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Lezioni di cioccolato
Lezioni di cioccolato
di Claudio Cupellini
con: Luca Argentero, Neri Marcorè,
Hassan Shapi, Violante Placido
 
Il Tempo, 27 novembre 2007
Cioccolata, medicina per la tristezza

Il cioccolato al cinema ha sempre avuto degli spazi lusinghieri, finendo spesso anche nei titoli. Basterebbe, a Hollywood, «Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato» con Gene Wilder, in Francia «Grazie per la cioccolata» con Isabelle Huppert e «Chocolat» con Juliette Binoche, per non parlare delle disquisizioni che ne faceva il nostro Nanni Moretti quando in «Bianca» dichiarava le sue spiccate preferenze per quella Sachertorte cui ha finito per intitolare persino la sua società di produzione.
Oggi è di nuovo il cinema italiano ad occuparsene e annunciandolo, anche questa volta, fin dal titolo. «Lezioni di cioccolato», dunque. Le prende controvoglia uno scalcinato costruttore edile, Mattia, che dopo aver provocato un grave incidente a un suo operaio avendo violato tutte le regole di sicurezza nella sua fabbrica, si ritrova ad essere da lui ricattato in un modo decisamente curioso. L'operaio infatti che è egiziano e che in Egitto era pasticciere aspira a diplomarsi anche in Italia in quel settore ma, paralizzato dall'incidente sul lavoro, chiede a Mattia di fingersi lui (fingendosi anche egiziano) per diplomarsi in suo nome partecipando a Perugia a un difficile concorso per cioccolatieri. Nel caso rifiutasse, lo denuncerebbe alla magistratura per le condizioni illegali in cui fa lavorare i suoi dipendenti. Ecco Mattia prendere lezioni da un maestro cioccolatiere che del cioccolato parla come di un'estasi, eccolo incontrare fra gli altri allievi una bella bionda, Cecilia, che si innamora di lui. Il resto si può facilmente immaginare...
L'impresa di raccontarci la storiella se l'è assunta un esordiente, Claudio Cupellini, che, con l'occasione, ambientando l'azione a Perugia, ha inteso anche celebrare il centenario della mostra perugina che ricorre proprio quest'anno. Ci si avvicenda spesso così nei suoi stabilimenti, si prende nota delle ricette dei suoi prodotti più famosi, i «Baci» per esempio, e ci si sente spesso l'acquolina in bocca di fronte all'esibizione di questa e quella leccornia cui i vari personaggi si abbandonano. Si segue però anche con un certo divertimento la piccola impresa che, pur prevedibile, sciorina caratteri, situazioni, equivoci, sorpresine non privi di qualche sprazzo di allegria.
L'alunno cioccolatiere è, con scioltezza, Luca Argentero, già visto in «Saturno contro» di Ozpetek, Cecilia è Violante Placido sempre più prodiga di carismi. Non dimentico però Neri Marcorè intento a dar lezioni di cioccolato. Imitando sé stesso quando in TV parla di libri.

Gian Luigi Rondi

 
Corriere della Sera, 30 novembre 2007
Un razzista pentito grazie all'amore

Ottime intenzioni, risultati così nel primo lungo di Claudio Cupellini, distintosi per un episodio di un film sul calcio. Siamo a Perugia (prima del giallo) e nella sua cioccolateria sponsor dove un geometra padroncino modello lega nord est, dopo aver maltrattato operai specie extracomunitari, subisce il ricatto di un egiziano infortunato e ne prende l'identità a una scuola di cioccolato dove impara l'arte dolciaria, si innamora e si redime socialmente. Tutto bene, saluti e baci: funziona senza volgarità il ritmo da sentimental comedy con equivoci e praline, manca il peso sociologico, solo intuito e zoppica la sceneggiatura che ripete spesso le situazioni. Ma gioca a favore un cast variegato, giovane non giovanilistico, in cui si mette in luce l'ex grande fratello Luca Argentero che ha brillanti doti naturali e la dolce fondente Violante Placido. Motori del plot, il simpatico chef Neri Marcorè (foto) e il bravo Hassani Shapi, ricatto con voce dal Cairo.

