Il film col personaggio di Rowan Atkinson strappa qualche risata,
ma regge con fatica
La vacanza francese di Mr Bean strizza l'occhio a Jacques Tati
Alla lotteria della parrocchia, Mr. Bean vince un soggiorno nel Sud
della Francia e una telecamera, con cui immortalare la vacanza. Giusto
il tempo di raggiungere la Gare de Lyon, e comincia a procurare guai
a sé e agli altri: fa perdere il treno a un regista russo, si
ritrova tutore involontario del figlio di questi, perde soldi e biglietti,
quindi dinamita il set di un spot pubblicitario. Arrivato fortunosamente
in Costa Azzurra, durante il Festival del cinema, stravolge una proiezione
ufficiale al Palais, con esiti imprevisti.
Fino dal titolo, Mr. Bean's Holiday si dà un modello
di ambizione smisurata: il classico "Le vacanze di Monsier Hulot" di
Jaques Tati. Col lunare Monsieur, il comico inglese reso noto dalla tv
(qui al secondo lungometraggio) ha due tratti in comune: non usa un linguaggio
articolato e provoca piccole catastrofi ovunque vada. Peccato che, per
altri aspetti, Bean e Hulot siano agli antipodi: se il secondo è un
signore amabile e discreto, goffo da far tenerezza, l'altro viaggia ai
limiti della scemenza, ricorre di continuo a smorfie e deformazioni facciali,
non disdegna gag disgustose (il pranzo con ostriche e gamberi).
Qualche risata, comunque, ci scappa; anche nel finale, che riprende il
vecchio espediente di mettere alla berlina presunzione e ingenuità dei
festivalieri. Però Atkinson e il suo eroe faticano a reggere il
fiato del lungometraggio e anche gli attori di supporto (l'immancabile
Dafoe, Jean Rochefort) sono ridotti a macchiette.
Roberto Nepoti