L’Oro di Napoli brilla di bravura
La pazienza e un fatalismo dai toni amari che impediscono il «piacere di vivere» ma assicurano l`arte di sopravvivere, sono l`oro di Napoli, quell`oro che Giuseppe Marotta descrive nella raccolta di elzeviri del 1947. Racconti che ora diventano materia per il palcoscenico, come lo furono per il noto film di De Sica, in uno spettacolo omonimo, tratto dagli scritti teatrali e dai racconti di Marotta da Gianfelice Imparato e da Armando Pugliese che firma anche la vivida regia. In un simbolico condominio del centro della città e tra i vicoli, con ritmo cinematografico, si intrecciano le vite di uomini e donne che si arrangiano per riuscire a campare. Le situazioni sembrano dissolversi una nell`altra nella scena a veli di Andrea Taddei, la storia della pizzaiola che tradisce il marito sfuma in un mondo di guappi, di imbonitori «pazzarielli», in un coro di uomini e donne che cercano di avere i numeri buoni da giocare al lotto, nella vicenda del nobile attanagliato dal vizio del gioco che «compra» la moglie prostituta nella speranza che espiando la fortuna giri. Gli attori sono tutti ricchi di smalto come Gianni Cannavacciuolo e i bravissimi Luisa Ranieri e Gianfelice Imparato che dà misura e stile ai suoi poveri personaggi, persi in un`aura di surreale dolore e di remota, intelligente, superiore pazienza.
Magda Poli