Episodio stanco della saga creata da Craven
"Le colline hanno gli occhi 2" ma il vero mostro è il film
La saga della famiglia cannibale concepita da Wes Craven ha avuto un destino
stravagante. Il prototipo è un cult riconosciuto del genere splatter:
alta macelleria, congiunta ad allusioni sulle mutazioni genetiche e i rischi
del nucleare. Il sequel invece, rimasto inedito in Italia, fu un mezzo bidone.
Analoga sorte è toccata ai rispettivi remake, che Wes ha prodotto
negli ultimi due anni delegandone ad altri la direzione.
Affidato al francese Alexandre Aja, il rifacimento della prima puntata era
riuscito piuttosto bene; non si può dire lo stesso per Le colline
hanno gli occhi 2, di cui l'antico maestro dell'horror ha scritto la
sceneggiatura assieme al figlio Jonathan. Più che di sceneggiatura,
forse, converrebbe parlare di soggetto, tanto minimalista è la traccia
narrativa (un'unità militare bisex fresca di addestramento incontra
la famiglia cannibale residente nel deserto del New Mexico) su cui il film
articola massacri, squartamenti e stupri.
I mostri, infatti, ambiscono a perpetuare la specie. C'è da augurarsi
- invece - che la serie non partorisca altri mostriciattoli, tanto l'ultimogenito è povero
d'inventiva; né basta a dargli una cifra la divisione in un torrido spazio "overground" e
in un "underground" cupo e tenebroso. Se il tedesco Martin Weisz si
sforza di rispettare le ragioni del "gore", più che di spavento,
provoca momenti di disgusto. Ma quel che disturba davvero sono le allusioni,
gratuite e falsamente polemiche, ai guasti ambientali e alle guerre odierne.
Roberto Nepoti