|
|
| |
| |
| ricerca per titolo |
| A | B | C | D | E | F | G | H | I | J | K | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | W | X | Y | Z | 0-9 |
| |
|
| * Per leggere
la trama clicca sulla Locandina |
Mamma mia!
di Phyllida Lloyd
con: Meryl Streep, Pierce Brosnam, Colin Firth, Stellan Skarsgard, Julie Waters, Dominic Cooper, Amanda Seyfried
|
| |
Il Tempo, 19 ottobre 2008
Il musical campione d'incassi, visto da 30 milioni di persone nel mondo, rappresentato in 170 città e tradotto in 8 lingue, si è trasformato in un film che ha avuto altrettanta fortuna.
La storia - leggera - è quella di Sophie (Amanda Seyfried), che vive da sempre con sua madre Donna (Meryl Streep) in una incantevole isola greca e decide di scoprire finalmente l'identità di suo padre, che la madre non le ha mai rivelato.
Per farlo sfrutta l'occasione del suo matrimonio, inviando gli inviti ai tre possibili candidati e, tra mille inevitabili equivoci, il sogno - e non solo il suo - diventerà realtà. Mentre il «coro» (gli isolani) sembra inseguire la struttura della commedia greca, in un ritmo esplosivo e incalzante domina la «Dancing Queen» Meryl Streep: una forza della natura che, pur avendo 20 anni in più rispetto al personaggio, contagia la sua inesauribile vitalità cantando, ballando e recitando.
Accanto a lei un insolito e bravissimo Pierce Brosnan che si cala in un ruolo riuscito e lontano dal James Bond a cui il pubblico era abituato. Attorno a loro, tra zeppe e vestiti luccicanti anni '70, c'è Dominic Cooper, un divertentissimo Stellan Skarsgard, una effervescente Julie Walters, un simpatico Colin Firth e una straordinaria Christine Baranski. Grande protagonista è la musica trascinante degli ABBA, con le intramontabili hits di Benny Anderson e Bjorn Ulvaeus, superbamente arrangiate, come il lamento d'amore di «The Winner Takes It All», «Chiquilita», «Mamma Mia» - ovviamente - e tante altre. Il musical è brillantemente diretto da Phyllida Loyd, già regista della versione teatrale e tale si conferma - più che cineasta doc - allo sguardo dello spettatore più attento. Ancora una volta l'hippy style coinvolge con un ritmo musicale che costringe ad agitarsi sulla poltrona.
Di nuovo, i produttori esecutivi, Tom Hanks e sua moglie Rita Wilson (in parte greca e produttrice di «Il mio grosso grasso matrimonio greco»), hanno centrato il bersaglio con una trama che ricorda «Buona sera, Mrs. Campbell» di Melvin Frank, con Gina Lollobrigida nel ruolo di una ex ragazza madre incinta di uno dei tre amanti.
Dina D'Isa
|
| |
Il Manifesto, 10 ottobre 2008
Meryl Streep fra lustrini, latex e Abba mania
All'origine la musica degli Abba, il gruppo svedese che ha brillato per pochi anni, ma ha lasciato un segno forte nel pop. Poi un musical che ha impazzato nei teatri. Proprio a Broadway Meryl Streep lo aveva visto, poco dopo l'11 settembre, e le era sembrato uno spiraglio di ottimismo dopo la tragedia. Così aveva scritto alla regista Phyllida Loyd e all'autrice Catharine Johnson per congratularsi e offrire la sua ipotetica disponibilità cinematografica. Un gesto di cortesia diventato oggi realtà. Perché quando l'idea di portare su grande schermo si fece largo fu proprio Meryl a essere chiamata per il ruolo di Donna. La protagonista che gestisce un alberghetto su un'isola greca, che ha allevato da single la figlia, ormai ventenne e prossima al matrimonio. E proprio la ragazza ha scovato il diario di mamma e invitato, di nascosto da tutti, i tre uomini, di cui uno è suo padre.
