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Nozze
di Figaro (Le)
opera buffa in quattro atti
musica: Wolfgang Amadeus Mozart
direzione musicale: Daniel Harding
regia: Claus Guth
scene e costumi: Christian Schmidt
luci: Olaf Winter
coreografia: Ramses Sigl
con Luca Pisaroni, Diana Damrau, Dorothea Roschmann, Gerald Finley, Uli Kirsch
Wiener Philarmoniker
Salisburgo, dal 12 al 28 agosto 2007
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Il
Giornale,
19 agosto 2007
A «Nozze» con
troppo eros
da Salisburgo
Nel giro di qualche centinaio di chilometri, fra Austria
e Germania, tre Nozze di Figaro contemporaneamente, a Vienna,
Monaco e Salisburgo, dove per l'annuale festival è l'unico
titolo operistico mozartiano in cartellone.
Per la ripresa delle Nozze Salisburgo ha voluto riproporre
il medesimo spettacolo che l'anno scorso destò qualche
perplessità in pubblico e critica, per via della
regia di Claus Guth. Se l'allestimento è il medesimo,
diversi sono gli interpreti, almeno nei ruoli principali.
L'anno scorso l’acclamatissima e sensuale Anna Netrebko
era Susanna, e Ildebrando D'Arcangelo Figaro, sul podio
c'era Nikolaus Harnoncourt. Quest'anno, nei due rispettivi
ruoli principali Luca Pisaroni e Diana Damrau, sostituita
nella recita dell'altro ieri da Jennifer O'Luoghlin la
quale, nonostante la chiamata all'ultimo minuto, è parsa
perfettamente inserita nel meccanismo complesso della regia
di Guth. Il quale ha voluto introdurre nell'opera un personaggio
muto ma onnipresente, un cherubino, doppio di Cherubino,
l'adolescente attraversato da turbamenti e passioni, a
sua volta provocatore di passioni e desideri inconfessabili,
in chiunque lo avvicini, comprese Susanna e Contessa (una
convincente Dorothea Roschmann, l'unica fra i personaggi
principali presente già nel 2006).
La scena, praticamente unica e d'un bianco accecante, è l'androne
di una palazzo nobiliare, con grande scalone, dimora del
Conte d'Almaviva, interpretato con grande baldanza da Gerald
Finley. Tutto si svolge come in pubblico, tutti mettono
in piazza senza pudori le proprie passioni. I protagonisti
sono vestiti di nero, appena più chiari Cherubino
ed il suo doppio. Il regista fa muovere i fili dell'azione,
addirittura gli stessi personaggi al cherubino (il giovane
mimo Uli Kirsch, con un paio d'ali bianche) che avrebbe
un suo disegno sull'evolversi delle relazioni sentimentali
in casa del conte ma che, alla fine, vola via sconsolato,
perché gli intrecci gli sono sfuggiti di mano.
Che Guth abbia calcato eccessivamente la mano sull'eros,
spazzando via anche quel po’ di mistero che lo rende
ancora più irresistibile, lo dimostra il fatto che
ad ogni piè sospinto i protagonisti si buttano a
terra uno sull'altro, oppure, appena possono, non risparmiano
toccamenti e palpeggiamenti. E perché si sia affidato
ad inutili trovate, come quella di far arrivare il vecchio
Bartolo (l'ottimo Franz-Josef Selig) su una sedia a rotelle
spinta da Marcellina (Marie Mc Laughlin) affatto immedesimata
nel suo ruolo di badante, intenta piuttosto a correre dietro
Figaro; o perché abbia optato per quell'inutile
e distraente gestualità meccanica di gruppo dei
personaggi comandati dall'invisibile cherubino, resta davvero
un mistero. Dal punto di vista musicale, invece, l'opera
mozartiana ne guadagna con Harding sul podio. Il giovane
direttore, che ha dalla sua un'orchestra come i Wiener,
alla quale nessuno ha più nulla da insegnare in
fatto di stile e suono mozartiani, ha scolpito tutti i
recitativi con un senso del ritmo impressionante, togliendoli
a quella meccanicità che musicalmente può ucciderli;
ed ha condotto orchestra e cantanti - un cast omogeneo
per qualità, puntualmente sottolineata dal pubblico
ad ogni fine di aria, di cui l'opera trabocca - con mano
sicura, modellando espressivamente brani solistici e pezzi
d'insieme, con grande varietà ed acuta introspezione.
Applausi per tutti alla fine, ma soprattutto per Figaro
e Susanna. Si replica fino al 28 agosto.
Pietro Acquafredda
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