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Le colline hanno gli occhi 2
Le Colline hanno gli occhiRegia di Martin Weisz
Con Michael McMillan, Jessica Stroup
 
La Repubblica, 18 maggio 2007
Episodio stanco della saga creata da Craven
"Le colline hanno gli occhi 2" ma il vero mostro è il film

La saga della famiglia cannibale concepita da Wes Craven ha avuto un destino stravagante. Il prototipo è un cult riconosciuto del genere splatter: alta macelleria, congiunta ad allusioni sulle mutazioni genetiche e i rischi del nucleare. Il sequel invece, rimasto inedito in Italia, fu un mezzo bidone. Analoga sorte è toccata ai rispettivi remake, che Wes ha prodotto negli ultimi due anni delegandone ad altri la direzione.
Affidato al francese Alexandre Aja, il rifacimento della prima puntata era riuscito piuttosto bene; non si può dire lo stesso per Le colline hanno gli occhi 2, di cui l'antico maestro dell'horror ha scritto la sceneggiatura assieme al figlio Jonathan. Più che di sceneggiatura, forse, converrebbe parlare di soggetto, tanto minimalista è la traccia narrativa (un'unità militare bisex fresca di addestramento incontra la famiglia cannibale residente nel deserto del New Mexico) su cui il film articola massacri, squartamenti e stupri.
I mostri, infatti, ambiscono a perpetuare la specie. C'è da augurarsi - invece - che la serie non partorisca altri mostriciattoli, tanto l'ultimogenito è povero d'inventiva; né basta a dargli una cifra la divisione in un torrido spazio "overground" e in un "underground" cupo e tenebroso. Se il tedesco Martin Weisz si sforza di rispettare le ragioni del "gore", più che di spavento, provoca momenti di disgusto. Ma quel che disturba davvero sono le allusioni, gratuite e falsamente polemiche, ai guasti ambientali e alle guerre odierne.

Roberto Nepoti
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