Dicevamo della Streep, già abituata al canto, e che con Altman si era esibita in Radio America, qui anche ballerina e il suo nome è stato il volano per coinvolgere Pierce Brosnan, Colin Firth e Stellan Skarsgard (i possibili padri) oltre a Christine Baranski e Julie Walters (amiche di Donna), mentre i due giovani futuri sposi sono interpretati da Amanda Seyfried e Dominic Cooper. Tutti impegnati a gorgheggiare, non sempre in modo straordinario. Così sulle note di Mamma mia!, che dà anche il titolo, e quelle di Dancing Queen (la sequenza più riuscita del film), più altri titoli degli Abba, muove i suoi garbatissimi passi l'intera vicenda che pone le donne in magnifica evidenza a fronte di presenze maschili a metà tra l'attonito e l'inadeguato. Un divertissement che riesce a coniugare la disco music e il gusto contemporaneo per il revival. Compaiono anche Benny Andersson e Bjorn Ulvaeus, la coppia maschile degli Abba, le due «signore» (al tempo anche consorti) erano Anni-Frid Lyngstad e Agnetha Faltskog.
Antonello Catacchio
|
| |
Corriere della Sera, 10 ottobre 2008
Meryl fantastica con tre «mariti»
Festoso e allegro, saldamente radicato nel musical classico dove si ama, sorride e si ammicca, Mamma mia!, da anni hit di Broadway, ha invertito la tendenza negativa del box office italiano, partendo alla grande. Merito dei 20 song degli Abba che sono piacevolissimi e dell'estetica del carino in cui una ragazzina quasi sposa invita i suoi tre possibili padri per scoprire quale sia quello vero (il teorema inverso a Filumena Marturano). Meryl Streep, accesa di luce propria, festeggia nostalgie con le amichette stagionate riscoprendo il fascino dei sentimenti: e nessuno se ne andrà dall'isola meravigliosa greca senza aver rifondato le ragioni del cuore. Poco più che sufficiente lo script, ma il ritmo registico di Phyllida Lloyd appartiene alla tradizione e le coreografie con pinne, fucili ed occhiali danno tocco vacanziero al formidabile cast. Tra la fantastica Meryl e i suoi mariti, anche un ex 007.
VOTO: 7,5
Maurizio Porro
|
| |
Il Giornale, 10 ottobre 2008
Meryl Streep ballerina Una piacevole scoperta
Ogni tanto si trova di che star bene. Con le canzoni degli Abba e una Meryl Streep, che canta e balla col diavolo in corpo, nel ruolo della tardo-hippy su un'isola greca, dove vive con la figlia Sofia (Amanda Seyfried: che voce!) e il di lei promesso sposo, si gode un musical collaudato nel mondo. Siccome sono imminenti le sue nozze, Sofia ha diritto di sapere chi è suo padre. Così invita nel cuore dell'Egeo il bietolone bisex Harry (Colin Firth), l'elegante Sam (Pierce Brosnan) e l'attonito Stellan Skarsgard. I tre maschi conobbero biblicamente mammà e va' a pescare chi accompagnerà la nubenda all'altare. Tra numeri effervescenti e scenari marini, spicca il timbro vocale di Meryl. I sottotitoli, finalmente, fanno capire i testi di tante apprezzabili canzoni pop.
|
| |
Il Mattino, 4 ottobre 2008
«Mamma mia!» c'è Meryl Streep
Non è per disattendere la missione, ma «Mamma mia!» esula dall'orizzonte del critico. Nel senso che un «fenomeno» così popolare si limita a esistere, non può essere davvero spiegato: a meno che non si voglia impugnare la durlindana di Don Chisciotte e partire alla carica contro i mulini a vento. Dapprima trionfarono gli Abba, ragazzotti svedesi capaci di vendere oltre quattrocento milioni di dischi (che, tra l'altro, continuano a vendersi a più di tre decadi dallo scioglimento del quartetto); poi venne l'idea geniale della librettista Catherine Johnson che con i loro hit in pieno stile disco-music diede vita al mitico musical «Mamma mia!» (peraltro mai pervenuto in Italia); infine l'esile filo narrativo ispirato da una delle loro canzoni più celebri risorge nel film firmato da Phyllida Lloyd, regista dell'allestimento teatrale originario... Dove si racconta di Donna, mamma single ex hippie che gestisce un alberghetto e vive con la sua Sophie in un'incantevole isola dell'arcipelago greco: la ragazza, alla vigilia del