|
|
| |
| |
| ricerca per titolo |
| A | B | C | D | E | F | G | H | I | J | K | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | W | X | Y | Z | 0-9 |
| |
|
| * Per leggere
la trama clicca sulla Locandina |
Nella rete
del serial killer
di
Gregory Hoblit
con Diane Lane, Colin Hanks, Billy Burke, Joseph Cross, Mary Beth Hurt, Tim De
Zarn
|
| |
Il Mattino, 2 agosto 2008
L'omicidio corre nel web
Il cinema americano di genere è sempre in grado di
sfruttare tempestivamente gli spunti narrativi, gli scenari
inconsueti, le situazioni estreme suggeriti dalla realtà e
le suggestioni offerte dai nuovi media non possono che stimolare
la fantasia degli sceneggiatori di Hollywood. Dopo il filone
- soprattutto nippo-coreano - dei cellulari come veicoli di
crimini, ora tocca a Internet, alla rete come circuito che
può favorire piani criminali e trame. E «Nella
rete del serial killer» sembra in grado di inaugurare
un filone, anche se con «The Net - Intrappolata nella
rete» (1995), «Pericolo in rete» (2001), «Perfect
Stranger» (2007), Hollywood ha già fatto buone
incursioni nel «thriller informatico». Ora però lo
scarto tra la fiction e il mondo reale del web è - a
parte le licenze romanzesche - irrilevante, visto che come
hanno subito ribadito gli effetti immediati del film sui navigatori,
ci troviamo difronte a un gigantesco dispositivo tecnologico
che è andato oltre l'interattività trasformando
il navigatore in produttore di plot e di senso. Infatti il
regista Gregory Hoblit («Il caso Thomas Crawford», «Frequency»,
alcune serie televisive come «NYPD» e «Hill
Street Blues») non si è sforzato più di
tanto per rendere credibile l'ambientazione della sua trama
poliziesca, tanto è vero che ha avuto l'approvazione
degli esperti della polizia di Portland e degli agenti del
Fbi di Los Angeles . A loro ha chiesto consulenza e ha sottoposto
la sceneggiatura. Il tradizionale schema poliziesco della caccia
al serial killer in questo caso diventa ancora di più una
corsa contro il tempo, perché lo psicopatico di turno
commette omicidi reali ma sfrutta il mondo virtuale della rete
per rendersi irreperibile alla polizia e mostrare-esibire i
suoi crimini in diretta su un sito, creando un sadico gioco
voyeuristico con gli spettatori-internauti nelle cui mani -
nel senso di contatti - mette il destino delle vittime. Incaricata
di smascherare il cyber killer è l'agente speciale di
Portland Jennifer Marsh, da tempo impegnata sul fronte della
guerra ai crimini sessuali on line. Il thriller è piacevole
e coinvolgente e Hoblit calibra con mestiere la suspense sulla
sfida del killer invisibile e irrintracciabile alla polizia
a colpi di diavolerie informatiche, sofisticae trappole nella
rete, mosse scacchistiche con la combattiva poliziotta interpretata
da Diane Lane. Qualche sequenza truculenta forse non soddisferà del
tutto i patiti del genere, che magari dispongono di un'appendice
gratuita su YouTube.
Alberto Castellano
|
| |
Il Messaggero, 1 agosto
2008
L'orrore corre sul web. E va sempre più forte
David
Cronenberg, d'altronde, l'aveva previsto. E già nell'82,
con il suo Videodrome. Certo, un tempo era la tv, oggi internet.
Ed è perfino peggio. In Nella rete del serial killer,
di Gregory Hoblit, una gattina viene uccisa in diretta sul
web: le immagini provengono da un sito che si chiama Killwithme.
E, dalla gattina, si passa agli esseri umani in un attimo.
Il Dipartimento di Polizia di Portland (Oregon) ha una sezione
per i crimini in rete, dove lavora l'agente speciale dell'Fbi
Jennifer Marsh (Diane Lane), affiancata da Eric Box (Billy
Burke) e Griffin Dowd (Colin Hanks). Chi s'imbatte nel sito
vede persone rapite e sottoposte a un gioco perverso: più aumentano
i contatti, più rapidamente avviene la morte dei torturati
(che per questi ultimi alla fine è quasi l'ideale)...
Non c'è niente da fare: le torture non sono più di
moda, piuttosto, oramai sono diventate un classico intramontabile,
tipo i vestiti in bianco e nero. Così, mentre una vittima
viene carbonizzata progressivamente, lentamente, e un'altra
agonizza immersa nell'acido, viene in mente la seconda certezza:
il terrore, se non corre sul web, non fa paura. Il film di
Hoblit, però, al contrario dei vari Saw e Hostel, si
concentra sulle indagini più che sul raccapriccio allo
stato brado. Ed è qui che segna un punto a suo favore,
perché, se lo sguardo si sposta, anche se solo per qualche
secondo, dalle torture, cade sul nostro perverso voyeurismo
macabro. Proprio quel voyeurismo inarrestabile da cui ci metteva
in guardia Cronenberg, che da trent'anni dà corpo ai
mostri della sua (e nostra) fantasia. In Videodrome, un giovanissimo
James Woods scopre in tv un segnale pirata, in cui si vedono
immagini di uccisioni e torture in diretta, che causano in
chi le guarda un'alterazione nella percezione della realtà...
Roberta Bottari
|
|