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Onda (L')
L'Ondadi Dennis Gansel
con Jurgen Vogel, F. Lau, M. Riemelt (Germania, 2008)
 
Panorama, n.9 2009

A scuola di nazismo

Film di passaparola, senza squilli né fanfare, ma pronto a sedimentare nell’immaginario degli spettatori più ostinati. Si può diventare nazisti a qualsiasi latitudine, in qualsiasi epoca, pur condividendo solide radici democratiche. Lo dimostra questo singolare film del tedesco Dennis Gansel, tratto dal libro verità di Todd Strasser, dove si rievoca l’esperimento di Palo Alto del 1967, quando un professore di storia «iniettò» nei propri allievi i germi apparentemente innocui di un nuovo totalitarismo. In pochi giorni riuscì a trasformare tranquilli studenti in fanatici totalitari convincendoli ad affidarsi a regole, divise, pregiudizi, in vista di un’esistenza più facile e protetta.

Esperimento didattico dagli scopi rovesciati, L’onda è un film che conduce per mano nel buio fondo della specie. Appassionante, nonostante qualche prevedibile banalità e un soprassalto di climax sotto finale che gronda retorica e rischia di annullare la forza di quel che s’è visto fino ad allora.

Piera Detassis

 
Corriere della Sera, 6 marzo 2009

Creazione in vitro dei peggiori istinti

Dall'esperimento compiuto da un professore a Palo Alto nel '67, Dennis Gansel ricava oggi un allarmantissimo film sulla creazione in vitro del nazismo e sull'eterno principio di autoritarismo. Proponendo un corso d'autocrazia, il prof risveglia i peggiori istinti e la classe diventa in breve un clan violento con la camicia bianca, un partito esclusivo che ondeggia il braccio come in un balletto di David Parsons, una mini dittatura che va diritta verso un finale inutilmente tragico. Sarebbe utile una risoluzione più sociopolitica, psicanalitica, razionale di un fenomeno in atto che il film espone con un contagioso pericolo di violenza. Contenuto di estremo interesse, forma schematica di un B movie '50 in cui la collettiva follia è rimossa dalla sirena di un'ambulanza e amen.

VOTO: 6,5
Maurizio Porro

 
Il Mattino, 28 febbraio 2009

Così un gruppo di ragazzi scopre il totalitarismo

Discutibile, nel senso etimologico del termine: «L’onda» («Die Welle») del regista tedesco Dennis Gansel è fatto apposta (e neppure troppo male) per arruolare al dibattito sia i comuni spettatori che la carovana degli opinionisti. Per la verità il romanzo di Morton Ruhe da cui è tratto è ispirato a un famoso esperimento condotto nel ’67 da Ron Jones, insegnante di storia all’high school di Palo Alto, per dimostrare quanto fosse facile trasformare un gruppo di giovani in fanatici adepti del totalitarismo. Oggi la lezione potrebbe risultare ancora più calzante, ma una certa rigidezza teutonica nello svolgimento rischia fortemente di banalizzarla: ma dal punto di vista ansiogeno ed emotivo il film funziona. Germania, oggi: il professore ex anarchico e rockettaro Wenger (l’eccellente Jurgen Vogel) decide di passare dall’illustrazione di concetti come identità, disciplina e appartenenza, alla provvisoria creazione di un movimento in cui i giovani metabolizzino le regole di un regime dittatoriale. Una volta scatenata, però, l’«Onda» (in Italia a qualcuno fischieranno le orecchie) non può più essere imbrigliata e gli studenti - ciascuno secondo le proprie acerbe strutture psicologiche - davvero s’affiliano in una sorta di setta neo-nazista, neo-comunista o neo-islamista nemica giurata della democrazia. Fino alla prevedibilissima catarsi conclusiva. Il quoziente negativo sta, secondo noi, nel divario che si apre tra il grossolano corredo didascalico (esplicitato dalla sequenza in cui vengono esposti i guasti della globalizzazione) e il più convenzionale, ma oggettivamente avvincente livello di ritmo, scenografia, musiche e recitazioni.

