Si è fatto conoscere dal grande pubblico come collega di Tobias
Moretti nella fortunata serie televisiva “Il commissario Rex”.
Ma come il celebre commissario, anche Karl Markovics è innanzitutto
un valido attore di teatro. E lo ha dimostrato anche nella messa in scena
con cui Herbert Föttinger ha inaugurato la propria direzione dello
storico Theater in der Josefstadt, un tempo del grande Max Reinhardt
e ora seconda casa della borghesia viennese. La commedia di avvio è allo
stesso tempo anche l’ultima fatica di Peter Turrini, altrettanto
storico autore austriaco con ascendenze italiane, un tempo votato a forti
temi sociali e ora approdato al ricamo. Il suo Mein Nestroy (Il
mio Nestroy) è infatti una rivisitazione del grande, spumeggiante
drammaturgo austriaco, che nell’Ottocento ha scritto, messo in
scena e interpretato una grande mole di ancora godibilissime commedie
e che ancor oggi è un’icona per gli austriaci. Sul palcoscenico
della Josefstadt, Turrini rievoca un momento della vita di Nestroy, a
ridosso della stesura dell’allestimento di Lumpazivagabundus,
uno dei cavalli di battaglia dell’autore ottocentesco. Attorno
a lui la convivente, che nel frattempo è avanzata a sua manager,
e una compagnia di guitti di felliniana memoria, nonché la moglie,
fuggita con un conte ungherese o ora ritornata senza pentimento.
Il sipario si alza su Nestroy sdraiato dentro una bara, e tuttavia morto non è,
ma lo sarà estattamente in quella posizione alla fine della serata. Un
cerchio che si chiude dopo un’infilata di gag, di molte citazioni nestroyesche
e di lentezze, il tutto giocato dietro le quinte a vista del teatro di Nestroy.
La trama è esile ma non lieve e l’impressione è di una macchina
un poco celibe, di un esercizio di stile che non appassiona davvero, nonostante
la bravura degli attori, primo fra tutti Markovics, ma anche la Marie di Sandra
Cervik. Forse avrebbe aiutato, se la regia avesse smorzato il pathos serpeggiante
del testo, invece che favorirlo, e incalzato il ritmo, invece che rallentarlo:
non è porgendo lentamente al pubblico una battuta, che essa acquista spessore.
Così non si può non pensare con nostalgia ad opere ormai lontane
di Turrini, come Caccia ai topi, o come Giuseppe e Maria, o Infanticidio o come
Finalmente è finita, ben costruite su temi pregnanti, con una trama ben
sviluppata, personaggi a tutto tondo e con dialoghi serrati. Anche in Mein
Nestroy il protagonista e la sua convivente sono convincenti, ma è la
storia a non superare i contorni di un ricamo.
Flavia Foradini