matrimonio, scopre per caso il diario della madre e viene a sapere che il genitore da sempre assente potrebbe essere uno dei baldi giovani che Donna fu capace di amare appassionatamente nel corso di un solo mese. Detto fatto: i tre saranno invitati alle nozze perché, in uno spunto romanzesco opposto a quello di «Filomena Marturano», si possa finalmente scoprire colui che Sophie potrà chiamare padre. Nessuna canzone è inedita, circostanza che vale per il meglio e per il peggio: il gradimento, infatti, è ampiamente assicurato, ma è chiaro che le sequenze sono concepite come semplice supporto degli allegri e orecchiabili motivetti e non viceversa. La Lloyd si conferma regista teatrale, più che cinematografica e questo può dare fastidio allo spettatore più attento e, per così dire, specializzato. Tutti gli altri «generici» potranno invece esaltarsi, gioire e magari cantare e ballare in sala, visto che i protagonisti non fanno altro che scatenarsi, sgambettare e battibeccare tra i fondali cartolineschi di mare, spiaggia e collina. Meryl Streep, più che il giudizio tecnico, diventa, così, la misura artistica del film: anche se non si amano i gorgheggi datati degli Abba, l'atmosfera un po' melensa e il fiabesco zuccheroso tutto al femminile, si dovrà riconoscere che l'attrice supera ogni volta se stessa. Le spettatrici, in particolare, saranno liete di constatare la vitalità e l'eclettismo - Meryl canta e balla, come gli altri attori, senza particolare talento, ma con indiavolata credibilità - di una (signora) attrice quasi sessantenne.
Valerio Caprara
|
| |
Corriere della Sera, 3 ottobre 2008
Meryl, esplosione di gioia
La Streep scatenata e irresistibile, nemmeno la Garbo aveva osato tanto
Mamma mia! si potrebbe anche intitolare Lettera a tre padri. La spedisce da Kalokairi, un' immaginaria isola dell' Egeo, la promessa sposina Sophie nella prospettiva dell' imminente matrimonio con l' amato Sky. Avendo sempre vissuto con sua madre Donna, proprietaria di un fatiscente alberghetto, la ragazza ne ha ritrovato un vecchio diario da cui ha scoperto che suo padre potrebbe essere Sam, Harry o Bill. Che c' è di meglio se non invitarli segretamente e separatamente alle nozze, un' occasione unica per accertare finalmente chi in questo terzetto di amanti d' epoca ha il diritto di venir chiamato papà? La bolla di sapone che il cinema gonfia sull' evanescente pretesto viene da lontano. Nasce infatti da una collana di canzoni degli Abba, un quartetto vocale che si affermò negli anni 70, cucite insieme e applicate a una trametta per farne un musical trionfante nel 1999 a Londra, due anni dopo a New York e in seguito (se la cifra è esatta) in 170 teatri del mondo (esclusa l' Italia). Vedere per credere, su YouTube, gli estratti di certi allestimenti giapponesi, coreani o altri, tutti simili e tutti diversi e apparentemente tutti graditi ai rispettivi pubblici. Proprio come il film che ora ne ha tratto l' abile regista dell' allestimento originario, Phyllide Lloyd. Quella che si svolge sullo schermo è una «festa mobile» (per dirla con Hemingway) che trascorre dall' hotel in collina alla spiaggia, dal mare aperto alla chiesetta alta sugli scogli da raggiungere al seguito della sposa viaggiante a dorso di mulo. Chi si commuove ai matrimoni, si prepari a tirar fuori il fazzoletto per gli annunciati sponsali, che peraltro riservano una buffa sorpresa (o due?). Nel film, ambientato senza badare a spese in varie isole a comporre il quadro di una sola località da sogno, si canta e si balla continuamente all' insegna del «chi vuol esser lieto sia». La pirotecnica e prolungata esplosione di gioia non esclude, peraltro, qualche intermezzo assorto, qualche punta di malinconia e (come si è detto) qualche lacrimuccia. Il perfetto amalgama per mandare a casa la gente soddisfatta. Ma la carta vincente è Meryl Streep: nella parte di Donna fa di tutto per rassicurare le signore di mezza età che la vita comincia a (quasi) 60 anni. Considerata a ragione la grande tragica di Hollywood