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Uomo privato
(L')
di
Emidio Greco
con Tommaso Ragno, Myriam Catania,
Giulio Pampiglione, Ennio Coltorti, Mariangela D'Abbraccio
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Corriere della Sera, 9 novembre
2007
Professore in fuga dai riti della borghesia radical chic
Primo: il film è recitato benissimo da Tommaso Ragno,
attore di teatro che si impossessa dell'affermato seducente
prof. di diritto che entra in crisi dopo il suicidio di un
suo allievo che lo pedinava, e lo restituisce con una sfumata,
dolorosa intensità, con stupore. Secondo: Greco ci ripaga
con la bella sceneggiatura e una dizione italiana delle notti
prima e dopo gli esami, una boccata di sapiente intelligenza
drammaturgica da un regista che non fa sconti sulle polemiche
della società dei salotti dell'ex basso impero inscenando
un presepio di vip e vippini, soubrettine tv ed onorevoli,
contesto della crisi esistenziale di un uomo sazio dei riti
della borghesia radical chic, delle pericolose connivenze con
l'alta finanza e di inutili convegni sul mondo virtuale. Decide
di guardarsi dentro: avrà paura. Ogni riferimento a
Pirandello e quindi ad Antonioni non è puramente casuale;
spira aria da buon cinema anni 60, ma con ramificazioni molto
attuali.
VOTO: 7/8
Maurizio Porro
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Il Mattino, 3 novembre 2007
L'uomo privato» tra
parabola e simbolismi
Saggio senza rete di cinema simbolico-psicotico «L'uomo
privato» racconta la parabola di un solitario e donnaiolo
professore di diritto. La pretesa del protagonista sarebbe
quella di non contaminarsi con la "sporca realtà",
pur sfruttandola cinicamente fino all'osso; ma la scintilla
drammaturgica - il suicidio di uno studente che sapeva troppo
- rischia di mandare in mille pezzi il torvo progetto esistenziale.
Recitazioni dilettantistiche, dialoghi implausibili e simbolismi
abborracciati tengono il film come in apnea dal prologo all'epilogo.
v.ca
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Il Tempo, 2 novembre 2007
Un docente di diritto
all'università è convocato
una sera dalla polizia perché riconosca il cadavere
di un giovane suicida.
Non lo riconosce perché non lo conosce anche se gli
dicono che l'altro aveva con sé un foglietto con il
suo nome, l'indirizzo e il numero di telefono.
Qualche giorno dopo, sempre la polizia, lo informa che il suicida
era stato l'amante di una ragazza con cui lui aveva avuto tempo
prima una relazione bruscamente e burrascamente interrotta.
Subito interrogata, la ragazza ammette tutto, dicendogli che
il giovane, ossessivamente innamorato di lei, era gelosissimo
della sua precedente relazione; come, di lì a poco,
lo confermerà al docente un video, recapitato all'università,
in cui capirà di essere stato seguito, pedinato e di
continuo spiato dal giovane prima di uccidersi. Si era dunque
ucciso perché morbosamente geloso di lui? Di quella
morte, perciò, è lui adesso il responsabile?
Dal sospetto al rimorso, fino a un turbamento che togliendo
all'uomo tutte le sue certezze, lo isolerà dal lavoro
e dal suo ambiente.
Ci ha raccontato questo sofferto itinerario Emidio Greco, scrivendosi
anche il soggetto e la sceneggiatura. All'inizio ci ha presentato
il protagonista con un carattere chiuso, quasi rigido, sempre
sulla difensiva, anche con le donne che comunque non si risparmia,
pur trattandole spesso solo come oggetti.
Poi, via via, dopo la scoperta di quella sua possibile responsabilità,
quasi scardinandolo, da duro e forte trasformandolo in fragile,
pronto a respingere quanto lo circonda ed era parte integrante
della sua professione, a cominciare da un convegno internazionale
che, svolgendosi di fronte a lui proprio nel momento dei suoi
interrogativi più laceranti, glieli accentua separandolo
da tutto.
