Una storia al presente. «Le pere di Adamo» di
Guido Chiesa, tra meteo e protesta
Precari e nuvole, movimento incerto
Che strano titolo Le pere di Adamo, bello però se l'idea come scopriremo
guardando il film vuole, con umorismo, ribaltare il mito della mela (di Eva)
giocando anche col vecchio detto che si raccontava ai ragazzini di non mescolare
le mele con le pere. Cosa c'entra tutto questo col precariato del contemporaneo,
e in generale col formarsi dei movimento sociali che racconta è tutto
da scoprire. Documentario messo in scena tra il viaggio, l'indagine scentifica,
la narrazione dell'esperienza, Le pere di Adamo riporta Guido Chiesa in una
delle cifre che meglio incontrano il suo cinema, l'esplorazione eccentrica
del presente affrontata cercando di rovesciare consuetudini e «luoghi
comuni». Si parla dunque di precari, la condizione del millennio ma
anche dei movimenti sociali e delle nuvole. Altra cosa stranissima, il legame
narrativo è un omino disegno animato ma soprattutto il meterologo
Luca Mercalli, e a un certo punto anche il matematico musicista scozzzese
Iain McLarty. Le questioni sono molte, anche se un po' semplificando potremmo
dire che la trama intorno alla quale si muove il film si costruisce intorno
a questo possibile legame tra nuvole, perturbazioni e goccioline di vapore,
persone e grandi questioni sociali. Ancor prima c'è l'ambzione logica
dell'umano di controllare e conoscere la natura, dividendo, schematizzando
- le mele con le pere ... - pure se poi il pensiero ha scoperto che non funziona
così, che la teoria quando viene applicata a situazioni «reali» non
ce la fa a contenerle per intero. Infatti il metereologo dottissimo e molto
simpatico Mercalli ripete spesso (lo fa anche in tv, era uno dei protagonisti
in Che tempo fa di Luca Fazio) che non si devono mai fare previsioni a troppa
distanza...
Il precariato ce lo spiega un gruppo di attori teatrali francesi che nell'estate
2003 era nel movimento degli intermittenti, protesta durissima contro il
governo che aveva modificato la legge sul sussidio di disoccupazione. Ieri
e oggi. Il movimento e la riflessione su quel fare. Chiesa incontra gli «intermittenti» mella
vita di tutti giorni, il teatro, le pause, la casa, i figli. Ma anche i dubbi
e anche su quella battaglia necessaria allora pure se nella distanza quella
legge così come era qualcuno la critica, non funzionava già.
Ci sono immagini dell'estate 2003, quando per la prima volta saltò il
festival di Avignone, gli intermittenti occupavano le redazioni dei tg spiegando
le loro battaglie. Poi oggi, stessi problemi, stesse necessità, la
consapevelzza di andare avanti, del bisogno che di questo sussidio ma anche
di cambiare appunto. Di movimento non si parla più. Altri archivi,
il 68, e indietro fgino alla rivoluzione sovietica. Mercalli intanto ci porta
ancora tra le nuvole e il giovanissimo matematico tra i numeri e le note
non sempre spiegabili l'uno con l'altro ... Questo flusso in apparenza oscillante è forse
l'immagine più vicina al senso del nostro tempo fatto di conflitti
più che di risposte «sicure», di un fare politica che è cambiato
e nella sua accezione «istituzionale» (o convenzionale) non funziona
più. Dove anche i movimenti però significano altre contraddizioni.
Il cinema vive in questi spazi aperti, nel piacere di scoprire e di confrontarsi
con le diverse storie, in quella che è una ricerca molto libera, e
per questo di estrema precisione.
c.sa.