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Lulù
di Carlo Bertolazzi
Drammaturgia: Federica Di Rosa
Regia: Andrée Ruth Shammah
Scene: Elena Martucci
Costumi: Barbara Petrecca
Video: Luca Scarzella
Interpreti: Marco Balbi, Chicca Minini, Sabrina Colle, Marco Vergani, Pietro Micci, Eugenio de’ Giorgi
Produzione: Teatro franco parenti in collaborazione con Rai
Milano, Teatro Franco Parenti dal 21 al 31 gennaio 2010
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www.Sipario.it, 19 marzo 2010
Verificare come i nuovi linguaggi, e in particolare quello della televisione, possano immettere nuova linfa in un autore certo datato come Bertolazzi, poteva essere un’idea originale, ancorché un po’ peregrina. Inoltre il progetto di uno stage preparatorio, destinato a giovani attori usciti dal varie università lombarde, tenutosi alla Rai, per sperimentare l’utilizzo di tali nuovi linguaggi, poteva avere una interessante valenza di ricerca, oltre a fornire ad alcuni di essi, come peraltro è successo, opportunità di lavoro.
Peccato che ben poco dei risultati di questa ricerca sia emerso nello spettacolo, salvo un manipolo di macchinisti, cameraman, una segretaria d’edizione, le cui presenze impicciavano l’azione. Quanto all’invenzione drammaturgica di una figura che, nel doppio ruolo di personaggio della vicenda (Riccardo de Farnesi) e di occhio esterno, alla ricerca della vera identità di Lulù, più che identificare un’anticipazione pirandelliana in Bertolazzi, si risolveva in una sovrapposizione posticcia di metateatro, su un testo che non sembra affatto giustificarla. L’utilizzo, poi, di scenografie costruite con proiezioni, e gli spezzoni di filmato che riprendevano i personaggi dopo che erano scomparsi fra le quinte, era un simpatico espediente tecnico, ma non certo originale.
Più interessante poteva essere un raffronto con le varie Lulu: di Wedekind, di Pabst, di Berg; ma il tutto si riduce ad una parrucca corvina, alla Louise Brooks (interprete classica di Lulu), indossata e poi tolta svogliatamente dalla nostra, intenta a scegliere abiti e acconciature nel suo boudoir.
Tali soluzioni registiche e drammaturgiche, ancorché opinabili, attengono comunque alla sacrosanta libertà di ricerca. Ma dove lo spettacolo frana senza remissione è nella scelta della protagonista, Sabrina Colle, indiscutibilmente avvenente (ma è poi necessario che l’interprete di Lulù sia una bella donna?), che sembra tuttavia mancare di una strumentazione attorale che le consenta di interpretare il personaggio, specie all’interno di una cifra espressiva sostanzialmente improntata al naturalismo, perseguita con ben diversa professionalità dalla maggior parte degli altri attori: fra tutti, da citare almeno Marco Balbi e Chicca Minini.
Claudio Facchinelli
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