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Natale in crociera
Natale in crocieradi Neri Parenti
con Christian De Sica, Fabio De Luigi, Michelle Hunziker, Aida Yespica
 
Corriere della Sera, 28 dicembre 2007
De Sica, due anime e niente volgarità

Il cine panettone, alla vigilia delle nozze d' argento (nel 2008 il 25º della serie quasi cartoon), ritrova le origini della commedia degli equivoci e lascia ad altri i residui della comicità trash. Si spacca decisamente in due episodi, uno con Christian De Sica, ormai maschera del moderno, molto riconoscibile cialtrone all' italiana con le sue storie di corna (lui, lei e l' amante); l' altro più giovane con Fabio De Luigi, abbonato alle botte in testa, cui la molesta animalista biondina ipersorridente Hunziker rovina la vita, sempre sulla stessa rotta di navigazione. Al regista Neri Parenti, che da anni tesse infinite variazioni sulla stessa storia - se avesse un' idea tutta nuova forse non si farebbe! - il merito di manovrare i ritmi e di sfruttare la simpatia dei personaggi, a cominciare dall' «antipatico» De Sica che mescola le sue due anime e cita pure lo spot cult di Luchetti (aiutatemi...), avvertendo che oggi tutto si mescola. Le due storielle sono solo pretesti per divagazioni talvolta consunte dall' uso, ma servite, specie quando si scommette sul surreale, col professionismo degli chef più furbi su piazza, eliminando le caratterizzazioni spazzatura, le volgarità e chiamando anche attrici vere (Nancy Brilli) e irresistibili comprimari come Alessandro Siani, il cognato depresso che speriamo incontrare di nuovo perché ci dispiace assai quando esce dallo schermo. Tra Aida Yespica, amante bellissima, e la svizzera Michelle, amica delle caprette ed altri animali, il film è una ribollita di situazioni rassicuranti, una coazione a ripetere, in un genere che punta sulla ripetizione e fa dello stereotipo la sua forza. La trovata è stata quella di inserire, partito Boldi, vari partner tra cui il bravo De Luigi, destinato a restare, coi suoi tempi comici perfetti e una sua imperturbabile malinconia. Il resto è il trash della società nostra contemporanea, la schiuma del peggio che viene dalla tv e dagli usi e costumi della maggioranza rumorosa in un crescendo di antichi triangoli e sempre nuovi telefonini.

Maurizio Porro

 
Il Mattino, 15 dicembre 2007
De Sica, Siani & Co. in un mare di allegria

Aurelio il Presidente (De Laurentiis) corre sempre nel lavoro e nella vita. Figuriamoci se potrebbe adattarsi ai presepi di una vacanza da crociera: ecco perché sul set galleggiante in rotta caraibica ha spedito il guastatore di fiducia, l'indiavolato Christian che dopo la separazione da Boldi è in grado di assumersi sulle spalle quasi tutto il peso delle italiche abbuffate natalizie. Perché la logica del film di Natale resta stringente: convogliare nelle sale il pubblico grande perché riscopra - complici il panettone e gli struffoli - il piacere «digestivo» del cinema, la sua funzione rituale di festa-nella-festa e la sua capacità di contrapporsi allo straniero in nome e per conto della tavola (leggi farsa) casareccia. In fondo «Natale in crociera», al di là delle sue novità (la ridanciana Michelle Hunziker nelle vesti di fanatica animalista, la volenterosa Nancy Brilli in quelle di moglie cornuta e la maggiorata Aida Yespica principalmente in tanga), è fatto per confrontarsi con i capitoli precedenti come nella tradizione delle saghe di famiglia: giudicherà quindi l'utente, mentre il cinéfilo può limitarsi a registrare che il labirinto transatlantico è adatto a innescare le gag più demenziali, Alessandro Siani ce la mette tutta per replicare col suo humour napoletano-ciclotimico al vortice tritatutto di De Sica e l'episodio disconnesso del duo Hunziker-Fabio De Luigi pretende troppo spazio e finisce in un binario morto o, per essere precisi, su un'isola deserta. Il buon Parenti, per difendersi dalle esecuzioni della critica, ha tenuto a dichiarare che fuori dal lavoro legge quotidiani impegnati; ma il meglio lo dà sempre nella scorrettezza, citando per esempio a modo suo le mattanze di Tarantino o i soliloqui del naufrago di «Cast Away».

Valerio Caprara

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