È una commedia del ciclo inaugurato da Eduardo subito dopo la guerra: scritta nel 1946, fu per qualche tempo accantonata a causa del successo ottenuto con “Filumena Marturano”.
Le bugie con le gambe lunghe sono quelle alle quali gli adulti ricorrono, trasformando poco a poco la bugia iniziale in verità assoluta per meglio apparire nella società civile.
Vediamo così Libero Incoronato (Luca De Filippo), che vive modestamente con la sorella Costanza (Fulvia Carotenuto) in un condominio di periferia a Napoli, ed è tenuto in grande considerazione dai coinquilini che a lui si rivolgono per dirimere – ad esempio – beghe coniugali o lo ritengono appetibile come decoroso marito da qualche signora facoltosa.
La prima a ricorrere ai suoi buoni uffici è una giovane moglie abbandonata dal marito, che lo incarica di perorare la sua causa presso tal Benedetto Cigolella, al fine di ottenere una cospicua somma di denaro e l’intestazione della casa di Napoli... E Libero Incoronato riesce con facilità a raggiungere tali obiettivi a favore dell’avvenente Olga Cigolella (Carolina Rosi), sostenuta validamente dalla madre con impetuosa oratoria – che Anna Fiorelli impersona con veemenza, ottenendo vasto consenso presso la parte femminile della platea del Quirino!
Il detto Cigolella – un napoletano che ha fatto fortuna a Livorno – dove è proprietario di ben due cinema, e che per allietare le sue serate è sul punto di avere un figlio dalla giovane domestica.
Anche la sorella di Incoronato/De Filippo nel frattempo si è procurata uno straccio di fidanzato: ed il finale che appare in prospettiva è quello di alcuni matrimoni e relativi battesimi.
Infatti il ricco Cigolella di Livorno convince un suo dipendente a sposare la domestica ed assumere di conseguenza la paternità del nascituro: in cambio sarà promosso da “maschera” a direttore di cinema, davvero un bel salto di qualità nella scala sociale.
Questa soluzione permette, a sua volta, all’intraprendente capitalista napoletano di ricongiungersi alla moglie anch’essa - guardacaso - in attesa di un figlio... E sulla paternità di questo secondo nascituro tutto fa ritenere che Libero Incoronato non sia del tutto estraneo alla vicenda.
In finale il palcoscenico è colmo di coppie con pargolo: i ricchi Cigolella ostentano addirittura una prosperosa balia; il neodirettore di cinema passa a salutare il festeggiato proprietario, dichiarandosi enfaticamente padre del neonato.
Insomma, messi a tacere gli scrupoli di coscienza, imprenditore e umile lavoratore rientrano nell’ordine del perbenismo borghese, sistemandosi all’insegna della più smaccata ipocrisia... Va pur detto che il successo del Cigolella in una lontana città, appare tutto sommato come una nota positiva nell’ambito del tono decisamente amaro della commedia.
Ed anche Libero Incoronato si adegua e acconsente a prendere in moglie la ricca “signorina” dal dubbio passato, alla quale regala una posticcia etichetta di nobiltà.
Ottima la regia di Luca De Filippo, che tuttavia riesce ad ottenere contenuti applausi.
Scenografia adeguata di Gianmaurizio Fercioni e costumi di Silvia Polidori.
Fernando Bevilacqua