Valerio Caprara

 
Il Messaggero, 27 febbraio 2009

Un’ “Onda” bella alta
ma da non cavalcare

Ore 10, lezione di totalitarismo. Sai che barba, sbuffano gli studenti, la solita solfa su nazismo, fascismo e altri ruderi. Come se non sapessimo già tutto a memoria. Stavolta però non è così semplice. Il professor Wenger non farà il docente. Farà il dittatore. Un dittatore simpatico, moderno, giovanile. Uno a cui i ragazzi darebbero retta a occhi chiusi.
Dopo La classe di Cantet arriva un altro film che cerca, con linguaggio assai meno evoluto ma semplice e immediato, di capire il presente indagando fra i banchi di scuola. Grande successo in Germania, anche L’onda nasce da uno spunto autentico, raccontato in un famoso libro dal suo ideatore. Si tratta dell’esperimento di Palo Alto, California. Nel 1967 il docente di storia Ron Jones istituì un regime di ferrea disciplina fra i suoi liceali, per mostrare come era potuto accadere che un intero paese avesse obbedito ciecamente a Hitler. In pochi giorni Jones constatò con sgomento che l’obbedienza cieca galvanizzava i ragazzi innescando derive pericolose, e sospese l’esperimento.
Il regista dell’Onda, Dennis Gansel (classe 1973), immagina che qualcosa di simile accada in un liceo tedesco di oggi, fra ragazzi stufi di sentire prediche sul nazismo ma pronti a farsi irregimentare da un docente carismatico, atletico, democratico, uno cui normalmente danno del tu. Che un giorno decide di provare con loro, e dal vero, cosa significa “autocrazia”.
Basta con svacco e individualismo, dunque. In classe si sta composti, ci si alza per parlare, al docente si dà del lei. Sulle prime sembra un gioco. Il professor Wenger rimescola posti e ruoli, invita i più bravi ad aiutare i meno dotati e a non vergognarsi di fare i furbi («Copiate pure, se così ottenete voti migliori»). Li spinge a coniare slogan e a disegnare un logo. Estende l’influenza del gruppo a passioni e tempo libero (musica, pallanuoto), Nasce così “L’onda”. A prima vista non c’è un’ideologia, solo voglia di riconoscersi (in classe ci sono ricchi e poveri, ex-tedeschi dell’Est, perfino un figlio di immigrati turchi).
Ma l’ideologia più pericolosa è quella che non si dichiara, e l’innocenza non dura a lungo. Un gruppo deve distinguersi, dunque ecco tutti in divisa (jeans e camicia bianca cementano il gruppo e cancellano le differenze di classe), poi arriva il saluto speciale e via degenerando, fra prove di zelo e ricerca di un’identità spesso minata da famiglie divise, padri distratti, madri compiacenti. Mentre umore e rendimento dei ragazzi salgono, e solo poche mosche bianche si tengono alla larga. Fino a quando la faccenda diventa molto pericolosa...
Tutto un poco squadrato, teutonico, non proprio imprevedibile. Un pizzico di finezza (di ambiguità) in più non avrebbe guastato. Più che scossi si esce pensosi. Ma spesso sono proprio i film medi a captare per primi umori e tensioni latenti.

Fabio Ferzetti

 
La Stampa, 27 febbraio 2009

Com'è facile cavalcare l'Onda della dittatura

Oltre quarant’anni fa, in una scuola superiore di Palo Alto in California, per far capire ai suoi studenti come può nascere una dittatura, il professore di storia Ron Jones promosse un esperimento concreto che ebbe troppo successo. Vent’anni dopo, fu pubblicata sull’episodio una cronaca che diventò un best-seller. Passati altri vent’anni circa, dal libro è stato tratto L’onda, film che trasferisce l’esperimento in un liceo tedesco.

Durante una veloce settimana, il professore propone il gioco di ruolo; se ne proclama capo, vuol essere chiamato «signore», vuole che ci si alzi in piedi in sua presenza; inventa una divisa semplice (camicia bianca, jeans) capace di annullare apparentemente le differenze sociali tra studenti; crea un saluto segreto, un nome, uno slogan, un logo; promuove principii di unità, disciplina, autostima, riconoscimento.

Va troppo bene. Gli studenti cominciano a mettere al bando e minacciare i coetanei diversi da loro, a esercitare un autoritarismo indebito e violenza fisica. Quando il professore decide di interrompere l’esperimento, è troppo tardi. Il tema semplificato al massimo, anche se politicamente sciocco è suggestivo; ma il film sciatto, piatto e ingenuo è deludente. Non si può fare a meno di pensare che se le cose fossero davvero tanto astratte e facili, il mondo sarebbe già da un pezzo un’unica dittatura.

Lietta Tornabuoni

© Sipario 2011