Testata

home rivista recensioni comunicati i fatti cyclopedia spazio regioni commedia dell'arte biblioteca teatro danza contatti
novità video sostenitori interviste link archivio primo piano cartelloni testi lavoro cerca blog


 

 
  recensioni online        
             
  cinema concerti danza lirica prosa storiche
             
             
  prosa          
             
 
             
             
  ricerca per locandina
  A | B | C | D | E | F | G | H | I | J | K | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | W | X | Y | Z | 0-9
  ricerca per titolo      
             
             
   
 

MalattiaMalattia

progetto e regia di Mitridate Keradman
Con Massimiliano Cutrera, Giulio Turli, Teodora Nadoleanu, Daniel Terranegra
Scene di Francesco Ghisu
Spettacoli, proiezioni, incontri e letture
Roma, Teatro Sala Uno, dicembre 2007

   
 
www.Sipario.it, 28 gennaio 2008

Un bagno di Noir, seduti a teatro, in cerca di emozioni proibite. A volte è possibile. E quando accade si gioisce della riuscita di un’impresa a dir poco titanica. Sempre difficile dare dignità sul palcoscenico a questo genere letterario, tenendo viva la tensione, facendo vibrare il climax narrativo, coinvolgendo lo spettatore come farebbe uno scrittore concatenando eventi e tessendo fili di equivoci, inquietanti scoperte, paure. L’angustia dello spazio scenico, i limiti della parola nel suo passaggio dal libro alla recitazione spesso non aiutano.

“Malattia” è un singolare capitolo della ricca rassegna noir capitolina (spettacoli, film, incontri e letture) firmata Shahroo Kheradmann. Nasce da un libro, “L’assassino che è in me” di Jim Thompson. scrittore americano scomparso, talentuoso ma sconosciuto a molti. I suoi personaggi sono truffatori, perdenti, psicopatici, ai margini della società o perfettamente integrati. Non ci sono “buoni”, difficile trovarli nei romanzi. Tutti nascondono qualcosa. Tutti nascondono una malattia: il dolore di vivere divenuto odio, egoismo, vizio e istinto omicida. Come il protagonista di “Malattia”, che piano piano, a sorpresa, toglie la maschera. Una follia criminale celata da sorrisi e buoni propositi. Le note di una chitarra elettrica, suonata dal vivo e in creazione libera e continua, quasi ossessiva, fanno da sottofondo e contrappunto a lampi di trama narrativa. La tensione è palpabile e quando all’improvviso, in una scena d’amore malinconica e venata di stranezze, il nostro antieroe da un innocuo frigorifero tira fuori la mano mozzata di una donna e le sfila l’anello dal dito, il paradosso e la sorpresa esplodono.

Tavoli di metallo appesi a catene che piombano dal soffitto, qualche suppellettile casalingo: tutto il mistero e l’abisso umano del romanzo sono affidati alla recitazione. Gli attori si dividono con grande naturalezza e forza espressiva tra svagata percezione del reale e piena consapevolezza di se stessi. Ma il ritmo, serrato, vive anche di momenti d’un cantilenante dipanarsi degli eventi. Una lentezza innaturale, alternata alla violenza di omicidi inaspettati e discorsi al limite del delirio. Non è dato capire la vicenda, non nel particolare almeno. Né, forse, fino in fondo, la psicologia dei personaggi. Un intento voluto. In scena sono le atmosfere e le suggestioni del Noir.

Flavia Bruni

     
 
© Sipario 2011