Lividi e capelli corti
la Bellucci diventa madre coraggio
All'origine L'eletto (Le Concile de pierre) era un copione scritto su commissione
da Jean-Christophe Grangé. In seguito l'autore di I fiumi di porpora
ne ha fatto un romanzo da cui il regista Guillaume Nicloux ha tratto una
seconda sceneggiatura adattandola alle sue corde, vale a dire meno scene
d'azione e più atmosfera. Avendo all'attivo un'esperienza teatrale,
sei pellicole e una decina di libri, questo cineasta gode in patria di qualche
credito, ma tanta laboriosa preparazione non ha prodotto il thriller sovrannaturale «firmato» che
era nelle sue ambizioni.
Sotto la suggestiva vernice fotografica di Peter Suschitzky trovi il solito
horror fantastico, moderatamente invogliante finché suggerisce la
minaccia e risibile quando la rende esplicita. Al centro della vicenda c'è Monica
Bellucci, madre adottiva di un simpatico bimbo mongolo che in prossimità dei
sette anni comincia a fare sogni inquietanti trasmettendoli alla mamma come
in una sorta di telepatia notturna. Allarmata, Monica sente che sul figlioletto
incombe una forza oscura e si scopre pronta a tutto pur di proteggerlo. Con
i capelli tagliati corti, vestita in modo qualsiasi quasi a mortificare la
sua bellezza, la Bellucci è una plausibile madre coraggio almeno nei
limiti concessi dal film. A uscirne malissimo sono invece Catherine Deneuve,
ambigua studiosa di magia, e Moritz Bleibtreu e Sami Bouajila, due attori
che nel 2006 sono stati impalmati per la migliore interpretazione l'uno a
Berlino e l'altro a Cannes e qui non sembrano davvero degni dell'onore.
Alessandra Levantesi