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Mi cercarono l’anima a forza di botteMi cercarono l’anima a forza di botte

di Tommaso Pitta
regia di Tommaso Pitta
con Federico Bonaconza
Milano, Teatro della Contraddizione

   
 
Il Giorno, 28 novembre 2007

FRA MEGA produzioni e illustri ospitalità degli stabili o di blasonati teatri, o fra le celebrità prestate al palco delle aziende teatral-commerciali, accade a volte, nelle pieghe della città, di imbattersi in un teatro povero, fatto di passione, di qualità e, come in questo caso, di talento. In fondo a una via chiusa, quasi nascosta, ma non distante dal centro della città, qualche decina di sedie, pochi metri quadrati di nudo palco senza un solo oggetto o sfondo scenografico. Il tutto per un autore e regista, e un attore. Nient'altro. O, meglio, molto altro. Cominciamo dai nomi. Il luogo è via della Braida, il teatro, nome quanto mai opportuno, è quello «della Contraddizione». L'autore e regista è Tommaso Pitta, l'attore Federico Bonaconza. Il titolo del loro lavoro, «Mi cercarono l'anima a forza di botte», pur richiamando alla mente la Spoon River rivisitata in musica dal grande Fabrizio De Andrè, affonda le sue radici nel 1583 e negli atti, poi ripresi da alcuni contemporanei, del processo al mugnaio eretico Domenico Scandella, detto il Menocchio, da parte dell'Inquisizione. Un'ora di monologo, interrotto solo dalla voce fuori campo, pacata ma affilata come una spada, dell'inquisitore, in cui si delinea, da un lato, la figura di un personaggio storico che, nella sua semplicità e disarmante schiettezza anticlericale, non a caso è assurto a simbolo (si ricordino i saggi di Andrea Del Col e Carlo Ginzburg) dell'eresia e della persecuzione inquisitoria di quei secoli bui. E dall'altro fa emergere la bravura di un giovane attore, che fa parte della Compagnia BabyGang alla quale negli ultimi tre anni sono andati numerosi riconoscimenti, che per un'ora ti tiene inchiodato alla sedia con un testo, peraltro recitato in una sorta di gramelot vicentino (ma comprensibilissimo), che cattura (e fa riflettere, il che non guasta) sia per l'ottimo lavoro drammaturgico di Pitta ma anche, e soprattutto, per la straordinaria interpretazione che Federico Bonaconza, seppur costretto in una gogna, ne offre. Da vedere.
Al Teatro della Contraddizione

Luca Vido

     
 
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