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Madagascar 2
Madagascar 2di Eric Darnell e Tom McGrath (Usa, 2008)
 
L'Unità, 19 dicembre 2008

Air Penguin peggio di Alitalia

Allacciate le cinture, si parte: Alex il leone, Melman la giraffa, Marty la zebra e Gloria l'ippopotamo vogliono tornare a casa, l’esperienza nell’isola africana è stata bella ma alla lunga ha stancato. Si torna allo zoo di Central Park: New York, cemento, turisti e alberi nelle aiuole chiamano queste star cittadine da esposizione. Mica sono personaggi di “Lost”! Ma il trabiccolo volante in direzione America, messo insieme dai tirannici pinguini alla testa di scimmie operaie (che hanno pure tentato di scioperare) avrà vita breve: se Alitalia rinuncia a decollare, Air Pinguin non se la passa meglio. Dal Madagascar il velivolo finisce poco più in là, nella sconfinate distese africane. “Solo due dispersi” assicura il capo-pinguino, “bilancio accettabile”. Se lo dice lui! Insomma (sarà colpa dei produttori, siamo sicuri) per il leone ballerino, la zebra che parla a mitraglietta, la giraffa ansiolitica (è il Woody Allen del gruppo) e l’ippopotama sfacciata ma scaltra, si ricomincia daccapo. Come turisti tra le loro specie di appartenenza, tireranno avanti (fino alla prossima puntata).

Stessa squadra DreamWorks dell’episodio precedente (500 milioni di dollari racimolati), Madagascar 2 – Escape Africa mette in campo come al solito le voci da star per vendere meglio: Ben Stiller, Chris Rock, Jada Pinkett Smith, Sacha Baron Cohen/Borat e will.i.am dei Black Eyed Peas che fa Moto Moto, l’ippopotamo coatto e pettoruto. Nel ruolo di se stessi da cuccioli i figli di Ben Stiller e Jada Pinkett Smith (meglio metterli a guadagnare da piccoli). Ma a voi questo che interessa? In Italia le voci sono di Alex&Franz. Episodio dedicato alle famiglie che si ricongiungono, le coppie (ordinarie) che si formano, ai padri che devono accettare i figli ballerini (come non fece quello di Billy Elliot). A parte le trovate simpatiche – fior di sceneggiatori pagati apposta – e l’animazione (non sarà il masterpiece di casa), queste operazioni iniziano ad essere ripetitive. Vedere animali che si comportano da umani alla lunga annoia. Se dalle possibilità dall’animazione ci aspettiamo di più, è perché abbiamo avuto esperienze come Wall-e (pur vero che i capolavori non si replicano a comando).

Pasquale Colizzi

 
Il Giornale, 9 gennaio 2009

Che spasso quegli animali sull'aereo

Quattro animali dello zoo di New York prendevano la via dell'Africa, evocazione della nascita della Liberia a opera di ex schiavi. In Madagascar 2 abbiamo l'anabasi: dal Madascagar il gruppetto prende il volo su un aereo ricostruito alla meno peggio (come nel Volo della fenice), ma riesce solo a raggiungere il continente africano; qui avviene il ricongiungimento del leone con il padre, capo branco insidiato da uno dei suoi componenti (come nel Re Leone). La trama non brilla dunque per originalità, ma brio e intelligenza sopperiscono in questo film d'animazione scritto da Etan Cohen, sceneggiatore del sottovalutato Idiocracy.

