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Manon
di Giuseppe Adami
Dramma in cinque atti.
Corriere della Sera, 25 marzo 1922

Manon che fu, quando l’abate Prevost la descrisse, una delle prime creature d’anima e di carne che entrassero nel romanzo francese, che camminava sulle orme di La Calprenede e di Madamigella di Scudery, è divenuta per noi, quando ci rivolgemmo a considerare il Settecento come un secolo di grazia, il simbolo della femminilità fragile e appassionata. Giuseppe Adami s’è lasciato tentare dalla creaturetta sì chiara e sì misteriosa, tutta bontà e tutta peccato, tutta ardore e tutta frivolità. E lasciandosi un poco guidare dal romanzo che, come tutti quelli del suo tempo, si riduce ad una successione di vicende con un intento finale moralizzatore, e un poco inventando e fondendo, ha scritto i suoi cinque atti che il pubblico accolse festosamente.
Nel primo atto il Cav. Des Grieux e Manon Lescaut godono, nell’osteria del cordiale taverniere Combalet, le fresche primizie del loro amore. Si sono incontrati mentre ella giungeva ad Amiens da Arras per andarsi a chiudere in un convento, ed egli si accingeva a lasciare Amiens, dove aveva compiuto i suoi studi di teologia. Da quel primo vedersi nacque il loro fatale e avventuroso amore. La storia è troppo nota perché occorra raccontarla per disteso. Il cavaliere perdette la timidezza di scolaro docile e diligente, dimenticò che gli si pronosticavano magnifiche opportunità nell’alta gerarchia della Chiesa, alla quale era destinato, e senza ascoltare gli ammoinmenti del suo pio amico Tiberge, fuggì in carrozza con Manon verso Parigi.
Il primo atto si stacca un poco dal celebre romanzo dell’abate Prevost. Nella locanda rustica, ben nascosti e felici, Manon e Des Grieux consumano i denari, ma non la voglia di baci. Si sono indebitati con l’oste, ma non se ne accorano. L’amore li consola, un amore fanciullesco e spensierato. Manon non sa ancora che voglia dire essere povera. Ella sorride avidamente alla vita, e la immagina e la vuole magnifica e trionfale, tutta scintillante di gioia. In quel fervore del primo amore ciecamente goduto è certa che il domani sarà ancora più bello e più facile dell’oggi.
Ma il nido dei due amanti è scoperto dal sergente Lescaut, fratello di Manon, e dal maturo visconte De Breteuil, stizzosamente incapriccito della fanciulla. Costoro separano con un inganno Manon dal suo bel cavaliere. Persuadono il giovane  a correre a chiedere perdono a suo padre della fuga e dello scandalo e a ottenere da lui il permesso di sposare la sua deliziosa complice. Ma a Manon parlano chiaro: o ella li seguirà, o essi faranno portar via Des Grieux da uomini armati che circondano già l’albergo. E qui Lescaut, abile mezzano, dipinge a Manon gli splendori fantastici tra i quali vivrà se accetterà le offerte del visconte, e rende più irresistibile la tentazione presentandole il primo dono del magnifico signore: una regale collana di perle.
Manon cede; perché non ha altro modo di salvare il suo amante, ma anche perché è affascinata da tutte quelle promesse, e la sua piccola, curiosa e inquieta anima si protende sempre verso tutto quello che luccica. È il primo tradimento di Manon; un po’ brusco, per quanto l’Adami l’abbia preparato accortamente, togliendo a lei ogni libertà di scelta. Certo è nel carattere di Manon essere fedele a un solo amore e infedele all’amante, non dare importanza che alla costanza del cuore; tradire per cupidigia, con il cuore pieno di tenerezza per il tradito; più che darsi, spendersi pazzamente per acquistare il lusso frivolo e brillante del quale ha bisogno; non resistere al barbaglìo della ricchezza conquistata, rivolgersi spasimando verso l’amico abbandonato, ritornare disperatamente a lui; con lui e per lui perdersi, per poi lasciarsi di nuovo tentare, per cadere ancora più in giù, per trascinare con sé, nella rovina, nella vergogna e nella sventura, l’uomo che è la sua gioia e, insieme, l’ostacolo alla sua miserabile fortuna. Ma il Prevost, nel romanzo, fu più cauto. Non fece coincidere il primo tradimento di Manon con la separazione da Des Grieux. Ci mostrò la creatura leggera, persuasa a poco a poco ad accettare segretamente il denaro di un ricco fermier général, per salvarsi dalla povertà nella quale vive con il suo amante a Parigi. La seduzione del fasto opera su di lei quando ella ha cominciato già a conoscere la vita mediocre, e a masticare i desideri inappagabili, e quando capisce che le sarebbe facile avere, insieme, l’amante adorato e il denaro che rende più libero e giocondo l’amore. Ma l’Adami, tra le vie che gli si offrivano – o la commedia psicologica che approfondisse la tenera incosciente appassionata ingenua perversità di Manon, o la commedia a quadri rapidi, tutta d’azione, atta a dare la storia figurata e colorata, delle agitate avventure di Manon – ha prescelto quest’ultima via. Egli ci ha presentato come ormai assiomatica, riconosciuta, acquisita alla nostra conoscenza l’incostanza di Manon. Non ha perduto tempo a chiarire questa incostanza, a scoprirne, a fissarne i modi e i moti. La sua non è una commedia d’analisi. Anzi egli ha spinto la sintesi fino a fare di due personaggi del romanzo, il fermier général de B. e il vecchio vizioso G. M., un solo personaggio: il visconte De Breteuil.