VOTO: 6,5

Maurizio Porro

 
La Stampa, 23 novembre 2007
Ma questo cioccolato
non ha quasi sapore

In molti in Italia si invocava il ritorno a un cinema di genere, che non si limitasse alla tradizionale offerta natalizia, soprattutto nell'idea di rimettere in sesto i conti di un'industria cinematografica perennemente in crisi. Ma ora che sul mercato si è imposto il filone della commedia romantico-giovanilistica, come non sentirsi sconfortati della sua generale pochezza? Prendiamo Lezioni di cioccolato, realizzato secondo formula nella speranza (peraltro legittima) di replicare i fortunati esiti di film come Notte prima degli esami o il recente Come tu mi vuoi. Titolo accattivante per la magica parola «cioccolato» che evoca sapori deliziosi; protagonisti giovani e avvenenti come Violante Placido e Luca Argentero (e pazienza se lui, proveniente dal Grande fratello, recita in modo ruspante), affiancati magari da un bravo comico che funziona da puntello.

In questo caso Neri Marcoré, ineffabile maestro pasticciere che in quel di Perugia, patria dei famosi Baci, insegna ai suoi allievi a coniugare cioccolatini e spiritualità. Cosicché il cinico Argentero, geometra imprenditore che prospera sul lavoro nero infischiandosene delle norme di sicurezza, esce dal corso trasformato in un essere umano. Diretta senza brio da Claudio Cupellini, la commediola scorre inodore e insapore. Se al pubblico piacerà avrà avuto la sua ragion di essere: ma è poi tanto irragionevole augurarsi un cinema di consumo che aspiri a una certa qualità?

Alessandra Levantesi

 
Il Giornale, 23 novembre 2007
Tra cioccolato e cialtroni un inutile scontro di razze

Ecco come una commedia scorrevole, superficiale, talvolta accattivante, cade nella trappola del progressismo autolesionista. Se a ciò aggiungiamo che il cinema contemporaneo, travolto da una colata di cioccolato, panacea di tutti i mali, abusa di un generalismo sterile che impone un trattamento snobistico per ogni argomento. Quanto al cioccolato i frutti migliori sono acqua passata e noi arriviamo ultimi a conquistare il nostro angolo di paradiso. Nel film alcuni concorrenti si cimentano in un concorso indetto da una celebre industria dolciaria italiana: confezionare il cioccolatino dal gusto perfetto. Mattia (Luca Argentero), geometra simpatico ma italianamente cialtrone, è costretto, ma la parola più adatta è ricatto, da un suo dipendente egiziano, Kamal (Hassani Shapi), caduto da un'impalcatura, a partecipare al concorso in vece sua, fingendosi egiziano. Sull'equivoco si regge gran parte del film. Su questo canovaccio il film procede spedito, con interpreti adeguati, specie il sorprendente Argentero. Mentre la severa Violante Placido disegna una figuretta di un perbenismo convenzionale, disgustoso e ipocrita. Ma se i modi sono quelli della commedia alla francese, l'anima è progressista.populista. Potrebbe essere solo un dato di fatto, ma c'è il desiderio perverso di mettere alla berlina l' italiano medio, cialtrone, appunto, superficiale e maschilista, secondo l'eredità di Alberto Sordi, al cospetto di un extracomunitario, che per tutto il racconto gli impartisce lezioni di vita, d'ironia e buonsenso: francamente ciò è un po' pesante. E parafrasando Moretti: «andiamo avanti così, facciamoci del male».

 
Il Messaggero, 23 novembre 2007
Che bel mestiere fare il pasticcere travestito da arabo

L'idea non era male. Un geometra tutto lavoro nero viene ricattato da un lavorante egiziano che ha avuto un incidente sul lavoro e costretto a prendere il suo posto. Non per fare l'operaio, sarebbe troppo, ma per imparare l'arte del cioccolataio, grazie a cui l'immigrato spera di cambiare vita e tornare in patria da pasticcere. Ma bastano 10 lampade, una permanente e abiti non griffati a trasformare un fichetto italiano in un immigrato arabo? E basta uno spunto interessante a rendere cattive e ficcanti le nostre ipocritissime commediole di questi anni? No naturalmente. Così, per distrarci un po', alla storia di Argentero travestito da arabo si affianca quella di Violante Placido innamorata isterica, pronta a palpitare per il bell'immigrato ma non ad abbandonarsi perché (giustamente) ha fiutato l'inganno... E un prevedibile coro di compagni di corso piazzati a occultare il più sfacciato "product placement" (leggi pubblicità) mai visto al cinema. Peccato, Hassani Shapi è un comico nato, a prendere il tutto più sul serio si poteva fare Una poltrona per due all'italiana. Sarà per un'altra volta. (F. Fer.)

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