voto 7

MC

 
Il Mattino, 20 dicembre 2008

In Africa a colpi di cartoon

Sembrerebbe inutile esprimersi sul campione d'incassi annunciato, ma «Madagascar 2» rivendica a viso aperto anche l'attenzione di una critica non (più) spocchiosa. Il primo capitolo delle avventure del Leone, la Zebra, la Giraffa e l'Ippopotamo aveva già fatto il pieno di consensi, ma il sequel non delude e anzi accentua la capacità di parlare per «interposto animale» delle paure e le pazzie del nostro tempo. Il delizioso cartoon, diretto da Tom McGrath e Eric Darnell per la DreamWorks, riprende le fila della storia con i fuggiaschi sperduti e sconsolati sulle spiagge del Madagascar e desiderosi a sorpresa di tornarsene nelle gabbie del confortevole zoo newyorkese. Peccato che l'aereo, «riparato» dagli impagabili pinguini pasticcioni, è costretto a un atterraggio di fortuna alle falde del Kilimangiaro: una pianura remota e incontaminata, in perfetto stile documentario National Geographic, dove i nostri antieroi potrebbero finalmente fondersi con le comunità e le famiglie d'appartenenza. A questo punto, però, scatta l'intelligenza del copione che promuove un semplice, ma avvincente rovello identitario: una serie inesausta di citazioni sarcastiche, prese in giro dell'attualità e rovesciamenti dei modelli mediatici farà sì che il ritorno alle radici si trasformi rovinosamente in crisi esistenziale... Così gli immancabili turisti bamboccioni, le velleità della medicina alternativa o i sacrifici propiziatori da barzelletta démodé riescono a comporre un vivacissimo «murales» tenuto insieme dalla bellezza finto-naif dei paesaggi e dalla colonna sonora allusiva della black music più sofisticata. Anche se bisogna rinunciare al gusto delle voci americane (il nostro doppiaggio tiene comunque il passo), ci si diverte a più non posso con le gag inscenate da vecchi e nuovi personaggi, una sarabanda di follie che quanto più si concentra sul Continente Nero, tanto più fornisce un quadro realistico, ma non moralistico del caos in cui l'intera umanità si trova oggigiorno a brancolare. Le sequenze-culto si sprecano, basti pensare al duello di Alex il Leone con il suo doppio selvaggio che il poveretto crede di potere risolvere piroettando come John Travolta; oppure all'Ippopotamo (femmina) che deve districarsi dalle smanie sessuali del ciclopico e scostumato maschio locale. Senza dimenticare lo show-nello-show del pazzoide re Lemure, non a caso doppiato nella versione originale da Sacha «Borat» Cohen. Se non fosse stato preceduto da «Wall-E», sarebbe questo il titolo migliore a metà strada della stagione cinematografica.

Valerio Caprara

 
Il Messaggero, 19 dicembre 2008

"Madagascar 2", il ruggito del sequel

E non gli va mai bene niente. Prima è voluto fuggire dallo zoo business di New York per raggiungere casualmente l'ostico Madagascar. Poi, stufo dell'isola, il leone adone Alex organizza una nuova migrazione per tornare a casa. Ma purtroppo l'aereo della II Guerra Mondiale riparato e guidato dai soliti pinguini militarizzati precipita in Africa. Alex scoprirà che da quelle parti vivono i suoi parenti. Continuano a seguirlo imperterriti Marty la zebra caciarona, Melman la giraffa ipocondriaca, Gloria l'ippopotamo dominatrix, Julien il re coatto dei lemuri e l'invasato gruppetto di pinguini. Ancora i più divertenti. Dalla giungla alla savana. Ecco Madagascar 2, ovvero tornano gli animali newyorchesi alle prese con la tragicomica riconquista della perduta ferinità. Il cartone Dreamworks è ruggente e struggente, per via di parenti, amici e tanti guai che Alex trova nel Continente Nero. Certo, l'idea geniale dell'originale (l'animale che torna animale) è ripetuta e non superata ma si parla sempre di eccellente animazione per grandi e piccini. Piena di trovate da urlo come la storia d'amore tra la giraffa e l'ippopotamo. Solo Valeria Marini e Cecchi Gori era una coppia più buffa. Ale e Franz come voci al posto del leone Ben Stiller e della zebra Chris Rock. Ottima scelta.

