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Mr Brooks
Mr Brooksdi Bruce A. Evans
con Kevin Costner, William Hurt, Demi Moore, Dane Cook
 
Corriere della sera, 12 ottobre 2007

Stavolta l' eroe è un assassino ma la novità non salva Costner
Due novità nello psico thriller, ma buttate via dalla regia non all' altezza di Bruce Evans, che non ha il tocco malsano dell' ambiguità e del malaffare morale: la prima, che l' eroe Costner è il personaggio negativo, l' assassino, anche psicotipo sessuale, travestito da borghese dell' anno; la seconda, il fatto che egli vanta un alter ego che lo spinge al Male ed è molto meno in forma di lui (William Hurt). Tra questa visione spiritual metafisica e lo svolgimento del poliziesco di terra con la poliziotta Demi Moore in panne, l' aspirante serial killer, la rampolla del maniaco cui papà ha tramesso pessimi cromosomi, non c' è quasi contatto, sono come due film che giocano contro. Cosicché dopo un avvio curioso, la storia diventa macchinosa e con troppe deviazioni. L' io diviso di Costner, anche per colpa dello stesso attore, manca d' interesse e la tara freudiana rende tutto improbabile. Nel cast interessante Dane Cook. VOTO: 5-

Maurizio Porro

 
Il Manifesto, 5 ottobre 2007
Il «doppio gioco » di Kevin Costner, l'alter ego con delirio del serial killer

Il riferimento è a Stevenson e allo Strano caso del Dr. Jekyll e mr.Hyde. Questa volta l'uomo diviso in due si chiama Mr. Brooks. Titolare di uno scatolificio, uomo dell'anno per il successo ottenuto, il nostro ha le sue turbe. Rappresentate da un alter ego, Marshall, che gli si piazza accanto spingendolo a uccidere persone per provare il piacere proibito. Mr. Brooks lo ha già fatto in passato, ma ha deciso di smettere, con l'aiuto degli alcolisti anonimi (sic!). Ora però la pulsione è irresistibile, eccolo quindi sparare a una coppietta «in amore» e far sparire le tracce. Però lui, attento ai dettagli, non si è accorto che la coppia era anche un po' esibizionista, lasciando aperta la tenda della finestra per condividere il piacere con qualche dirimpettaio voyeur. Che c'è, ha visto, e fotografato, e non intende sporgere denucia, vuole diventare socio di Brooks per provare lo stesso brivido. Aggiungete un'ereditiera che fa il detective, assillata da un marito che pretende una fortuna per il divorzio, uno psicopatico uscito di galera intenzionato a stendere la poliziotta che lo aveva ingabbiato e avrete il quadro del delirio confezionato da Bruce A. Evans, regista e sceneggiatore.
Mr. Brooks sarebbe stato un film arruffato e presto dimenticato se non fosse che può vantare un cast di grandi nomi. A partire dal protagonista Kevin Costner, sempre alla disperata ricerca di qualche copione che possa farlo tornare a rivivere i fasti di un tempo, quindi disposto a rischiare. Ma come succede ai giocatori travolti dal demone che cercano di risalire la china alzando la posta, la sua carriera si inabissa sempre più. Al suo fianco come anima nera William Hurt sfodera un campionario raccapricciante di smorfiette, tanto, il suo personaggio è solo una fantastica proiezione.
Il detective è invece Demi Moore, con un ruolo così artefatto da risultare una presenza transgenica. Via via gli altri, la moglie di Brooks che nulla percepisce è Marc Hellenberger, la figliola geneticamente segnata è Danielle Panabaker, mentre il testimone giuggiolone in cerca di emozioni forti è Dane Cook.
Che in ognuno esista una parte oscura è addirittura ovvio, ma quando lo si intende rappresentare il gioco dovrebbe essere, se non si riesce a renderlo sensato, almeno ben costruito. Il dottor Jekyll si trasformava in seguito a una qualche ricerca scientifica, Mr. Brooks invece ha maturato una singolare e inspiegabile dipendenza che lo spinge a uccidere sconosciuti. Forse abbiamo perso qualche passaggio nel mutamento dell'americano medio. Ma quando leggiamo di persone insospettabili che hanno cominciato a sparare, di solito c'è una qualche spiegazione che porta a comprendere l'origine del gesto. E quando non c'è, in genere, gli assassinii gratuiti si concludono con un suicidio. Mr. Brooks invece vorrebbe solo godere i frutti del suo successo, salvo sparare in fronte a qualcuno, ogni tanto. Il vero malvagio però non è lui, neppure Marshall, ma Bruce A. Evans, un vero killer del cinema.

Antonella Catacchio

 
Il Messaggero, 5 ottobre 2007
Delitti fra adulti con Costner psicotico

Potevano stare nel "Grande freddo" insieme ma il montaggio finale di Lawrence Kasdan ha tenuto separati il cinquantaduenne Kevin Costner e il cinquantasettenne William Hurt per 24 anni. Un vero peccato visto che i loro duetti sono la cosa migliore del thriller Mr. Brooks di Bruce A. Evans, sceneggiatore veterano (nomination all'Oscar per l'ottimo "Stand by Me" nel 1987) qui alla sua seconda regia. Costner è un ricco uomo d'affari e padre di famiglia integerrimo con antipatiche ricadute nell'omicidio seriale. Hurt è la sua cattiva coscienza, interpretata con quella strafottente follia che avevamo già visto e apprezzato in "History of Violence" di Cronenberg. Anche Costner si lascia andare a momenti di delirio psicotico che impressionano. Così pauroso non lo era mai stato. Se tutti gli uomini del film sono sorprendentemente inquietanti (c'è un giovane fotografo voyeur di affascinante amoralità), il poliziotto donna (Demi Moore) che indaga sulle malefatte di Mr. Brooks è il personaggio più scialbo. Ma in tempi di effetti speciali e sequel senz'anima, è comunque un miracolo che Hollywood sforni un discreto thriller cattivo per un pubblico adulto con attori adulti. Diventerà una curiosità nel tempo.

(f.alò)
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