Sipario

home rivista recensioni comunicati i fatti cyclopedia spazio regioni commedia dell'arte biblioteca teatro danza contatti
novità video sostenitori interviste link archivio primo piano cartelloni testi lavoro cerca blog



 
  recensioni online        
             
  cinema concerti danza lirica prosa storiche
             
             
cinema
 
 
 
ricerca per titolo
A | B | C | D | E | F | G | H | I | J | K | L | M | N | O | P | Q | R | S | T | U | V | W | X | Y | Z | 0-9
   
* Per leggere la trama clicca sulla Locandina
Ultima legione (L')
L'Ultima legionedi Doug Lefler
con Colin Firth, Aishwarya Rai, Thomas Sangster e Ben Kingsley
 
La Stampa, 14 settembre 2007
Strana epopea romana
che qui si lega al ciclo di Re Artù

Bizzarra storia quella di L'ultima legione , soggetto di Valerio Massimo Manfredi che prima di diventare film esce a sua firma sotto forma di romanzo; e che viene poi riadattato dai fratelli Butterworth. E anche bizzarra la vicenda, ambientata nel 476 d.C. quando l'Impero romano d'Occidente cadde per mano del goto Odoacre. Il quale risparmiò la vita al fanciullo Romolo Augusto, ultimo dei Cesari, limitandosi a spedirlo in esilio a Capo Miseno dove pare che questi sia rimasto sino alla morte. Nel fantasy epico prodotto da Dino De Laurentiis le cose vanno in maniera più suggestiva. Prigioniero a Capri, il tredicenne imperatore (Thomas Sangster) viene liberato da un drappello di valorosi (fra cui una bellissima guerriera indiana, l'ex Miss Mondo Aishwarya Rai) guidati dal comandante Aurelio (Colin Firth); e con loro si reca in Britannia per ricompattare i superstiti dell'ultima legione rimasta fedele.

Nell'isola inglese, come predetto da Ambrosinus (Ben Kingsley), il mago tutore di Romolo, si compie la profezia incisa sulla spada di Cesare colà fabbricata, stabilendo una strabiliante (e divertente) linea di continuità fra l'epopea romana e quella del ciclo di Re Artù. Ex animatore alla Disney, Doug Lefler dirige con ritmo quest'avventura salgariana che un tempo avrebbe appassionato le platee dei giovanissimi, passando con naturalezza dalle coste mediterranee alle foreste del nord.
Efficaci i protagonisti incluso il ragazzo Sangster, ottimi la fotografia di Marco Pontecorvo e i costumi di Paolo Scalabrino.

Alessandra Levantesi

 
Corriere della Sera, 14 settembre 2007

«L' ultima legione» dal libro di Valerio Massimo Manfredi

La fine dell' Impero romano in un kolossal fantastorico

Tutti sanno che l' Impero romano cadde nell' agosto 476 quando Odoacre re dei Goti uccise Oreste, patrizio e magister militum, e ne depose il figlio tredicenne Romolo Augustolo, che solo pochi mesi prima era stato proclamato imperatore. Non è facile invece ricostruire ciò che accadde in seguito allo sfortunato fanciullo. Inutile cercare notizie nella classica opera incompiuta «Declino e caduta dell' impero romano» di Edward Gibbon, che si interrompe prima; e poche generiche righe si ritrovano sull' Enciclopedia Italiana. Scartabellando in biblioteca, i dati che emergono sembrano tuttavia indicare che Romolo non finì poi tanto male: confinato da Odoacre a Capo Miseno, nella villa che era stata di Lucullo, fino alla morte sopravvenuta nel 512 ottenne dal barbaro vincitore una rendita annuale di seimila pezzi d' oro. Per cui Friedrich Duerrenmatt scrivendo «Romolo il Grande» (1948), da lui definita «una commedia storica che non si attiene alla storia», colse nel segno descrivendo un ex-sovrano dedito alla pollicoltura e alla svendita dei cimeli imperiali. Altrimenti eroico il destino che traccia per lui Valerio Massimo Manfredi in «L' ultima legione» (Mondadori), un bestseller fantastorico che si aggiunge ai molti di questo fecondo scrittore dall' accattivante vena postsalgariana. La dedica del libro «A Dino» ne svela il retroscena, cinematografico dalla nascita perché il destinatario dell' omaggio è il sempre operativo Dino De Laurentiis. Acquisita l' idea, il produttore impegnò subito per il lavoro di scrittura Carlo Carlei e Peter Rader, i quali (come riconosce l' autore in una nota) «hanno significativamente arricchito questa storia». L' iter del film da fare è stato alquanto tribolato perché caduta la candidatura di Carlei, che doveva dirigerlo, l' ha preso in mano l' americano Doug Lefler su un copione riscritto da Jez e Tom Buttherworth. Sulla falsariga di Manfredi, ma con un' infinità di variazioni e svolazzi in più, il film racconta come un manipolo di fedeli riesce a liberare Romolo e il suo maestro Ambrosinus dalla loro prigione collocata più suggestivamente nel palazzo di Tiberio a Capri e a scortarli, sempre tallonati dai ferocissimi Goti, fino nel nord dell' Inghilterra, ai limiti del Vallo di Adriano, dove sono accampati i resti della Legione Nova Invicta. Sul suolo britannico si svolge lo scontro finale contro le forze unite dei nemici barbari e indigeni, in cui rifulgono ancora una volta gli eroismi congiunti del comandante Colin Firth, della walkiria Aishwarya Rai bella e pericolosa, del giovinetto Thomas Sangster che matura sul campo e del suo ajo misterioso Ben Kingsley. Del quale sapremo che la sua vera identità è quella del mago Merlino di arturiana memoria, garante della sacra spada di Giulio Cesare nota poi come Excalibur. Saldando acrobaticamente, e in modo più clamoroso che nel romanzo, due tradizioni leggendarie, il film assume la fisionomia di un kolossal all' italiana aggiornato attraverso una più doviziosa e mirata qualità dei contributi artistici. Accanto all' uso accorto degli sfondi ambientali tunisini (dove una ricostruzione di Roma antica è a disposizione di chi vuol servirsene) e slovacchi (sostitutivi della Britannia), meritano una citazione la scenografia di Carmelo Argate, i costumi di Paolo Scalabrino e la fotografia di Marco Pontecorvo. Per non parlare della realizzazione sempre impeccabile dei combattimenti e delle scene di massa. Mezzo secolo fa un prodotto siffatto avrebbe forse sbancato il botteghino, ma c' è il timore (accentuato dalla tiepida accoglienza del pubblico americano) che per il gusto odierno L' ultima legione sia un film troppo ingenuo e asettico nel suo scivolare in leggerezza sulla violenza e sul sesso. Poco sangue e niente stupri nel corso del sacco di Roma; e un pudore d' altri tempi negli amplessi fin troppo contegnosi fra il prestigioso Colin e l' incantevole Aishwarya.

Tullio Kezich

© Sipario 2011