intona con grazia le canzoni, affronta con estro miracolosamente acrobatico i numeri musicali e domina dall' alto del suo carisma l' affollato cast che pur conta nomi di grido quali Pierce Brosnan, Colin Firth e Stellan Skarsgard, oltre alla giovane Amanda Seyfried e alla stagionata Julie Walters (ma l' elenco dei menzionabili potrebbe allungarsi). Tutti obbligati a cantare dal vivo, senza doppiatori, per ottenere un risultato magari non ineccepibile anche dal punto di vista del ballo, ma insolito e fresco. Gira e rigira, però, si torna sempre alla scatenata e irresistibile Meryl. Verrebbe da constatare che né Greta, né Marlene, né Marilyn hanno osato tanto; e la mattatrice si riserva una botta segreta da par suo. Ovvero si concede l' estremo lusso, nel colmo della carnevalata mediterranea, di trasmettere qualche emozione sincera. A differenza di Hair che fra nudi e strilli sbandierava un messaggio ribellista, Mamma mia! senza sovvertire i costumi si limita a constatare che sono cambiati: una madre che ha avuto tre amanti in 28 giorni non fa più scandalo, ogni donna ha il diritto di gestire il sesso come le pare, sposarsi per amore va bene ma non farlo subito va bene lo stesso. E sulla frase del titolo, va rilevato che Mamma mia! è diventato nel mondo anglosassone un' espressione di uso corrente. Prova ne sia che la rivista «Newsweek» ha dato riscontro alle ultime elezioni nostrane mettendo in copertina la foto del vincitore Berlusconi accompagnata da un costernato e poco augurale «Mamma mia!».
Tullio Kezich
|
| |
Panorama, n. 41 2008
Scanzonate pantere grigie
All'inizio si pensa che ci sia troppo sole, sin troppo mare turchino riflesso negli occhi delle ragazze, troppo hippy style anche nella regia, sbrodolona e disattenta, vintage come i pantaloni a zampa d'elefante, pericolosamente vicina a videoclip dell'epoca degli Abba. Poi, travolti dalla versione cinematografica del supercult di Broadway, si comincia a ballare sulla poltrona al ritmo della musica, rapiti soprattutto dall'eclettica bravura di Meryl Streep, cantante e ballerina capace di non prendersi sul serio, e dai refrain del gruppo musicale più camp e kitsch del secolo (scorso). Improvvisamente pare meravigliosa persino quell'isoletta fatata dell'Egeo, così posticcia, con la ragazza che sta per andare in sposa ma scopre di avere almeno tre possibili padri grazie alla spensieratezza giovanile della mamma femminista. Il divertimento, se ci si lascia andare e non si pensa troppo al cinema, è garantito e infarcito di nostalgia per le tutine in lurex e le zeppe che i protagonisti, ormai vecchietti, esibiscono nell'estroso finale. Perché la riuscita del film, come usa adesso, è dovuta soprattutto alla bravura scanzonata e autoironica delle pantere grigie Streep, Julie Walters, Pierce Brosnan, Colin Firth, Stellan Skarsgård.
Piera Detassis
|
| |
Il Messaggero, 3 ottobre 2008
Mamma mia come
balla Meryl Streep!
Brevi note a uso degli antipatizzanti. Se non siete dei fan compulsivi degli ABBA; se le zeppe e i vestiti luccicanti anni 70 non vi incantano; se la sola idea di un musical di Broadway trasportato su un'isoletta greca piena di indigeni sorridenti e pittoreschi sullo sfondo, vi fa venire l'orticaria; se insomma non pensereste mai di andare a vedere Mamma mia!, state in guardia. Durante il film potreste scoprirvi di colpo convertiti, o quantomeno trasportati per poco meno di due ore in un mondo così assurdo e zuccherino da abbattere ogni resistenza a suon di canzoni dannatamente orecchiabili (per giunta sottotitolate, cosa che non guasta) e abilmente cucite insieme da una trama più maliziosa di quanto sembri.
In Mamma mia! infatti c'è una figlia che non sa chi sia il padre, una madre che da giovane si divideva fra tre amanti, quegli stessi ex-amanti che tornano, una ventina d'anni dopo, sull'idilliaca isoletta greca della loro giovinezza fricchettona, segretamente invitati dalla figlia della loro ex (e di uno di loro) alla sua festa nuziale, e naturalmente ignari di tutto.
