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Liscio
di
Claudio Antonini
con Laura Morante, Antonio Catania, Umberto Morelli, Italia 2007.
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La Repubblica, 6 aprile 2007
Una piacevole sorpresa, questo piccolo film di Claudio Antonini
con la Morante "Liscio", storie di crescita e con la musica
come complice
Piacevole sorpresa questo piccolo film. Liscio, come
la musica da balera che ne scandisce il ritmo. È la
dimostrazione che la stessa storia già tante volte raccontata
- l'ingresso nella vita di un ragazzino - può essere
espressa sempre con nuove sfumature e con sorprendente freschezza.
Molto del merito va al piccolo attore che interpreta l'adolescente
Raul. Il quale vive con la mamma cantante e donna sentimentalmente
instabile, interpretata da Laura Morante prodigio di leggerezza
e naturalezza. E vive nel culto nostalgico di un'armonia perduta
incarnata dal nonno fisarmonicista di liscio, che non c'è più ma
con il quale Raul continua a dialogare.
Incerto se essere orgoglioso di questa madre coraggiosa e originale
o se disapprovarla e vergognarsi delle sue eccentricità.
La musica fa da cornice, da metafora della perfezione che gli
occhi infantili di Raul vorrebbero veder realizzata. Il bambino
desidera che la madre continui la tradizione familiare del
liscio e sogna che la donna si plachi sentimentalmente unendosi
al proprio professore di musica. Ma la donna è alla
ricerca della "propria musica", per così dire.
In senso lato, cioè sul piano della realizzazione sentimentale,
ma anche perché è alla ricerca di una strada
artistica personale.
La morale è che ciascuno deve essere libero e in diritto
di suonare la propria musica, e solo così potrà accordarsi
con gli altri. Ecco, niente di più ovvio. Eppure il
tocco aggraziato, sorridente ma non superficiale rende il film
un oggettino prezioso.
Paolo D’Agostini
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Il Tempo, 31 marzo 2007
Quando il sorriso di un bambino risolve le nevrosi dei grandi
Il «Liscio» è il ballo tipico ballato soprattutto in
provincia, nelle balere popolari. Ha avuto e ha ancora i suoi cultori e i
suoi musicisti, rispettosi in tutto delle sue tradizioni. Claudio Antonini,
dopo un film, anni fa, che non ebbe molta risonanza, «Passi sulla luna»,
ce ne racconta oggi i climi e le musiche ambientandoli, fuori stagione, sulla
riviera romagnola dove ha sempre largo seguito. Una giovane madre, Monica,
e il suo figlioletto di dodici anni. Raul. Lei canta sulle orme del padre
che ha perso da poco, ma vorrebbe cambiare genere, con ben altre ambizioni.
Il figlio, invece, non la asseconda e, soprattutto, non asseconda quel suo
continuo cambiare uomini, dato che del marito, lontano, non si parla più.
Un giorno, visto che ogni volta lei si sceglie l’uomo sbagliato e poi
ne soffre, decide di trovarle l’uomo giusto e pensa al suo insegnante
di musica a scuola, riuscendo a farli incontrare. L’altro però -
Raul non lo sa - è fidanzato e non se ne farà nulla, ma tra
il bambino e le mamma si arriverà comunque, in un finale volutamente
irrisolto, a un accordo pacificatore che a lei permetterà anche di
soddisfare le sue ambizioni di cantante. Tutto visto dal bambino che è,
difatti, la voce narrante della storia: con semplicità, con freschezza,
con colori precisi sia nel disegno dei bambini attorno al piccolo protagonista,
spesso un po’ discoli, sia in quello degli adulti, specie nel tratteggio
lieve di quel rapporto madre-figlio attraversato spesso da piccoli equivoci
e da sommesse increspature, portati avanti con intuizioni psicologiche di
un certo garbo, soprattutto quando, con felice trovata, la figura adulta,
e responsabile, risulta molto più quella del figlio che non quella
della madre. Con immagini nitide e spesso di segno sicuro, sia negli interni
borghesi, sia negli esterni su certe spiagge invernali prodighe di panorami
desolati, ma quieti. Come quella regia che conduce avanti l’azione
e vi muove tra le pieghe i personaggi senza mai calcare la mano, evitando
a tal segno gli accenti forti che, appunto, al momento di concludere, si
finisce per privilegiare solo dei toni sospesi. Senza la ricerca del finale
aperto. Monica è, con l’abituale, decisa espressività,
Laura Morante, che qui si impegna anche a cantare in modo piacevole. Raul è il
quasi esordiente Umberto Morelli, una faccetta simpatica, accesa da due occhi
grandi che tutto osservano e giudicano. Con saggezza. La chiave gentile del
film.
Gian Luigi Rondi
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