Corpi nervosi per traiettorie astratte
Il coreografo Matteo Levaggi presenta tre suoi pezzi a Torino
È una danza accesa nel moto, quella che riempie l'andamento coreografico del lavoro di Matteo Levaggi. Questo artista è cresciuto prima come danzatore, poi come coreografo al Balletto Teatro di Torino di Loredana Furno. Tenacia e piglio lo distinguono, doti premiate in settembre con una prestigiosa coproduzione della Biennale di Lione, Primo Toccare, già prenotata dal Joyce Theatre di New York (in marzo al Ponchielli di Cremona e all'Astra di Torino) e che lo hanno portato ieri con l'ensemble della Furno al Palais des Festival di Cannes per ritirare il premio «Compagnia d'Autore». Un riconoscimento attributo, nell'ambito del Premio «Les Etoiles de Ballet2000» ideato dalla rivista Balletto Oggi, «a un coreografo e alla compagnia strumento elettivo della sua opera creativa». Festa a ridosso dell'apertura l'altro ieri al teatro Astra di Torino della stagione «Dance Meeting» organizzata dal Balletto Teatro di Torino. Levaggi ha presentato tre pezzi che hanno confermato la sua attenzione alla coreografia pura. In apertura un dittico su musica elettronica dell'inglese Scanner. Si parte con Moving Parts, ottimo duetto maschile con Vito Pansini e Mattia Furlan, intreccio e fuga di corpi, tra linee dinamiche a caccia di spazio. Notturno, se pur illuminato dal flusso di immagini che provengono dallo schermo sul fondo, è Frame, sestetto che graffia con freddo nitore la scena. Ma è Anima, pezzo di gruppo su musica di Philip Glass, che evidenzia la capacità di costruzione coreografica di Levaggi. Alta la contrapposizione, giocata su motivi gestuali dominanti, tra il trio maschile e femminile, terzetti che si compongono poi in «anima» collettiva tra pozze di luce nel buio. Movimento che si avvita nel busto e nelle gambe nervose, mani che accentuano l'energia come se la tenessero nel gesto per poi lasciarla volar via. Levaggi naviga felicemente in un segno di astratto espressionismo, libera la danza dall'egoncentrismo interpretativo.
Francesca Pedroni