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Machan
Machandi Uberto Pasolini
con Dharmapriya Dias, Gihan De Chickera, Dharshan Dharmaraj, Namal Jayasinghe
 
Il Mattino, 13 settembre 2008

Come emigrare giocando a pallamano

Un film gradevole, appena appesantito da un pizzico di retorica superflua, che affronta in forma di tragicommedia l'emergenza dell'immigrazione. «Machan», selezionato dalle Giornate degli autori alla recente Mostra di Venezia, segna l'esordio dietro la macchina da presa di Uberto Pasolini, il brillante produttore di «Palookaville», «Full Monty» e «I vestiti nuovi dell'imperatore» che ha tratto da una storia vera lo spunto della sceneggiatura firmata in tandem con la drammaturga cingalese Ruwanthie de Chickera. In effetti sappiamo pochino dello Sri Lanka, nonostante l'ormai diffusa familiarità con i lavoratori venuti dalla mega-isola soprannominata «lacrima dell'India» e il film aiuta a immergersi nel formicolio disperato ma non tetro delle baraccopoli di Colombo dove, nella prima parte, si muovono i due ideatori di un imbroglio a fine di sopravvivenza. Qualche lentezza descrittiva e poi lo scatto: venuti a conoscenza dell'invito ufficiale rivolto alla Nazionale di pallamano del loro paese a partecipare a un torneo in Baviera, Manoy e Stanley si mettono di buona lena ad arruolare ogni sorta di emarginati che dovranno formare la fantomatica squadra da trasferta. Il miraggio di un insperato visto per l'estero (quasi sempre negato dalle autorità) fa sì che il gruppo iniziale cresca a vista d'occhio, senza peraltro risolvere il piccolo inconveniente della loro assoluta incapacità agonistica (per la verità non conoscono neppure le regole del gioco). Facile immaginare come «Machan» diventi esilarante nella seconda parte, quando i nostri antieroi, interpretati da bravissimi e simpaticissimi attori esordienti, si ritrovano sul campo... con l'unico obiettivo di filarsela per sempre.

Valerio Caprara

 
Corriere della Sera, 12 settembre 2008

Quei finti campioni dello Sri Lanka

Debutta come regista Uberto Pasolini, nipote di Visconti e produttore di Full Monty, dimostrando di aver capito la lezione: un tema forte, l' immigrazione, il disfacimento delle famiglie, ma trattato coi ritmi da commedia. Riprende una notizia di cronaca, secondo cui un gruppo di malmenati dalla vita, cingalesi e altre etnie di una bidonville a Colombo, si fece credere per evadere in Europa la squadra Sri Lanka di pallamano per raggiungere Monaco, sfidare i tedeschi, perdere alla grande ma spargersi nel mondo. Ancora oggi le autorità stanno cercando quei 23 finti campioni. Un puzzle di storie vere anche divertenti, con molti fattori umani trattati con pudica leggerezza, l' immigrazione attuale vista con lo sguardo di chi sa quanto coraggio e disperazione richieda lasciare il proprio Paese. voto 7,5

Maurizio Porro

 
Il Messaggero, 12 settembre 2008

I perdenti irresistibili di "Machan"

Poveri cristi cingalesi somigliano a gruppo di disoccupati inglesi di qualche anno fa. Gli inglesi si spogliavano. I cingalesi si fingono giocatori di pallamano. È Machan di Uberto Pasolini, già produttore di Full Monty qui al suo esordio registico. Un gruppo di poveracci dello Sri Lanka pur di emigrare si finge la nazionale di palla a mano. Arrivato in una Germania molto accogliente lo Sri Lanka National Handball Team perde la prima partita 72 a 0. La seconda va meglio: 51 a 0. Nella terza farà un goal per sbaglio. Poco prima che la polizia capisca la frode, i falsi giocatori si sparpaglieranno per tutta Europa. Tratto da una storia vera, Machan è sia autore che cinema di genere con richiami a Fuga per la vittoria di John Huston (una volta in campo il demone dello sport ti costringe a fare sul serio pure se hai altre priorità). Il soggetto è già sentito ma il cast che Pasolini raggruppa è strepitoso e originale, così come tutta una prima parte ambientata in uno Sri Lanka che sembra l'Italia de I soliti ignoti: così povero e malridotto da far morire dalle risate. Presentato alle Giornate degli Autori a Venezia, è stato con Pranzo di ferragosto il film simpatia del Festival.

Francesco Alò

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