Chung e la Filarmonica in «diretta» da Ciajkovskij
Concerto per violino di Beethoven e Quarta Sinfonia di Ciajkovskij: poteva sembrare un programma nazionalpopolare, con tanto di diretta Internet (un successo: migliaia di contatti anche dall' estero) e dagli esiti quasi ovvi. Per fortuna, nelle mani della Filarmonica della Scala, e con un artista come Myung-Whun Chung sul podio, nulla è scontato. Anzi, la serata, quella di lunedì, riserva le sue sorprese. Prendiamo Beethoven: Chung, che dirige a memoria e con una veemenza nel gesto in lui non comune, suscita nella Filarmonica tutto il calore e la fusione e il respiro di questo concerto dai tratti «imperiali», tornisce i temi dei legni con flessuosa nobiltà e pienezza d' ardore, nonostante la fluidità dei tempi. Invece il solista, Vadim Repin, che forse non è in serata stellare, risponde con un merlettato freddino e legnosetto; e non torna a livello dell' orchestra se non nelle due cadenze, queste sì, incisive e affermative, con gran prova da virtuoso. Prendiamo Ciajkovskij: anche nei passi di meno tollerabile fracasso e di più ingombrante retorica «fatale», la Filarmonica è velluto tonante e non perde mai la morbidezza né il buon gusto. Anche se, certo, sono le pagine più delicate dell' opera, quelle in cui, con Chung, la bellezza si fa più palese: nell' Andantino, l' oboe magnifico che spegne il tema nell' ombra grigia del si bemolle minore; gli impalpabili diminuendo sui pizzicati dello Scherzo, uno stormire di bucaneve; o l' esplodere giocoso del trio, una folla di personaggi improbabili e policromi, gnomi e marionette (o forse spettri?) che ridono e ballano come per inquietante magia.
Gian Mario Benzing