Due fratelli crudeli chiusi in un cubo
Solo la coerenza di Roberto Bacci, leader della compagnia di Pontedera, poteva indurre il regista a battezzare una formidabile struttura tecnologica come il Teatro Era e ad "accamparvisi" in un lato per erigere un cubo ospitante 20 spettatori da indurre nell'Eden dell'ultimo lavoro, Mutando riposo (titolo ispirato a Eraclito). Solo qui, in un clima a metà tra Settimo sigillo e Posto delle fragole, in un conflittuale binomio beckettiano, si poteva finire faccia a faccia con due fratelli crudeli drammatizzati da Stefano Geraci, lo zotico campagnolo reso meridionale dal bravo Savino Paparella, e il borghese e intellettuale cui dà distacco Tazio Torrini. Solo in questa disputa da cui origina una coscienza comune ci arriva l'emozione d'un transfert umano, sensuale e favolistico, con la messa a nudo e poi il riciclo terrigno del fratello perbene. In un rito che unisce.
Rodolfo Di Giammarco