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Lezione 21
Lezione 21di Alessandro Baricco
con Noah Taylor, Clive Russell, Leonor Watling, John Hurt, Phyllida Law
 
L'Unità, 16 ottobre 2008

Lectio magistralis nr. 21: Baricco vs Beethoven

Che l'Alessandro Baricco scrittore di successo internazionale, con due libri diventati film per mano d'altri, affabulatore di platee teatrali e televisive, arrivasse lui stesso alla regia di un film, era nell'ordine delle cose. Con Domenico Procacci, che lo ha portato alla testa della sua Fandango Libri, il progetto si è concretizzato intorno ad una storia a lui congeniale, cultore ed esperto quale è della musica classica (spiegata ai profani). Lezione 21 muove dalle gesta di un anziano eccentrico professore universitario (John Hurt), che partorisce il progetto di "demolire" le opere d'arte sopravvalutate: dalla Gioconda all'Odissea di Kubrick e l'Ulisse di Joyce. L'ultima lezione, la 21, lasciata incompleta prima di rifugiarsi in una comunità di homeless installati in una diroccata sala da bowling, la dedicherà alla Nona sinfonia di Beethoven. Ebbene si, per bocca del regista commenterà laconico: «Mi commuove che nella Nona ci sia così poca bellezza, è come un volo senza uccelli». Ma per ascoltare queste conclusioni un'allieva adorante (Leonor Watling), manco fosse il Nathan Zuckerman di Philip Roth, lo va a scovare dove si era nascosto.

Sempre lei, all'inizio del film, ce lo presenta geniale e bizzarro, mentre smonta davanti ai suoi studenti quest'opera della vecchiaia dell'ex star viennese, che tornava ad affrontare il pubblico a dieci anni dall'Ottava sinfonia. Ormai vecchio, sordo, abbrutito e deluso dal successo che scemava, Beethoven non riempì nemmeno il teatro quel 7 maggio 1824: le mode erano cambiate, la gente reclama la leggerezza di Rossini e alla fine gli ultimi amici dai palchi gli sventolavano i fazzoletti bianchi (non avrebbe sentito gli applausi) più per commiato che per soddisfazione. Quella serata è rievocata da decine di "testimoni oculari" collocati in vuoti siparietti, intervistati in curiose posture e in abiti ottocenteschi o "svestiti" solo di enormi parrucche con l'atteggiamento di chi partecipa a un programma tv di ricostruzione. Ma intanto, in un rimpallo frenetico tra l'oggi, l'ottocento e il passato prossimo, si sta svolgendo sullo schermo un'altra storia nella storia, che il professore utilizzava per introdurre la lezione: nell'inverno del 1824 un violinista (Noah Taylor, il pianista di Shine) viene trovato morto assiderato, pietrificato col suo strumento tra le mani, su un lago ghiacciato non lontano da Vienna. Lo vedremo poco prima accolto da una fiabesca comunità che gli spiega i misteri della Nona e ciascuno un modo per ricavare musica dalla natura.

Pasquale Colizzi

 
Il Manifesto, 17 ottobre 2008

«Lezione 21». Come vi distruggo Ludwig van Beethoven

Dopo l'anteprima mondiale al festival di Locarno 2008, dove Lezione 21 è stato presentato in piazza Grande il 23 giugno scorso, Alessandro Baricco, autore tradotto planetariamente - il che non è per forza garanzia di qualità - presenta oggi nelle sale italiane la sua opera prima, scritta e diretta, dopo 4 sceneggiature (tra queste La leggenda del pianista sull'oceano e Seta, dal suo romanzo, che Francois Girard ha trasformato in un film prodotto da Baricco nel 2007) e una prova d'attore (Il cielo è sempre più blu).
Lezione 21 sfoggia la cultura musicale di Alessandro Baricco, diplomato al conservatorio, che distilla un po' di sé nella figura del protagonista, Mondrian Killroy (John Hurt), professore universitario adorato dagli studenti e inviso all'accademia, perciò bravo, che amava smitizzare le opere d'arte unanimamente sopravvalutate.
La sua lezione più famosa è proprio la Lezione 21 in cui distrugge la Nona di Ludwig van Beethoven e l'Inno alla Gioia. Non è vero, dice, che Beethoven era stato messo da parte ingiustamente. Piuttosto, la sua musica era vecchia, superata come lui, un anziano accidioso senza più accesso, se non per brevi istanti, alla bellezza. L'aspetto «didattico» del film è la sua cosa migliore. Vicino al Baricco televisivo di L'amore è un dardo, ne riprende la leggerezza nell'analisi di un opera, un autore, il suo tempo mischiando Storia e narrazione romanzata, introducendo diversi personaggi, punti di fuga rispetto al soggetto principale.
Nella Lezione 21 del professore a Beethoven si sovrappone la figura di Hans Peters (Noah Taylor, quello di Shine) un giovane maestro di musica trovato congelato su un lago vicino a Vienna e morto probabilmente suonando. Secondo il professore prima di andarsene aveva visto un angelo, conquistando anche lui il suo istante di bellezza (nella scena peggiore del film). Consulenza visuale di Tanino Liberatore, montaggio di Giogiò Franchini, Lezione 21 però, e purtroppo, ambisce a essere molto altro.
Intorno alla lezione Baricco costruisce una scenografia «barocca» di citazioni, mondi paralleli, ammiccamenti. Il professore vive in un bowling nella comunità di eccentrici homeless che sono anche gli attori della sua fantasia, delle immagini di un eccentrico ottocento postatomico con cui nella mente rappresenta la sua lezione 21.
Si guarda a Derek Jarman, al suo Wittgenstein, nel passaggio di passato declinato al presente dove un coro di parrucche e ciprie cita il G8, anche se parla del congresso di Vienna. Teatro alla Tom Stoppard, suggestioni da Shyamalan, una costruzione letteraria esibita fino alla perdita di ogni mistero, e la provocazione che poteva essere come il divertimento si sciolgono affondando in una leziosità noiosa, in cui nessuno dei maestri «esibiti», neppure il caustico professor Killroy, sembra avere lasciato il segno.

