Il Bach «caliente» di un cembalo con l' anima latina
Strano apparecchio verdastro, non sembra neanche più un clavicembalo, quello che, giovedì sera, nella sagrestia di San Marco, le dita nervosissime di Amaya Fernández Pozuelo (foto Chamla) percorrono come in volo. La giovane spagnola, ex borsista della Fondazione Marco Fodella, offre al ciclo «Musica e Poesia» un recital che potremmo intitolare «Cuando calienta Bach»... A parte il colletto di pelo bordò, che l' artista conserva anche se la sagrestia è già sui quaranta gradi, l' alta temperatura qui è data dagli «affetti», dall' espressività di uno stile che spinge anche l' algido cembalo bachiano a parlare lingue latine. Spagnolo, italiano: la virtuosa madrilena si avvicina a Bach via Venezia. Dai Concerti tratti da Vivaldi e Marcello (BWV 972, 974, 978), al «Capriccio sopra la lontananza del fratello dilettissimo»; per scalare poi i grovigli rocciosi dell' Aria Variata e della Fantasia cromatica e fuga. Dovunque «caliente». Più che l' agilità fulminea, con quei mordenti-saetta, colpisce il senso sinfonico che Amaya Fernández sa generare; anzi, il senso stesso della musica. Sentiamo il piano e il forte (impossibile!), tanto sensibile è la ripartizione delle densità accordali e delle melodie fra le due tastiere. Sentiamo frasi vive, che parlano e declamano. Il suono s' allarga; il fraseggio, fatto di lievi sospiri, di impalpabili sfasature tra mano destra e sinistra, dà spazio all' attesa: protrae e sospende, esita e accorre, si affaccia sull' orlo dello spaesamento e subito si ritrae; mai meccanico, neppure nel più ostinato meccanicismo vivaldiano. Che strano apparecchio è mai questo? Ircocervo dei sensi, il cembalo di Amaya Fernández scava nel finale del Concerto BWV 974 un turbine sacro, come fosse già «Eilt, eilt» dalla Johannes-Passion; il suo è un recitar-cercando, che esplora i meandri della Fantasia cromatica come un universo buio e caotico, da cui la Fuga faccia sgorgare infine l' ordine sublime. E applausi a distesa. Brava, la giovane Amaya, ma non pensi di essersela cavata così. Bach, lo ha solo sfiorato: tenga su il suo colletto di pelo e ci «calienti» presto le «Variazioni Goldberg»...
Gian Mario Benzing