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Lavori in corsoLavori in corso

di Claudio Fava
Con: David Coco, Maurizio Marchetti, Faysal Taher, Antonio Alveario
Musiche originali eseguite dal vivo di Tony Canto
Regia di Ninni Bruschetta
Teatro Vittorio Emanuele 20-24 Gennaio 2010

   
 
Giornale di Sicilia, 23 gennaio 2010

MESSINA (gi.gi.).- Solo Claudio Fava avrebbe potuto scrivere un testo tanto ironico quanto grottesco come Lavori in corso. Ruotante con lievità e realismo politico sulla costruzione del Ponte sullo Stretto. Un’idea accarezzata sin dall’antichità, sempre più sbandierata in questi ultimi quarant’anni da quasi tutti i governi che si sono succeduti nel nostro Paese. L’idea di Fava è chiara, come è chiara quella di Ninni Bruschetta, sensibile e arguto regista d’uno spettacolo al Vittorio Emanuele applaudito a più riprese e alla fine in maniera molto calorosa: il Ponte non potrà unire le due rive siculo-calabre, non può scomparire il mito di Scilla e Cariddi, gli uomini si sbraneranno per un appalto e su di noi rimarrà solo la memoria di tanti morti ammazzati. Come è avvenuto e in parte continua ad avvenire in molte nostre città agghindate da croci e lapidi in ogni via e angolo di strada. “Il Ponte sarà una fuga, uno sguardo dall’alto, una benedizione per chi resta, un premio per chi lascia…sarà la vita e l’inganno”, scrive Claudio Fava: parole che i protagonisti dello spettacolo fanno giungere agli spettatori attraverso alcuni siparietti esilaranti e nello stesso tempo densi di verità vere. Come accade all’inizio tra un grande Maurizio Marchetti nei panni d’un ministro e il palestinese Faisal Taher in quelli d’un extracomunitario, entrambi viaggianti su un treno che deraglierà a Rometta, causando 8 morti e 47 feriti. Una scena che non è sfuggita ad un ferroviere in pensione, quello vestito con ilarità e disincanto da Antonio Alveario, bravo davvero, che passa il suo tempo a vedere passare i treni e che si trova a discutere con il ministro di prima sulla fattibilità del mostro sullo Stretto, fornendo costui dati e numeri da capogiro. Dall’alto d’un aereo sembrerà una linea scura, un Binario: ed ecco tutti a cantare la nota canzone portata al successo da Claudio Villa, mentre verrà ricordato che da Agrigento o da Palermo per giungere a Messina un treno impiega oggi un tempo infinito, da puro romanticismo. La scena ideata da Mariella Bellantone ( i costumi invece sono di Cinzia Preitano) è composta da tre scalette, due-laterali-una-centrale, che convergono su una passerella che sembra un ponticello. “Esproprieremo le villette di Faro, prosciugheremo i laghi di Ganzirri, spianeremo colline e cimiteri tutti intorno”, dice il ministro al suo scettico interlocutore su quella postazione, quasi come il maggiore americano di Avatar alla conquista di Pandora. Lavoreranno migliaia di operai, raffigurati qui da un ottimo David Coco, ignaro e ingenuo, che non sa da dove iniziare a costruire il ponte. L’operaio cinturerà l’area con nastro plastificato bianco e rosso e adagerà per terra il cartello triangolare Lavori in corso, fra le rimostranze del ferroviere in pensione che lo redarguirà ricordandogli il terremoto di Messina del 1908, la follia e la pericolosità di siffatta mega-opera, ricevendo come risposta che al Brancaccio di Palermo “i morti ce li ammazziamo noi senza aspettare il terremoto”. Si accennerà all’assassinio di Don Puglisi e si udranno in chiusura assordanti rumori di martelli pneumatici mentre i due personaggi dell’inizio, ministro e ferroviere, molto invecchiati, avranno ancora la forza di gridare che forse i lavori finiranno nel 2050. Spettacolo da non perdere, con due belle ballate nella lingua di Buttitta cantate da Toni Canio e repliche sino a domenica pomeriggio.

Gigi Giacobbe

     
 
© Sipario 2011