Cristina Piccino

 
Il Giornale, 17 ottobre 2008

Annoia il prof fallito di Baricco che voleva demolire Beethoven

Che pizza. Forse soltanto Michelangelo Antonioni, con la febbre a quaranta, avrebbe potuto concepire una storia simile. Dire che non si capisce niente è un eufemismo, quindi l'esordiente Alessandro Baricco potrebbe avere la strada spianata verso una carriera colma di trionfi, come altri grandi maestri afflitti dallo straordinario dono dell'incomunicabilità. Ma che cosa ha spinto l'eclettico autore a trasformarsi di colpo in regista? Semplice, il film Seta, che il francese François Girard aveva tratto l'anno scorso da uno tanti capolavori letterari baricchiani, non gli era piaciuto. Tantomeno al pubblico, tra parentesi. Così, in tutta umiltà, si è messo lui stesso dietro la macchina da presa. E ne uscito l'imperdibile Lezione 21. La trama? Mica facile. Il maturo prof universitario inglese Mondrian Kilroy (John Hurt), inflessibile demolitore di oltre cento opere sopravvalutate, dalla cattedra osò stroncare perfino la Nona di Beethoven. Dopodiché si ritirò a vita privata in un bowling abbandonato, probabilmente memore di una boccia che gli era piovuta in testa da piccolo. Unica visitatrice la sua ex studentessa Martha, la stessa che gli faceva da autista nelle sortite al bordello. Ah, a proposito, in quella Lezione 21 si racconta del giovane maestro di musica Hans Peters (Noah Taylor), che pochi mesi dopo l'esecuzione della celebre sinfonia, fu trovato in un bosco vicino a Vienna, morto assiderato e abbracciato al suo violino. Tutto qui, almeno l'essenziale. Il pubblico, che sbadiglierà da cima a fondo, si trova comunque in ottima compagnia. Verso metà un personaggio tuona: «Voi siete tutti pazzi» e un altro, quasi alla fine, si lamenta: «Io non ci capisco un c...». Buon divertimento.

