Massimo Ranieri (Canto perchè non so nuotare… da 40 anni, al Sistina fino al 22 giugno) è un artista che canta, balla e recita lungo le tappe più emozionanti della sua vita. E' un fenomeno da gustare: a guardare Massimo in pieno lavoro, ragazzo verace cui solo le guance un po' scavate danno, eduardianamente, una fascinosa maturità, non credi al suo curriculum. Nel 1967 il primo successo, Pietà per chi ti ama, bissato due anni dopo con la storica Rose rosse; nel 1970 e nel 1973, i trionfi a Canzonissima, rispettivamente con Vent'anni e con Erba di casa mia. E come non ricordare anche Perdere l'amore? Poi il teatro, Patroni Griffi, Scaparro, Strehler. Il cinema con Bolognini e Lelouch. Il musical, la televisione, l'opera.
Golosità di scena, di vita, di esibizione? Tutto insieme, forse. Ranieri ha cominciato a lavorare da bambino (lo racconta in scena), ha faticato. Patroni Griffi, a un certo punto, l'avviò a Viviani, ai mondi duri e privi di oleografia, che oggi rivivono nel recital, dove si recita e si canta una Napoli di passione e d'ombra, non la città della pizza da smerciare nelle agenzie turistiche. E anche quando il mattatore percorre altri universi, con omaggi a stelle fisse della musica italiana, da Sergio Endrigo a Bruno Lauzi, da Lucio Battisti a Gianni Togni, Gino Paoli, Franco Battiato, Napoli è con lui, aristocratica e lazzara, dal Vomero ai Quartieri. Questione di filosofia, di cultura, di cuore. Di colori e sapori. Di musica, naturalmente.
In palcoscenico con Massimo, il piccolo Lele D'Angelo, campione mondiale di tip tap, che regala alla serata numeri piacevolissimi. Lo spettacolo è critto a quattro mani da Ranieri e Peirce, coreografato da Franco Miseria, accompagnato da un'orchestra tutta al femminile, così come di sole donne è composto il corpo di ballo. Dello stesso Ranieri, le scenografie (ispirate al mondo di Degas e di Fellini) e l'accuratissima, acrobatica regia.
Rita Sala