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Lower city
di
Sérgio Machado
con L. Ramos, W. Moura, A. Braga, J. Dumont, H. Deda, M. Menezes
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Il Messaggero, 5 luglio
2008
Neanche in Brasile funziona l'amore a tre
Alice come la bambina
di Lewis Carroll, la prima "innocente
perversa" della letteratura moderna. Braga come sua zia
Sonia Braga, icona erotica del cinema brasiliano anni 70. Con
un nome e un cognome del genere basta poco per non essere all'altezza.
Ma Alice Braga non corre questo rischio. Vedere per credere
Cidade Baixa ("Città bassa"), esordio dell'ex-assistente
di Walter Salles, Sérgio Machado, distribuito in Italia
col titolo internazionale di Lower City.
Sorriso disarmante, volto quasi infantile, corpo a metà fra
la lolita e la vamp, Alice Braga è karinna, la squillo
e spogliarellista di vent'anni che un giorno accetta un passaggio
per Salvador de Bahia sullo scassato barcone di due amici,
il bianco Naldinho e il nero Deco, e stravolge la loro vita
per sempre. In un'altra epoca e in un altro contesto l'avremmo
chiamata "dark lady". Ma qui non siamo nell'America
puritana di una volta, siamo nel Brasile più corrotto
e miserabile di oggi.
I due amici che caricano Karinna sul barcone sanno benissimo
i rischi che corrono. «Ci conosciamo fin da bambini,
non sarà certo una puttana a separarci» sentenzia
Naldinho, che dopo esserci andato a letto la prima volta si
affretta a chiedere a Deco come sta andando la partita in tv,
per minimizzare. Balle. La squillo con la faccia da bambina
brucia come una miccia a fuoco lento. Un giorno con uno, un
giorno con l'altro, e appena può con i suoi clienti.
Difficile capire chi preferisca, e se abbia voglia di rinunciare
a quella vita per qualcos'altro.
Non lo capisce Deco, che smaltisce la rabbia tornando sul ring.
Non lo sa nemmeno Naldinho, che dopo essersi visto salvare
la vita da Deco (e avergliela salvata a sua volta), diventa
sempre più ostile verso l'amico, in un crescendo di
liti e aggressioni destinato a sfociare in una furibonda rissa
nei vicoli di Bahia
E tutto - per una volta! - senza mai ricorrere al passepartout
della "omosessualità latente". Non di questo
infatti tratta Lower City, ma del nomadismo. Nomadismo personale
(Karinna non ha un indirizzo, come spiega al poliziotto esterrefatto,
vive dove càpita). Nomadismo esistenziale. Nomadismo
del desiderio. Altro che ménage a tre e cavalleria reciproca
alla Jules et Jim.
Non sono le occasioni che mancano (più che nelle scene
erotiche, piuttosto belle e ormai abbastanza inconsuete, il
film colpisce per i rari momenti di calma che regala ai suoi
personaggi, per certi tempi morti trattati con grande eleganza
visiva). Manca la capacità di pensare ancor prima che
di vivere un rapporto che non sia fatto di dominio e sopraffazione.
Così, più Deco e Naldinho possiedono Karinna,
più lei sfugge a entrambi. Scendendo tutti i gradini
di un percorso di autodistruzione che Machado visualizza in
scene sottilmente metaforiche, sempre guardandosi dal giudicare
i suoi personaggi.Non un grande film, forse. Ma una notevole
prova di stile.
Fabio Ferzetti
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Corriere della Sera, 4 luglio
2008
Amicizia o amore? «Jules e Jim» carioca
Un triangolo
amoroso che fa citare d' obbligo Jules e Jim, ma che si svolge
in un Brasile d' acqua torbida, luci notturne e peccati multipli
in fuga e rincorsa come nell' Avventuriero di Macao. Bassifondi
fumosi, violenti: due amici trasportano merci coast to coast
pronti ad altri traffici, ma scelgono insieme una prostituta
spogliarellista. Erotismo da santi bevitori, colt pronte al
bar, sentimenti in canna, barca e baracca, non ci si fida di
nessuno, nulla è all' orizzonte: tradire
l' amicizia o l' amore. Dovremmo fidarci del regista Sérgio
Machado, aiuto di Salles, qui produttore, anche se tutto appare
passionale ma un po' prenotato fin dalle prime scene, inerte
nell' azione. Ma vince infine il clima fantasy, languido, patetico,
tristo solitario y final, tipico della cultura latino americana.
voto 6,5
Maurizio Porro
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