Nel secondo atto, Des Grieux, che, per la disperazione dell’abbandono di Manon è ritornato alla fede ed è già abate, sostiene, con altri compagni, una specie di esame alla Sorbona. La depravazione della Reggenza è, per così dire, descritta da una schieretta di dame che raccontano episodi molto liberi. Manon non ha, per due anni, saputo nulla di Des Grieux; solo ora ha udito parlare di lui a proposito di questo solenne cimento alla Sorbona; e vi si reca, e riesce ad avvicinarsi al suo povero amante impallidito dalla vita ascetica e dalla malinconia. Ella non è più la fanciulla ignara che ha imparato l’amore da una specie di birichinata; ora è una donna fiorente, elegante, esperta di vita; e poiché ha sempre ripensato al cavalierino e lo ha desiderato e sospirato, viene a riprenderselo. Non ha da lottare a lungo per sciogliere il ghiaccio di quel cuore contrito. L’abate getta il collarino alle ortiche e  la segue.
Nel terzo atto Des Grieux vive con Manon in una villetta. Ammaestrato dal sergente Lescaut, ha imparato a barare al giuoco. Si può rifar qui l’osservazione di prima: dal punto di vista umano e artistico sarebbe stato interessante vedere come, per non perdere la sua Manon, che certo lo tradirebbe se le mancassero gli agi, Des Grieux scenda, a poco a poco, così in basso. Ma l’Adami tende a darci le crisi risolutive dei suoi protagonisti, le tappe già raggiunte della loro vita, i momenti in cui la loro felicità si spezza. Due servi rubano il denaro che Des Grieux ha ammucchiato barando. Ecco ancora la povertà! Su quella povertà ha contato Lescaut, che vuol che la sorella abbia più stabili e abbondanti fortune di quelle che può procurarle il cavaliere, e seconda per questo gli ardori amorosi del figlio del visconte De Breteuil. Poiché vede Des Grieux disperato per il furto, gli propone cinicamente di lasciar che Manon si venda al viscontino, e di diventare l’amante del cuore, che gode i profitti degli amori più utili della bella creatura. Des Grieux si sdegna; ma Manon lo induce a qualche po’ di sopportazione. Egli permetterà, non che Manon si dia al viscontino, ma che gli prometta di darsi. Quando avrà ottenuto, in ingenua anticipazione, danari e gioielli, Manon fuggirà cieca e felice col suo cavaliere. Ma l’intrigo non riesce. Vediamo nel quarto atto Manon nel palazzo del viscontino dove donne vestite sfarzosamente le porgono doni preziosi. Des Grieux riesce con una finzione ad allontanare il viscontino e a farlo sequestrare da un pugno d’uomini armati: ed entra nel palazzo a prendere Manon. Ma il vecchio visconte De Breteuil, avendo scoperto ciò che si trama, coglie i due amanti, si lascia, ghignando, insultare da Manon, e li fa arrestare.
E nell’ultimo atto Manon muore fra le paludi della Nuova Orleans. Là ella fu deportata con tante altre donne perdute. Des Grieux ha ottenuto di seguirla e, fingendosi suo marito, ha potuto evitare che la povera creatura venga data in moglie a uno dei forzati che la Francia ha mandato laggiù. Ma in quel luogo di dolore Manon e il suo amante sono presi da pensieri di purezza. Non vogliono vivere in peccato mortale. Perciò Des Grieux confessa al governatore di non essere il marito di Manon, e gli chiede il permesso di sposarla. Ma il governatore ha un nipote che ama Manon e a costui la concede. Allora Des Grieux lo uccide; poi vuol fuggire con la sua donna.
Ma la sventurata è ormai priva di forze; tenta di sollevarsi, tenta di seguire l’uomo che ha tanto adorato e ha tanto fatto soffrire; ma sfinita, ricade e, in un ultimo bacio, pentita e amorosa, si spegne.
Il dramma ha una certa monotonia di fattura. Nei primi quattro atti vi sono quattro o cinque rapimenti, o astuti o violenti, o per molle seduzione o per rabbiosa vendetta; e questi modi insistenti che ha l’azione di risolversi e di progredire, derivano dal fatto che l’Adami, invece di isolare Manon in un episodio che gli desse modo di studiarla e di indagarla, ha seguito il romanzo, dando maggior importanza agli avvenimenti che alla dolce e varia e terribile anima di Manon.

Manon anzi, non emerge veramente che quando l’azione precipita così. Ella non vive che nelle ore di tempesta. Allora trova i suoi accenti più efficaci, quelli che ieri sera hanno conquistato gli spettatori. La sua parola è nella pienezza della passione e dello sdegno; fuori di queste esplosioni Manon ci rimane oscura. Non la vediamo che fuggevolmente nella sua incertezza, nella sua vertigine, nella sua fatalità. Quando parla è già cosciente o del male che farà o di quello del quale è vittima. Non ci trascina con la ambigua grazia dell’anima; ci vince col calore. Ci sono scene intermedie, atti di preparazione che sono composti, non per modellare un carattere, ma per condurci all’impetuoso delirio, al grido amoroso che l’Adami sa trovare con sicura intuizione e che la Melato ha sempre saputo dire con vibrante passione. Per comprendere l’ondeggiante Manon  dovremo ancora ricorrere al romanzo; per sentirla fuori della sua duplicità, quando in lei ogni fluttuazione è sparita e si forma uno stato d’animo definito, noi possiamo cercarla, e trovarla, nel dramma di ieri sera.
   
© Sipario 2011