Pino Micol, un Puccini
di qualità e di passione
Spettacolo felice in tutte le sue componenti, L'osso d'oca
di Giuseppe Manfridi è in scena alla Cometa, regia
di Francesco Branchetti, nel cast Pino Micol, Bruno Maccallini,
Paola Gatti. Felici il testo e la drammaturgia: mai come
qui Manfridi ha messo al servizio di un interprete il suo
scrivere bello, capace di farsi crepuscolo pieno di tinte,
ora accese ora sfumate, attorno a una figura forte come
quella di Giacomo Puccini, il compositore di Bohème,
Tosca, Butterfly, Turandot, il toscanaccio amante dei sigari
e delle donne cui toccò dire addio alla vita a causa
di un'incurabile morbo alla gola. Felicissimo il lavoro
di Micol nei panni del musicista, còlto nei suoi
ultimi giorni in una clinica di Bruxelles mentre assapora
il dono estremo di un'amicizia nata per caso, nella camera
d'ospedale, con un giornalista cieco appassionato di lirica
e cantante per diletto, nonché fan del maestro (l'ottimo
Maccallini). Con la complicità dei brani più celebri
delle opere pucciniane, la regia conduce la situazione,
grazie al vibrare non comune del protagonista, percepibile
addirittura fisicamente, verso un epilogo pieno di pathos,
che di Puccini (o di Micol) rivela tensioni, dolore, tormenti,
aspirazione disperante a un'eleganza complessiva dell'esistere
in cui possano abitare, insieme, qualità e passioni.
Rita Sala