Gli spettatori più informati vedranno in questa trama un rovesciamento allegramente immoralistico del vecchio Buonasera signora Campbell, amabile commedia del '68 con Gina Lollobrigida nei panni dell'italiana che per vent'anni abbindola i tre soldati americani con cui amoreggiava durante la guerra, lasciando credere a ognuno di loro di essere il padre di sua figlia. Finché i tre ex-militi arrivano casualmente tutti insieme in Italia per conoscere la ragazza...
La simmetria fra i due plot ci dice fino a che punto una fiaba può cambiar segno restando una fiaba. Ma facciamola breve: Mamma mia! non sarebbe nulla senza le canzoni degli ABBA, assai più spiritose e meno datate di quanto avremmo sospettato; e soprattutto senza la strepitosa performance di Meryl Streep, che pur avendo quasi vent'anni più del ruolo riesce a comunicare un'energia, un buonumore, una felicità (artistica innanzitutto) semplicemente irresistibili.
Non era una scommessa vinta in partenza. Quando Meryl Streep corre a zig-zag incontro alle amiche di gioventù appena sbarcate sull'isoletta vestita con cappellone di paglia, salopette jeans e scarpe da tennis, per poi improvvisare insieme un balletto goliardico tutto urli e mossette, ad esempio, il termometro del kitsch sfonda ampiamente il tetto del sopportabile. Ma pochi minuti dopo ecco Meryl ballare sui tetti la sua allegria e il suo sconcerto sulle note di Mamma mia!, e qualcosa inizia a sciogliersi.
Il resto, se vi lasciate andare e pensate che perfino la rigidità e le giacche stiratissime di Pierce Brosnan facciano parte del gioco, può esser preso come una godibilissima prova di professionismo (ogni membro del cast trae forza e simpatia anche dai suoi difetti). O come un'inquietante metafora dell'alleanza fra gerontocrazia e girl power. Ma se la prendete così siete molto, molto di cattivo umore.
Fabio Ferzetti
|
| |
Il Giornale, 3 ottobre 2008
Che brava la Streep al ritmo degli Abba
Uno esce dal cinema frizzando e ha una voglia pazza di ballare, le canzoni degli Abba nei piedi e nella testa. Ti credo, quando c'è di mezzo un musical teatrale collaudato nel mondo; una sposa, Sophie (Amanda Seyfried), col visino fresco e la voce matura e, soprattutto, sua madre Donna, una tardona hippie, impersonata dall'inossidabile Meryl Streep al suo primo film musicale. E se la Streep ha già dato prova del suo talento canoro (in Cartoline dall'inferno e Radio America di Altman), sorprende il suo timbro potente e l'energia fisica, che mette nei balletti in salopette. La storia è classica: per vent'anni la giovane nubenda ha ignorato chi fosse suo padre. La mamma da ragazza aveva il letto facile e, sull'isolotto greco dove l'attempata tutto pepe manda avanti una pensioncina familiare, s'era accoppiata con tre maschi: Harry, l'imbalsamato Colin Firth (poi passato all'altra sponda); Sam, l'elegante Pierce Brosnan ed Harry, il flemmatico Stellan Skarsgard. Chi accompagnerà la sposina all'altare, visto che Sophie ha invitato il trittico alle nozze per scoprire di chi è figlia? Ma non si tratta di un dramma: gli americani, per fortuna, sanno far ridere e piangere, imbastendo il tutto sullo sfondo del Mar Egeo, il che acuisce il senso d'evasione del film. C'è poi il concetto della «seconda opportunità»: nonostante l'avanzare degli anni, le due amiche di Donna (Julie Walters e Christine Baranski, autoironiche su rughe e affini) trovano l'amore e la voglia di campare. Siccome a Ovest i vecchi non mancano, ecco una valida ragione per fornire loro una notevole dose di buonumore su base Pop anni Settanta.
Cinzia Romani
|
| |
L'Espresso, 2 ottobre 2008
Musical alla deriva
Meryl Streep è l'agile e tonica protagonista di Mamma mia! il musical che si ispira alle canzoni dei leggendari Abba. Ma il film non convince per le coreografie troppo casalinghe e approssimative
Il musical americano classico, almeno sino a 'Chicago', è sempre stato un meccanismo perfetto di tempi, passi, pause, ritmo, ballerini. 'Mamma mia!' di Phyllida Lloyd, regista di teatro e di lirica, obbedisce invece al motto più contemporaneo, 'Sciatto è meglio'. E non per caso. Dice il coreografo Anthony Van Laast: "Quando si lavora con i danzatori professionisti è sempre tutto troppo perfetto, fluido, non ci sono sbavature. Gli attori apportano sempre qualcosa di 'reale' al movimento".
