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Mi fido di te
di Massimo Venier
con Ale & Franz, e con Maddalena Raggi, Lucia Ocone, Ernesto Mahieux, Roberto
Citran, Italia, 2007.
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Il Tempo, 11 febbraio 2007
Ale & Franz graffiano, ma senza volgarità
Ale e Franz. La TV, soprattutto quella di Zelig, li ha resi popolari
con quei loro personaggi reciprocamente tanto dissimili, uno ingenuo
e invadente, l’altro furbo e riservato. Al cinema, finora, avevano
avuto un successo minore anche se in un loro film, «La terza stella»,
si erano proposti sotto la guida di Alberto Ferrari che li aveva già diretti
con fortuna in teatro («Due e Venti»). Oggi, però,
ci si è messo Massimo Venier che ha già portato felicemente
sullo schermo, fin dal loro esordio, Aldo, Giovanni e Giacomo e il risultato è decisamente
convincente. Con occasioni di riso costruite ad ogni svolta dell’azione,
attorno alle gesta di un piccolo truffatore, Ale, e di un ex dirigente
d’azienda, Franz, che, perduto il lavoro, per mantenere la famiglia,
una casa e l’automobile, finisce per associarsi all’altro
portando le sue truffe, grazie alla lunga esperienza nei settori, a livelli
macroscopici. Con veri e propri colpi in grande stile sempre messi a
segno con furba abilità. Fino al momento in cui... Un seguito
di avventure buffe, con la possibilità, non solo di precisare
sempre meglio i caratteri dei due, rileggendo con varianti maliziose
quelli tipici ad entrambi, ma di costruir loro attorno una serie di piccoli
personaggi tutti con i loro colori azzeccati (anche fino alla caricatura),
al centro di situazioni dipanate con la scioltezza necessaria, fitte
di sorprese, di contrattempi, di equivoci. In climi, però, che,
privilegiando la commedia sulla farsa, concorrono a non smentire mai
il garbo e la gentilezza spesso quasi surreali con cui i due son riusciti
da tempo ad imporsi in TV mettendo al bando volgarità e turpiloquio.
Naturalmente giungendo a questi approdi, piacevoli e garbati, grazie
anche ad una recitazione che consente ai due di ricavare, soprattutto
dalle proprie mimiche, tutti gli effetti desiderati: senza coloriture
eccessive, senza smorfie, ma con una mobilità di espressioni e
di accenti che merita sempre l’applauso, specie se la si confronta
con le smancerie e le note alte di certi comici di oggi. Anche al cinema.
Rendono gradevole l’avventura le musiche di Paolo Jannacci, figlio
di Enzo, e del trombettista Daniele Moretto che sanno puntualmente commentare
ogni situazione con echi vivacissimi.
Gian Luigi Rondi
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