«Nascete ancora, cuccioli. Restate. Siate. Salvate. Giurate. Siate.
Siate. Siate», è una preghiera quella che mariangela Gualtieri
esprime in Sermone ai cuccioli della mia specie, uno dei testi
che compone Misterioso concerto insieme a liriche tratte dalla
raccolta Senza polvere senza peso e Paesaggio con fratello
rotto. Considerare Misterioso concerto una sorta di recital
poetico sarebbe riduttivo; infatti c’è di più di
una messa in voce degli splendidi versi di Mariangela Gualtieri, c’è la
prosecuzione coerente e rigorosa degli stretti e sottili legami fra parola,
gesto e musica che il Teatro della Valdoca porta avanti, spettacolo dopo
spettacolo. Ecco allora che l’approccio a Misterioso concerto è un
approccio rituale, affidato alla presenza di Muna Mussie angelo nero
dall’inquietate aspetto androgino, all’officiante Mariangela
Gualtieri che dà voce e corpo ai suoi versi nelle vesti di un
viandante che s’appoggia a due flessuosi bastoni, sostegno e armi
per la faticosa salita della ricerca di senso in un mondo impazzito.
A dialogare con Mariangela Gualtieri è il pianista e compositore
Dario Giovannini, il tutto incorniciato dalle proiezioni che sono parti
del ‘dialogo’ sereno e sofferto fra musica, parola, gesto
e l’attenzione emotiva dello spettatore.
L’esito di Misterioso concerto è un viaggio etico alla
ricerca di una speranza, di una via di salvezza che ci pulisca dallo sporco del
mondo che salvi e purifichi. Questa tensione è tensione alla bellezza,
una bellezza scontrosa che non si limita ad appagare l’occhio, ma lo interroga,
lascia varchi di buio nella fame di luce e di verità di un mondo allo
sbando. Con Misterioso concerto si conferma – se possibile – l’afflato
filosofico, di pensiero del Teatro della Valdoca e allora Misterioso concerto non
può essere solo un recital di poesie, è qualcosa di più: è il
desiderio di spalancarsi al divenire, la voglia di interrogarsi sul mondo e di
cambiarlo con l’azione che trasvaluta dell’arte e del teatro. Mariangela
Gualtieri è strepitosa, intensa nel dare voce e carne alle sue parole, è poesia
incarnata che si rivolge al coro muto degli spettatori, ma pur sempre un coro
che segue l’itinerario del viandante-poeta lungo il crinale di un mondo
in cerca di salvezza, una salvezza che non può venire che dalla bellezza.
Nicola Arrigoni