell'avvocato dopo la separazione). Spigoloso, imperfetto, a tratti fin troppo poetico, ma vero e toccante, Nelle tue mani ha le qualità che mancano crudelmente al nostro cinema piacione e televisivo. Una lezione di dignità.

Fabio Ferzetti

 
Il Tempo, 13 marzo 2008
Un dramma d'amore tra passione e ragione

Peter Del Monte continua, come in «Controvento», a occuparsi di personaggi fuori dalla norma. Sia da un punto di vista psicologico sia da un punto di vista psichico. Così questa Mavi, protagonista del film di oggi, non sembra, fin dall'inizio, aver tutte le sue carte in regola sul piano dei comportamenti. È giovanissima, di origini slave, non vive più con il padre cui deve, forse, un trauma oscuro che si perde nel pensato. Incontra Teo, un bravo giovanotto studioso di astrofisica, lo sposa subito e ne ha una bambina, ma quel rapporto presto di sfascia. Perché lei è instabile, facile a cedere a una irritabilità che logora i nervi a lei e a quanti l'avvicinano, anche se pur avendola all'inizio vista con sospetto, i genitori di Teo finiscono a tal segno per comprenderla fino ad arrivare ad accoglierla quando, dopo una brusca separazione, chiederà loro rifugio insieme con un bambino frutto di una notte brava con un estraneo. Alla fine, dopo altri drammi, una sorta di rappacificazione. Teo ha una natura buona e paziente. E sa perdonare. Non c'è molto ordine nella costruzione narrativa e neanche molta logica nel disegno dei personaggi. Quello di Mavi, anche se le sue turbe psichiche non sono sottaciute, è quasi sempre, nei gesti, negli atteggiamenti, nelle reazioni, così sopra le righe che lo si accetta a fatica. E anche quello di Teo che, intenzionalmente indicate come il suo opposto, finisce nella sua accettazione di ogni disordine attorno, per risultare quasi privo di carattere. Persino in quel finale all'insegna del «tutti contenti». Anche i personaggi secondari hanno tratti poco adeguati, non solo il padre di lei, sul cui passato torbido giustamente comunque ci si limita ad alludere, ma anche il padre di lui, onesto e serio, destinato però a una morte solo letteraria che stona con il contesto realistico dell'insieme. Un merito, comunque, i modi con cui Del Monte ha rappresentato questa sua storia in sé poco equilibrata: gli ambienti, le figure che li popolano e gli sviluppi dei loro drammi, anche quando narrativamente lasciano perplessi, si propongono, visivamente, con segni nitidi e limpidi. Rispettando, almeno in questo, l'idea di cinema. I protagonisti, Kasia Smutniak e Marco Foschi, possono convincere.

Gian Luigi Rondi

© Sipario 2011