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Lezioni d'amore
Lezioni d'amoredi Isabel Coixet
con Penélope Cruz, Ben Kingsley, Dennis Hopper (USA, 2008)
 
Il Manifesto, 30 aprile 2009

Lezioni d'amore on the rocks e senza passione

Mentre il nuovo film di Isabel Coixet, il thriller Map of the Sound of Tokyo, verrà presentato a giorni al festival di Cannes, approda sui nostri schermi il precedente Elegy ribattezzato Lezioni d'amore. Titoli stravaganti visto che il film è tratto dal romanzo L'animale morente di Philip Roth, forse più adatto alla vicenda raccontata. La storia punta su David Kepesh, docente universitario intorno ai sessanta che da tempo ha deciso quali debbano essere i suoi rapporti con l'altro sesso. Nessun coinvolgimento e pollastrelle giovani da scegliere con cura tra le allieve dei suoi corsi. Tutto con una strategia ormai rodata. Nessuna avance che possa creare intoppi scolastici, ma a fine corso un party nella sua dimora, dove la sua capacità di seduzione possa esprimersi al meglio senza eventuali ricatti da libretto universitario. Lui lascia cadere l'invito con nonchalance, senza impegno, certo che al momento opportuno la preda sarà nella rete. La prescelta dell'anno è Consuela, di origine cubana. Quando è apparsa in aula David ha capito subito chi sarebbe stata la candidata per la seduzione di fine corso. Tutto procede come previsto. Ma, forse gli anni cominciano a farsi sentire, nonostante tra i due tutto funzioni a meraviglia, appare qualcosa di imprevisto: David è geloso. Pedina Consuela che non può accettare questa mancanza di fiducia. E lo molla. Scompare lasciandolo disperato. E ci vuole del tempo per rimettersi insieme dopo una tale sbandata. Poi, improvvisamente, Consuela riappare, dando una svolta imprevedibile alla vicenda. E in quella svolta il racconto cerca di riprendere quota dopo avere girato relativamente a vuoto. Ben Kingsley è un attore mostruoso, ma non sembra adattissimo alla parte che è chiamato a interpretare. Così come Penélope Cruz, di una decina d'anni più grande rispetto al personaggio che interpreta, anche se la necessità di una vera attrice deve avere spinto la regista catalana verso l'attrice la catalana più amata d'America. C'è qualcosa di artificiale, quasi fosse esplicito dichiarare che in fondo si tratta di fiction. Si dice che Roth avesse insistito perché fossero realizzate sequenze forti, presenti nel romanzo, ma che non sia riuscito a convincere regista e interpreti. Forse proprio questa mancanza di prepotenza cinematografica confina Lezioni d'amore qualche gradino più in basso di quel cui avrebbe potuto aspirare. Forse l'erotismo diligente e patinato di Kingsley-Cruz non è sufficiente a scatenare tensione nello spettatore. Così sembrano funzionare meglio i momenti in cui Kingsley è col figlio Peter Sasgaard, dialoghi acidissimi, con l'amico Dennis Hopper, o con l'amante occasionale da sempre Patricia Clarkson, sconvolta per il suo cambiamento. E per un film centrato su due protagonisti premiati con l'oscar non è un buon risultato.

Antonello Catacchio

 
Il Tempo, 1 maggio 2009

A «lezioni d'amore» tra drammi e gelosie

In un'università americana un docente non più giovane, David Kepesh, ma spesso delle relazioni con le proprie studentesse aspettando, però, correttamente, che si siano diplomate. Niente amore, comunque, solo sesso. Accade tuttavia che un giorno David si imbatta in un'allieva di origini cubane, Consuela, e se ne innamori ricambiato nonostante la differenza d'età cedendo presto a gelosie e a sospetti, per un verso molto possessivo, per un altro così intento a non farsi coinvolgere socialmente che quando Consuela lo invita a una festa cui parteciperanno anche i suoi genitori, lui inventa una scusa e non ci va; offendendo a tal segno la ragazza da essere abbandonato da un giorno all'altro. Dopo qualche tempo comunque e proprio quando David ha cominciato a superare il dolore per la separazione, ecco che Consuela lo chiama. Ha un terribile problema... Alla base, un romanzo breve di Philip Roth che non ho letto, ma che, almeno a giudicare da come lo si può «leggere» attraverso il film, non aveva di certo i risvolti e gli accenti melodrammatici con cui lo ha riscritto Nicholas Mayer, sceneggiatore di tre «Star Trek» ed anche di alcuni thriller ispirati alle vicende di Sherlock Holmes. Li ha in parte superati, difatti, la regia della spagnola Isabel Coixet, qui al suo terzo film in lingua inglese, dopo il sincero interesse suscitato di recente con «La vita segreta delle parole», interpretato, sullo sfondo della guerra nei Balcani, da Tim Robbins. Ha accettato, forse, qualche episodio secondario di troppo, ma quando ha ristretto la sua attenzione su quel difficile amore al centro e sui caratteri variegati e complessi dei due protagonisti ne ha ricavato effetti plausibili ed anche, in qualche passaggio, abbastanza coinvolgenti. Specie il carattere di David, votato al culto della bellezza, affamato di sesso ma presto stravolto da una passione amorosa che lo priva di tutte le sue facoltà e che, una volta bloccata dalle circostanze, quasi lo distrugge. La regista la segue con un linguaggio nitido e fermo, evitando, finché le è possibile con quel testo, i sentimentalismi più scoperti e puntando molto, con vigore, sulla recitazione. David è Ben Kingsley, con una forte maturità espressiva (truccato, con barbetta, somiglia al nostro Pirandello) e lacerazioni quasi sommesse, Consuela è Penélope Cruz, bella ma anche intensissima.

Gian Luigi Rondi

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