Con molti echi attorno: la società metà colta,
metà mondana che lo circonda, le donne cui si lega o,
l'aggiunta, a margine, di un sospetto di «giallo»,
insegnamento universitario che tende a rispecchiarne l'isolamento
e il distacco, anche ideologici.
Per arrivare, tirando le file di tutto, al ritratto di una
crisi che, pur lasciata inconclusa, potrebbe risultare irreversibile.
Una ricerca psicologica meditata e spesso anche sottile, commentata
dagli echi classici delle musiche di Luis Bacalov e sostenuta
dalla recitazione asciutta e spesso solo interiore di Tommaso
Ragno, visto di recente, dopo molto teatro, nel bel film di
Kim Rossi Stuart, «Anche libero va bene».
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Il Giornale, 2 novembre 2007
l docente affascina
gli studenti ma in università si
nasconde il giallo
A Torino un convegno internazionale, ispirato alla dicotomia
schmittiana di «amico-nemico» e suggerito da un
giurista universitario (Tommaso Ragno), consulente di grosse
imprese; a Pisa una studentessa (Myriam Catania) incapricciata
di lui e uno studente (Giulio Pampiglione) - succube di lei,
geloso di lui - che si suicida o è ucciso... Ecco L'uomo
privato , scritto e diretto da Emidio Greco. Nel personaggio
principale confluiscono vari, reali accademici, fusi in una
persona ritrosa, dunque in un uomo privato, dotato e algido,
colto e flessibile: ai «poteri forti» la cultura
piace, sì, se serve. Ellittico, L'uomo privato è ben
fotografato e ben costruito, anche scenograficamente: meglio
queste rarefazioni che spiegazioni affidate alla voce fuori
campo o alla didascalia finale.
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Il Manifesto, 27 ottobre
2007
Perché l'angoscia esistenziale dell'uomo di successo oggi non ha
più il diritto di esistere. Ma quella della film commission sì
Seviziato da troppe amanti, iperangosciate o logorroiche, e annoiato dal
successo, un prof universitario quarantenne (Tommaso Ragno, inquietante nella
sua recitazione «a levare pressoché tutto»), sorta di
Sgarbi, se non fosse anche oggetto d'attrazione dei suoi studenti in diritto,
oltre che di vip, ingioiellate rifatte, yes men e di un misterioso persecutore
invisibile, scopre, grazie altri due brividi (quasi un avviso di garanzia
e un intoppo professionale) quanto sarebbe inebriante la vita, se non del
perdente, almeno in un noir. E che forse sarebbe meglio la fuga e l'approdo
in un altrove snodato, rivoluzionando i proprii sistemi pulsionali. Strana
l'autocritica, anche se il tono è sabaudo, di un autorevole cineasta
old fashion che non ne può più delle proprie ossessioni e piaceri
ritmico-ottico-sentimentali, e chiede a chi fa e vede cinema, di aprir finestre,
far entrare aria nuova e leggerezza, per contrastare i drammi rosa sciocchi
parrocchialmente doc, almeno con un individualismo celibe e anarchico. La
pesantezza non dell'essere, ma del set, della città come corpo contundente
(anche se aspirerebbe all'estasi del postindustriale) però si oppone
alle capriole formali promesse da L'uomo privato. Certo, questa di Emidio
Greco (regia e copione) è ancora storia metropolitana, sulla privacy
impossibile. C'è chi ti controlla, ti fotografa, spia i vestiti che
compri, i discorsi che fai (oggi che siamo tutti cellularmente pazzoidi).
E quel privato sottolinea anche la macelleria d'organi, aria, spazio, emozioni
nel regno del biopolitico. Greco però nuota nella granitica, più che
barocca, e diritta città, e non si accorge che invece dell'immaterialissima
vibrazione promessa, fabbrica come un tumore d'immaginario, solo un grattacielo
più alto della Mole.
r.s.
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