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Maradona
di
Emir Kusturica (Francia, 2007)
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Il Manifesto, 30 maggio 2008
Io, il Dio tuttosinistro
Eroe sportivo, personaggio profondamente
popolare e orgoglioso della sua identità argentina, passato ripetutamente
dagli altari alla polvere (in senso letterale e figurato),
Diego Armando Maradona è stato probabilmente il
calciatore più famoso del mondo e, anche, un gran
bastian contrario che ha approfittato del megafono offerto
da tv e giornali di mezzo mondo per dire la sua, da aizzapopolo
dei «tre mondi». Anche adesso che ha abbandonato
i campi di gioco ed è stato premiato a Oxford (dove
ha tenuto una conferenza-incontro con gli studenti, bella
soddisfazione per chi gli ha fatto marameo sotto il naso,
la mano de Dios, appena dopo il conflitto per le Malvinas-Falklands)
continua a far parlare di sé per le sue prese di
posizione, politiche (ferocemente antiBush e antiFmi) e
sociali, decisamente provocatorie. Così Emir Kusturica,
il regista serbo, dalla storica attitudine punk, ha voluto
delinearne un ritratto «da vicino», principalmente
da superfan ma ricordandosi, ogni tanto, di essere anche
un gran regista e anche un componente del gruppo rock No
smoking (presente in svariate situazioni).
Il risultato è un ultradocumentario, una lunga intervista
nel loft del campione (dove si vedono elettrodomestici
e mobilia cheap) condita con numerose divagazioni e un
concentrato di imprese calcistiche del pibe de oro (ad
esempio il gol del secolo contro l'Inghilterra del 1986,
scandito dal ritmo di God save the queen dei Sex Pistols).
Il regista di Papà è in viaggio d'affari
ha impiegato alcuni anni a inseguire il fuoriclasse di
Villa Fiorito che qualche volta nicchiava, esasperato dalla
pressione dei media, qualche altra si concedeva ampiamente
(ricordando,ad esempio, il suo periodo terribile da tossicodipendente
o quello seguente passato nella amata Cuba di Fidel e spiegando
al colto e all'inclita che i presidente Matarrese e Havelange
sono mafiosi altrimenti non si spiegherebbe come gli unici
calciatori risultati positivi ai test antidoping, negli
anni '90, in Italia, sono stati Maradona e Caniggia).
Supervisionato dalla Maradona Productions (che ha concesso
la gran parte dei filmati calcistici e anche molti di quelli
privati), il film è una grande celebrazione di Diego,
assediato dai tifosi che vogliono solo vederlo,fotografarlo
e toccarlo a Napoli oppure osannato da pubblico e dirigenti
alla Bombonera, lo stadio del Boca Juniors, la squadra
del suo cuore. E naturalmente venerato come un santo dalle
migliaia di associati della chiesa maradoniana (più di
80 mila adepti), un'associazione spiritual-commerciale
nel nome dell'asso argentino, il cui principale finanziatore è un
amico di Diego, proprietario di un ristorante/night club/ritrovo
di lap dance, abbastanza equivoco. E così le scene
collettive con Chavez e Morales oppure la gran festa tuttinsieme,
familiari e amici, che cantano le tante canzoni composte
in suo onore e il saluto di Manu Chao, con un brano che
compendia la sua intera epopea, e la scena indimenticabile,
il bambino che recita il Padre Nostro modificato. «Diego
nostro che stai nei campi. Sia santificato il tuo sinistro
e venga a noi il tuo calcio. Siano esaltate le tue qualità,
come in cielo così in terra. Dacci oggi la nostra
dose quotidiana di gol, perdona le nostre pedate, come
noi perdoniamo la camorra napoletana, fai in modo che noi
non cadiamo nella tentazione di disonorare il pallone e
liberaci da Havelange».
Flaviano De Luca
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Il Giornale, 30 maggio 2008
Maradona fracassone
bello e commovente
Maradona è bello e commovente, fracassone e pieno
di musica, poetico nel riproporre il privato di quest'idolo
caduto più volte e sempre rialzatosi, crudo nel
delineare gli elementi tragici che fanno corona a una vita
di eccessi. C'è un elemento dionisiaco in lui che
Kusturica rende benissimo: esibizioni musicali, bagni di
folla a ogni apparizione, l'esistenza addirittura di una
chiesa maradoniana. Nei due anni di lavorazione, Diego
Maradona ha perduto 40 chili e forse ha ragione Manu Chao
quando in La vida tombola, La vita come lotteria, scritta
appositamente per il film, canta «Si yo fuera Maradona
/ viviria come él / mil cohetes, mil amigos / y
lo que venga a mil por cien», se fossi Maradona vivrei
come lui, mille razzi, mille amici e quello che viene al
mille per cento...
Stenio Solinas
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La Repubblica, 30 maggio 2008
"Maradona": Diego & Emir
come due vere rockstar
Che cos'è, di preciso, che voleva ottenere Emir
Kusturica mettendosi nel 2005 sulle tracce di Diego Armando
Maradona? Un documentario, si dirà, che restituisse
un ritratto veritiero del calciatore più leggendario,
eroe divinità e idolo non solo per la magica intimità con
il pallone ma anche e soprattutto per la persona che è.
Salito in vetta provenendo dalla povertà, precipitato
in basso per gli errori commessi.
Sincero e generoso amico del suo popolo, ammiratore del
Che, di Fidel e dei rivoluzionari del suo continente, sostenitore
della causa antimperialista e dell'emancipazione latinoamericana.
Figlio, marito e padre di famiglia pentito per non essere
stato all'altezza.
Il materiale c'è, eccome. Ma il sospetto che avanza
da subito si conferma strada facendo, tra un inserto e
l'altro dei film di Kusturica a confronto con le imprese
di Maradona sul campo e fuori. Il regista bosniaco cercava
il gemellaggio Buenos Aires-Sarajevo, il parallelo tra
due geni controcorrente, eccessivi e "scorretti",
la fratellanza tra due rockstar ribelli, cercava l'autocelebrazione.
La vera star del film non è Diego ma Emir.
Paolo D'Agostini
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La Stampa, 30 maggio 2008
Il bravo Kusturica riabilita Maradona
Da poco presentato
al festival di Cannes alla presenza del protagonista, il
film racconta il percorso trionfale e sciagurato del grande
campione di calcio con slancio, affetto e pathos, cercando
di scoprire l'elemento masochista che quasi lo ha perduto.
Pure il regista Kusturica è sullo
schermo, come musicista a capo della sua band, come investigatore,
come amico.
Adesso Maradona ha 48 anni. Dopo vari tentativi falliti
di disintossicazione, sembra finalmente riuscito a liberarsi
dalla cocaina grazie a una terapia seguita a Cuba: appare
dimagrito, sereno, di buon umore. Il film, mix di documentario
e riprese dirette, è molto toccante; i sentimenti
del protagonista e del regista in qualche modo di mescolano
e commuovono.
Lietta Tornabuoni
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