Massimo Bertarelli

 
Corriere della Sera, 17 ottobre 2008

Beethoven, genio da demolire

Attrae perché riesce a parlare di musica in modo né aulico né dilettantesco
Ero quasi sicuro, l' estate scorsa al Festival di Locarno, che Lezione 21 non mi sarebbe piaciuto perché diffido della musicologia romanzata anche quando si chiama Amadeus. E invece fin dalla proiezione per la stampa l' opera prima di Alessandro Baricco mi conquistò. Temevo tuttavia che fosse un rischio presentare un film tanto raffinato ed elitario a 8000 spettatori; e la sera stessa mi recai in Piazza Grande per vedere cosa succedeva. Sorpresa! Il pubblico seguì la proiezione con palese interesse e alla fine applaudì. Non oso sperare che questo risultato sia in qualche modo d' auspicio per la carriera nelle sale, ma resta un evento imprevisto su cui ho riflettuto parecchio. E ho concluso che Lezione 21 attrae perché riesce a parlare di musica in modo né aulico né dilettantesco, proprio come se ne parla fra orchestrali, coristi o loggionisti. In tono spesso pettegolo eppure coinvolto: scienza e gossip, passione e diffidenza. Tale prassi ridimensiona gli idoli, in questo caso il venerando Beethoven, ma con incorporato il rammarico di averlo fatto. Baricco riprende un suo personaggio di fantasia, un professore bizzarro e geniale dedito a smontare i falsi capolavori, che nei suoi calcoli sarebbero ben 144. Intravediamo nel suo studio una copertina di Joyce e scopriamo l' antifona. La lezione numero 21 è dedicata a buttar già dal piedistallo la Nona Sinfonia. Ci parla (e ne parla soltanto, perché Ludwig appare per un attimo e di spalle) di un genio invecchiato, smalazzato e da un decennio assente dall' agone sinfonico. Pur riconoscendogli una residua genialità nelle coeve opere minori, si ironizza sull' umana debolezza che spinse da sordo il gigante di Bonn a dirigere personalmente la sinfonia continuando ad agitare la bacchetta quando l' orchestra aveva da un pezzo smesso di suonare. Si deplora l' opportunismo che indusse il maestro a scrivere nel 1815 La vittoria di Wellington, un pezzo d' occasione nutrito di effettacci sonori, in sincrono con il trionfo della reazione al congresso di Vienna; e contro quel Napoleone al quale, anni prima, aveva dedicato l' Eroica. Adesso il compositore, travolto dalla concorrenza lieve e orecchiabile di Rossini, sente il bisogno di un rilancio e non esita a sfruttare tutti gli accorgimenti dell' esperienza, compresa l' introduzione (da molti ritenuta sacrilega) della voce nel contesto sinfonico. Dall' Inno alla gioia di Schiller era però difficile cavare un' emozione per uno che la gioia non aveva mai saputo cosa fosse. Si aggiunga che le due esecuzioni della sinfonia furono tutt' altro che un successo. Forse è vero che il pubblico, vista l' inutilità di applaudire un sordo, lo festeggiò a vista agitando i fazzoletti bianchi, ma gli incassi furono miseri e i palchi vuoti tanti. Il maestro ci restò male e se ne adontò. La tesi del prof, che in seguito scompare dalla vita universitaria per dedicarsi quasi di nascosto allo studio della musica afro-americana, è chiara quanto fragile e reversibile. Perché se la Nona era una sinfonia a effetto, anche la 21 è una lezione a effetto. Basta l' attacco del coro, potente e coinvolgente, per ridimensionare qualsiasi riserva e Baricco lo sa benissimo. Rimane comunque chiaro il progetto paradossale e demistificatorio dell' impresa, poco chiara invece la suggestiva metafora del violinista che muore assiderato dopo aver frequentato per tre giorni una fantasmatica compagnia di musicanti uniti nell' impegno di rimpicciolire Beethoven. Qui il contesto, pur suggestivo, risulta alquanto sfuggente. Nella tessitura dell' immaginario si individuano senza pesare gli archetipi di Cocteau, Bergman, Pasolini, Ken Russel e soprattutto Carmelo Bene. Interpreti tutti bravissimi.

Tullio Kezich

 
Il Messaggero, 17 ottobre 2008

Baricco e la "Nona"
tra il giallo e la fiaba

Un saggio in forma di favola. Un giallo metafisico e mèta-musicale. Un film che ne ricorda tanti altri ma è spesso originale e sorprendente. L'esordio alla regia di uno scrittore che qui non viene dal cinema né dalla letteratura, malgrado tutto, ma dalla critica (musicale) e dalla divulgazione (televisiva e dal vero). Infatti ricapitola il farsi di un'opera - e che opera: la Nona sinfonia di Beethoven! - e insieme la costruzione del suo mito (nota: "divulgazione" non è una parolaccia, al contrario). Lezione 21 di Alessandro Baricco è tutte queste cose insieme articolate su tre piani di racconto.
Sul piano "realistico" seguiamo, oggi, la lezione di uneccentrico professore (John Hurt) deciso a smontare la fama di 21 opere sopravvalutate (dal Partenone all'Ulisse di Joyce: caccia grossa, è più divertente). Il piano fiabesco si divide in due. Da una parte c'è un maestro di musica che sta per morire fra i ghiacci abbracciato al suo violino, nel 1831, ma viene salvato e preparato all'estremo passo da una bizzarra congrega di eletti che sembrano saperla lunga sul nostro mondo (e non solo), dunque ne approfittano per chiarirgli le idee sul poco amato Beethoven. Dall'altra sfilano una serie di testimoni d'epoca, più o meno svestiti e imparruccati, intenti in faccende triviali come bere e mangiare (o suonare), che raccontano come andò la leggendaria "prima" della Nona il 7 maggio 1824, a Vienna.
Grazie a questo calderone di chiacchiere, dicerie, impressioni, testimonianze dirette ma non per questo autorevoli, Baricco proietta la Nona sul suo sfondo storico, fra guai personali, mode musicali (tramontato Beethoven, il nuovo dio era Rossini), azzardi estetici, pettegolezzi (anche quelli concorrono a creare il mito, eccome); e insieme la cala nel nostro presente (spassoso l'interrogatorio stile telequiz del povero morituro). Ma un conto è ciò che il film dice, intelligente e a tratti un po' enfatico, altro ciò che mostra: ed è qui che Lezione 21 sorprende. Sono molto belle infatti le testimonianze ("Volevo fare della faccia di uno che parla uno spettacolo"), sono ben trovati certi accostamenti visivi e musicali (il ghiaccio, gli zoccoli dei cavalli, il gran concerto della Natura). Peccato solo non godere tutto questo in versione originale. Nessuno doppierebbe una grande orchestra, inoltre non tutto suona allo stesso modo in lingue diverse. In inglese Lezione 21 è fluido e originale. In italiano molto meno. Anche la lingua è musica.

Fabio Ferzetti

© Sipario 2011