In realtà gli attori (Meryl Streep agile e ginnica, i suoi tre ex amanti Pierce Brosnan, Colin Firth, Stellan Skarsgard) non sanno ballare, lei è volonterosa ma dilettante, loro sono statue: per forza i balletti di 'Mamma mia!' risultano approssimativi e casalinghi. In compenso sono meravigliose le musiche degli Abba, il gruppo svedese di rock sentimentale: il film ripresenta le loro canzoni più belle e vivificanti, 'Dancing Queen', 'Waterloo', 'I Have a Dream', 'Our Last Summer', 'Gimme! Gimme! Gimme!', 'The Story of My Life', appunto 'Mamma mia!' e altre.
Tom Hanks e sua moglie Rita Wilson (in parte greca, già produttrice de 'Il mio grosso grasso matrimonio greco') sono i produttori esecutivi del film ricavato dal musical 2001 di gran successo fino in Asia e in Australia. La storia ambientata in Grecia sull'isola che non c'è (Kalokairi non esiste, i pochi esterni sono stati girati nell'isola di Skiatos, a Skopelos, ma soprattutto negli studi londinesi di Pinewood) è, come sempre nei musical, un intreccio di equivoci, fraintendimenti e pasticci: intorno al matrimonio della figlia di Meryl Streep, americana ex svelta che gestisce l'albergo Villa Donna. Lietissimo fine: dei tre uomini che la sposa considera suoi possibili padri, uno si rivela gay, il secondo trova una compagna, il terzo sposa Meryl Streep (le loro nozze sostituiscono quelle rinviate della figlia). Tutto caruccio, luccicante e realizzato al massimo risparmio.
Lietta Tornabuoni
|
| |
L'Unità, 2 ottobre 2008
Ma tua madre lo sa che canti gli ABBA?
Una giovane sposa (Amanda Seyfried) vuole conoscere il padre che non ha mai incontrato. Dalla madre (Meryl Streep) nessun indizio: dal sogno hippie d'antan su un'isola greca si era risvegliata ragazza madre e risentita col genere maschile. E per tirare avanti si era inventata un hotel col suo nome e lo stesso mare davanti: Villa Donna. Ma la figlia insiste: mentre fervono i preparativi della cerimonia, lei spulcia nel diario dei ricordi materni e dai "tre punti di sospensione" dopo certe serate con i freakkettoni di allora, ricava tre nomi di possibili padri. Li invita tutti al matrimonio, per stare sicura. Sull'isola arrivano pure due vecchie amiche di Donna, che non hanno perso la fibre di ex bad girls, con lei negli incredibili Settanta in un trio tutti luccichii e coretti (poi venne Sex and the city e, detto fuori dal film, nulla fu più come prima). Inizia così un balletto - anzi un vero e proprio musical - di imbarazzi, equivoci, conti in sospeso e fuochi che si riaccendono.
Destino segnato il grande schermo per un musical in scena dal '99, Mamma mia! è la celebrazione di tutto ciò che di romantico e danzereccio hanno prodotto in dieci anni (dal '72) gli ABBA, Agnetha e Björn, Benny e Anni-Frid, gruppo palindromo con successo palindromo (SOS), la più grande macchina di profitti svedese dopo le automobili Volvo. Biondi, in coppia, super glitter e in lingua inglese, hanno mietuto successi e sedimentato nelle coscienze, più influenti ora che venticinque anni fa. Madonna nell'ultimo album ha apprezzato l'esplicita "Gimme gimme gimme (a man after midnight)", il movimento gltb li venerava da tempo. Edizione cinema con la stessa produzione di quella teatrale, questo sogno bucolico di mezza età colpisce nel segno e redime le ragazze senza padre e le mamme single e reintroduce il concetto (molto greco) della "paternità diffusa". Anche per i gay. Amanda Seyfried ha occhi traboccanti sentimento a ogni inquadratura. Meryl Streep cantava nell'ultimo meraviglioso film di Robert Altman, qui balla pure ed è forse l'unica che non sbaglia un colpo da inizio carriera. La vera dancing queen di Hollywood.
Pasquale Colizzi
|
|