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Marpiccolo
Marpiccoloregia Alessandro di Robilant
con G. Beranek, A. Ferruzzo, M. Riondino, G. Colangeli, V. Carnelutti, S. Orzella, N. Rignanese, R. Bovenga
 
Il Mattino, 7 novembre 2009

Gente del Sud in lotta contro il destino

Fin dal suo film d’esordio del 1981, «Il nodo alla cravatta», storia truffautiana del disagio di un adolescente di una famiglia borghese, Alessandro Di Robilant si è ritagliato un interessante spazio «francese» nel cinema italiano per lo sguardo, il tono, l’approccio psicologico ai personaggi. Anche «Marpiccolo», presentato con successo al recente Festival di Roma, conferma le sue qualità stilistiche e narrative in un contesto di degrado e anomìa come quello di Taranto. La città pugliese «dei due mari» fa da sfondo coprotagonista del disagio del giovane studente Tiziano che vive in un quartiere malfamato, va poco a scuola e si arrangia facendo lavoretti per un boss locale. Vorrebbe andarsene, ma viene risucchiato in una spirale di piccola criminalità e derive esistenziali che lo porterà in un carcere minorile. Incontrerà un’umanità disposta ad aiutarlo, persone che gli offrono una seconda possibilità. Sulla base del romanzo «Stupido» di Andrea Cotti, l’autore de «Il giudice ragazzino» costruisce un emotivo e incisivo racconto di amore e dolore, tra scelte difficili, tradimenti, incomprensioni, riconciliazioni. E l’esordiente Giulio Beranek riesce ad esprimere la complessità di un giovane che lotta contro un destino malavitoso che sembra già scritto.

Alberto Castellano

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