Francesco Alò

 
Corriere della Sera, 19 dicembre 2008

Uno zoo senza fantasia

Quand' ero bimbo qualcuno mi regalò un libretto intitolato Pinocchio al mare. Mi precipitai a leggerlo, lieto che le avventure dell' adorato burattino non fossero finite con la sua metamorfosi in bambino per bene, ma fu una delusione. Ero già abbastanza critico per intuire che quello era solo un tentativo, furbastro quanto vano, di sfruttare un successo precedente; e da allora, nonostante il tempo trascorso, ogni volta che vedo un sequel collegato con l' opera originaria solo per motivi di speculazione, non posso fare a meno di ripetere: «Ah, ci risiamo: questo è Pinocchio al mare!» Nella categoria rientra in pieno Madagascar 2, per cui mi corre l' obbligo di un avvertimento ai papà che si preparano a portarci i figlioli: sono sicuro che qualche risatina il film ve la strapperà, però a intermittenze; e non mancheranno i tempi morti in cui sbirciare l' orologio, per poi concludere all' uscita dal cinema: «Era meglio il primo!» In operazioni come questa mentre cala pericolosamente la quota di fantasia cresce a dismisura quella della mercificazione. Dal pacco gentilmente inviatomi dalla Mondadori saltano fuori ben 6 libri e libretti 6, tutti sotto l' insegna Dreamworks e intitolati a Madagascar 2. C' è un riassunto illustratissimo della trama chiamato La storia con le immagini del film (consigliato dai 6 anni), un fascicolo più economico con solo 8 pagine a colori chiamato La storia (dai 7 anni), un giochetto per cui bisogna armarsi di matite colorate, Gioca e colora (va bene dai 5 anni); per i più piccini (dai 4 anni) c' è Il libro con gli adesivi (sono 34 da attaccare e staccare) e Il minilibro (che figura già nella lista dei libri più venduti). Per i fortunati rampolli di famiglie abbienti (costa 15 euro) c' è Il superpuzzle in grande formato, con 4 «puzzle selvaggi» da 36 pezzi, ma con un' avvertenza: «Non adatto a bambini di età inferiore ai 36 mesi. Contiene parti di piccole dimensioni». C' è il rischio, insomma, che l' ignaro fanciullo si ficchi in bocca, con fastidiose conseguenze ospedaliere, Alex, Marty, Melman, Gloria, i Pinguini o i Lemuri. Ho così nominato tutti gli eroi della storia, nell' ordine: il Leone, la Zebra, la Giraffa e l' Ippopotamo, ciascuno con il suo acrobatico repertorio di buffonerie in mezzo alle movimentate tribù pinguinesche o lemuristiche. Che siano simpatici, ridanciani e accattivanti non c' è dubbio. Ma avendo sottomano dei tipetti del genere non si poteva inventargli qualcosa di più originale? Purtroppo ci si è accontentati di rifare il primo film alla rovescia: là i nostri eroi imprigionati nelle gabbie dello zoo di New York volevano a tutti i costi tornare in Africa e ci riuscivano, qui ben presto stanchi dal Continente nero e all' insegna dell' eterno motto «Si stava meglio quando si stava peggio» vogliono tornare in USA. C' era lo spunto per imbastire qualche riflessione sull' incontentabilità umana: non ci comportiamo a volte anche noi come gli animaletti di Madagascar? Non smaniamo forse per ottenere il contrario di ciò che abbiamo? Ma evidentemente nel parco sceneggiatori di Hollywood non c' era al momento disponibile nessun emulo di Fedro o di La Fontaine, per cui la trama rientra fatalmente nei ranghi del pensiero debole. Non rattristiamoci troppo, non mettiamola giù pesante. Ma come evitare la sensazione che il cartoon, pur conoscendo in questi anni i maggiori successi della sua storia, rischia di diventare sempre più vuoto e fragoroso, più ossequente alla dittatura degli effetti speciali? Per fortuna c' è un film come Wall-E, che dicono ben piazzato nella massima categoria dei titoli in corsa per gli Oscar. A conferma della teoria, oggi un po' dimenticata, che i migliori libri o film considerati adatti per i piccoli possono andar bene anche per i grandi. E qui torna a puntino il fulgido esempio di un capolavoro per tutti come Pinocchio, non quello al mare, quello vero.

Tullio Kezich

 
La Stampa, 19 dicembre 2008

Africa! Si salvi chi può

Abbiamo conosciuto i protagonisti di Madagascar tre anni fa, in una limpida giornata autunnale a Central Park: il leone Alex istrionico divo dello zoo, la zebra Marty, insoddisfatta della sua vita senza sorprese, il giraffo Melman sempre preoccupato del più piccolo soffio d'aria e l'ippopotama Gloria pacifica e golosa. Un quartetto di animali che della savana non avevano alcuna memoria e parlavano anzi come i personaggi molto cittadini di un film di Woody Allen. Nel capitolo uno, al seguito di Marty che aveva deciso di fuggire dalla sua prigione dorata, i quattro erano naufragati nel lussureggiante Madagascar. Da cui li vediamo ripartire ora, nel numero 2, per riguadagnare Manhattan. Ma il trabiccolo aereo, guidato dai 4 cinici pinguini che in cerca dell'Antartide erano evasi anche loro, è costretto a un atterraggio di fortuna, e dove? Proprio nel continente nero! Ah, dimenticavamo di dire di un brevissimo prequel, che racconta di come l'Alex cucciolo finì nello zoo newyorkese.

Non a caso insomma il sottotitolo di Madagascar 2 suona Escape Africa: finalmente i nostri eroi sono tornati nella terra dei padri e hanno la possibilità di ritrovare la propria identità, ma al solito le cose non risulteranno così semplici. Marty, confuso in mezzo a tanti altri a strisce bianche e nere, si sente un nessuno; il timido Melman innamorato di Gloria soffre le pene dell'inferno perché lei gli preferisce un suo simile, ovvero un baldanzoso ippopotamo, e Alex con il suo carattere ludico scopre di essere una delusione per il padre come quando era piccino.

Inutile dire che il cartone animato realizzato in 3D, ispirandosi al disegno stilizzato dei cartoni degli anni '30 e '40, e diretto con brio dalla coppia Darnell/McGrath è visivamente incantevole; e le tante gag, fra i numeri del vanesio e tirannico re dei lemuri e dei cinici pinguini che rischiano di rubare la scena agli stessi protagonisti, non mancheranno di divertire i bambini. Resta il fatto che stavolta la storiellina (un sotto Re Leone?) sembra imbastita di ritagli.

Alessandra Levantesi

© Sipario 2011